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Alla Fonderia “Dance Week. Omaggio alla creatività femminile”

Dal 1 all’8 marzo 2026 la Fonderia di Reggio Emilia si trasforma in uno spazio di visioni plurali, accogliendo Dance Week. Omaggio alla creatività femminile – Girls just wanna have…, una settimana interamente dedicata alle artiste e alle coreografe che, con linguaggi diversi e sensibilità eterogenee, interrogano il presente attraverso il corpo e il movimento. Un percorso che intreccia spettacoli, prove aperte, incontri e laboratori, dando forma a un mosaico di esperienze in cui il corpo diventa luogo di piacere e resistenza, immaginazione e trasformazione. Dal dialogo con il mito alla relazione con la tecnologia, dall’ironia alla potenza condivisa del gesto fino alla dimensione poetica del respiro e alla magia della narrazione per i più piccoli, la Dance Week celebra la ricchezza e la complessità dell’universo creativo femminile nella scena contemporanea. Sabato 7 marzo dalle 15.30 alle 16.30 un momento esclusivo e imperdibile: il caffè con le artiste. Un momento di incontro e dialogo dedicato al tema della creatività femminile nella danza contemporanea, che vede protagoniste Antonella Bertoni, Simona Bertozzi, Monica Casadei e Lara Guidetti. Condotto dalla studiosa e curatrice Ariadne Mikou, Caffè con le artiste è uno spazio di conversazione aperta, pensato per dare voce alle diverse pratiche, visioni ...

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Uwe Scholz: analisi dello stile, spazio scenico e movimento

Uwe Scholz (1958-2004) ha segnato in modo indelebile la danza europea contemporanea, con una cifra stilistica immediatamente riconoscibile: linee precise, geometrie architettoniche e un’intensa musicalità. Formatosi nella tradizione classica tedesca e influenzato dal balletto russo, Scholz non ha mai separato tecnica e poesia: ogni gesto, anche il più virtuoso, nasce da una profonda armonia con la musica. Le sue opere rappresentano una sintesi tra rigore tecnico e leggerezza espressiva, creando una danza che comunica emozione attraverso la forma stessa del movimento. Ne prendiamo in esame alcune, tra le più significative: Romeo und Julia (1984) In questo balletto, Scholz reinterpreta il dramma di Shakespeare attraverso una rigorosa disciplina coreografica. La scenografia minimale e l’uso simmetrico dello spazio permettono ai danzatori di muoversi come elementi di un disegno armonico. Le sequenze di passo, pur tecnicamente complesse, trasmettono fluidità: il gesto dei protagonisti comunica passione e tensione narrativa senza ricorrere a gesti teatrali superflui. Scholz mostra qui la sua capacità di fondere la classicità del passo con la drammaturgia emotiva, facendo emergere la narrazione attraverso la struttura stessa del movimento. Mozartiana (1987) Tributo all’eleganza e alla leggerezza della musica di Mozart, questa coreografia alterna ensemble e duetti che evidenziano il contrasto tra precisione ...

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Nureyev Couture: quando la moda incontra il mito di Rudy

C’è un momento, sulla scena, in cui il corpo sembra sospeso tra gravità e desiderio. È in quell’istante che vive ancora oggi lo stile di Rudolf Nureyev — non solo nella memoria del balletto, ma nelle trame, nei tagli e nei volumi della moda contemporanea. Nureyev non è stato semplicemente un interprete straordinario: è stato un’estetica vivente. Ribelle e aristocratico, disciplinato e selvaggio, capace di trasformare ogni gesto in dichiarazione identitaria. La moda, da sempre sensibile alle personalità che superano il proprio tempo, ha trovato in lui una musa inesauribile. Nel 2011, John Galliano firma uno degli omaggi più intensi e stratificati al mondo ballettistico. La sua collezione uomo Autunno/Inverno diventa un racconto scenico ispirato all’universo dei Ballets Russes, in dialogo ideale con la grande mostra dedicata alla compagnia al Victoria and Albert Museum di Londra. Non è una semplice citazione stilistica. È una messa in scena. Cappotti monumentali, pellicce teatrali, silhouette allungate, maglieria aderente da sala prove, stratificazioni drammatiche: Galliano costruisce un personaggio che attraversa la Russia imperiale, l’esilio, la disciplina, l’eccesso. In filigrana si legge la biografia emotiva di Nureyev — il danzatore che fuggì verso l’Occidente portando con sé un’estetica di tensione e splendore. Il corpo, in ...

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Houston Ballet: stagione 26/27 tra mito, passione e rivoluzione

La stagione 2026–2027 dello Houston Ballet si presenta come un racconto articolato e coerente, capace di attraversare epoche, stili e immaginari senza perdere unità. Non è soltanto una successione di titoli prestigiosi, ma un disegno artistico che mette in dialogo la grande tradizione del balletto con nuove forme di narrazione scenica. Ad aprire il percorso è Pecos Bill, balletto ispirato alla leggendaria figura del West americano. L’eroe folklorico diventa materia coreografica in uno spettacolo che unisce teatralità, energia e identità culturale. È una scelta significativa: partire da un mito nazionale significa affermare una voce americana all’interno di un’arte storicamente europea, dimostrando come il balletto possa raccontare anche l’epica popolare. Accanto a questa dimensione narrativa si colloca Manon, il grande dramma coreografico di Kenneth MacMillan. Qui il linguaggio si fa più intenso, psicologico, profondamente emotivo. L’amore, l’ambizione, la caduta: ogni passo diventa gesto drammaturgico. Inserire Manon in stagione significa offrire ai danzatori un banco di prova interpretativo di altissimo livello e al pubblico un’esperienza emotiva potente. La tensione verso l’innovazione emerge con Where’s Alice?, produzione immersiva che rilegge l’universo di Lewis Carroll attraverso una lente contemporanea. Non solo balletto frontale, ma esperienza scenica che coinvolge lo spettatore in modo più diretto, ...

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George Balanchine e la forma assoluta della danza

Nella cartografia del balletto del Novecento, il nome di George Balanchine si staglia con la solennità di un monumento intellettuale e artistico. Coreografo di statura universale, teorico della forma, demiurgo di geometrie corporee, egli non si limita a creare danze: plasma un linguaggio in cui ogni gesto, ogni arabesque, ogni plié è sintesi di rigore formale e intuizione poetica. Alla guida del New York City Ballet, istituzione da lui fondata nel 1948, Balanchine innalza la tecnica accademica a paradigma estetico e simbolico, trasformandola in uno strumento capace di incarnare la musica, l’armonia e lo spirito del tempo. La sua prima affermazione in territorio americano, Serenade (1934), inaugura quella che può definirsi la poetica balanchiniana: un sistema coreografico in cui il gruppo e il singolo dialogano come archi di un’orchestra, traducendo in gestualità la partitura di Tchaikovsky con sublime naturalezza. In quest’opera emerge già la tensione tra precisione matematica e lirismo sospeso: ogni corpo è misura, ritmo e immaginazione, quasi una microcosmica architettura del movimento. Successivamente, opere come Symphony in C (1947) consacrano la capacità di Balanchine di fondere virtuosismo tecnico e costruzione formale. In questo capolavoro, il tessuto musicale di Bizet si trasfigura in geometria corporea, ciascun movimento risultando calcolato ...

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Artisti in Transito 2026: al via la call per la selezione di un/una artista

La Compagnia Teatrale Petra apre una call per la selezione di un/una artista che sarà invitato/a a condurre la IX edizione di Artisti in Transito, in programma dal 18 al 21 maggio 2026 nella Casa Circondariale di Potenza. La selezione avverrà con la consulenza del DAMS di Torino. Artisti in Transito è uno dei momenti cardine di apertura e riflessione del percorso IN_OUT. Libertà Aumentata, laboratori intensivi e incursioni condotti da artisti del panorama nazionale, organizzati all’interno della Casa Circondariale di Potenza e fruibili dagli attori/detenuti del laboratorio di IN_OUT e da un gruppo di danzatori, performer, attori provenienti dall’esterno. Il progetto si inserisce nella visione di Artisti in Transito, che intende l’arte come spazio di attraversamento, trasformazione e incontro. L’azione ha già visto la partecipazione di artisti come Simona Bertozzi, Manfredi Perego, Annamaria Ajmone, Silvia Gribaudi, Philippe Barbut di MK, Michele Altamura, Davide Valrosso. La call è rivolta a coreografi/e, performer e danzatori/trici under 35 con esperienza professionale nel campo delle arti performative, interessati a sviluppare pratiche di ricerca e composizione coreografica in contesti partecipativi e con gruppi eterogenei. Si richiedono competenze nella conduzione di processi condivisi e un interesse per progetti che integrino dimensione artistica, pedagogica e relazionale. ...

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L’étoile dell’Opera di Roma Alessio Rezza “allo specchio”

Il balletto classico preferito? Giselle. Il balletto contemporaneo prediletto? Petite Mort, Jiří Kylian. Il Teatro del cuore? Teatro Petruzzelli di Bari. Un romanzo da trasformare in balletto? Pinocchio potrebbe essere interessante. Una scena colorata, viva e ricca di personaggi. Divertente e adatto ad ogni tipo di pubblico ma anche psicologico e riflessivo. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? Il favoloso mondo di Amelie con musiche ovviamente di Yann Tiersen. Il costume di scena indossato che hai preferito? Il costume di scena del balletto Marco Spada utilizzato precedentemente da Nureyev. Quale colore associ alla danza? Rosso come amore, passione. Che profumo ha la danza? Profumo di legno del palcoscenico teatrale. La musica più bella scritta per balletto? Romeo e Giulietta di Prokofiev ha tutto. Il film di danza irrinunciabile? Il sole a mezzanotte, 1985. Due miti della danza del passato, uomo e donna? Michail Baryshnikov e Maya Plisetskaya. Il tuo “passo di danza” preferito? Tour en l’air. Chi ti sarebbe piaciuto essere nella vita reale tra i personaggi del grande repertorio di balletto classico? Mercuzio. Per la sua libertà, lealtà e astuzia é un personaggio complesso con una grande anima che ho sempre stimato molto. Chi è ...

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A Magione in scena la danza con la compagnia Zerogrammi

La Stagione 25/26 del Teatro Mengoni di Magione prosegue domenica 22 febbraio alle ore 17 con lo spettacolo di danza Il racconto dell’isola sconosciuta di Stefano Mazzotta, creato con e interpretato da Amina Amici, Alessio Rundeddu, Damien Camunez, Gabriel Beddoes e prodotto da Zerogrammi. Il progetto coreografico è liberamente ispirato all’omonima opera di José Saramago e si inscrive all’interno di un più ampio progetto artistico intorno al tema del tempo, del suo scorrere e della condizione emotiva e sociale che questa relazione innesca. La natura che ci muove vi moltiplica intorno significati e ragioni al solo scopo di mettere a fuoco un senso del vivere. Vi è radicata all’interno la domanda delle domande, luogo misterioso di partenze e ritorni della filosofia e del pensiero umano sin dalla notte dei tempi: io chi sono? Nel persistere della domanda sta la fame di nominare le cose tutte, per conoscerle e per conoscersi e distinguersi: il logos indispensabile a definire un’identità. Ciò che siamo è nella domanda: non è dato né certo, è l’uno, il nessuno, il centomila, è la somma dei millimetri del viaggio, è una profondità che dimora sotto la pianta dei nostri piedi. Un uomo chiede al re una barca ...

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La danza è arte, terapia, rito, linguaggio e libertà

La danza è una delle forme di espressione più antiche dell’umanità. Prima ancora della parola scritta, l’essere umano comunicava emozioni, storie e riti attraverso il movimento del corpo. Dalle pitture rupestri alle celebrazioni tribali, fino ai grandi palcoscenici contemporanei, la danza accompagna l’evoluzione dell’uomo come linguaggio universale, capace di superare barriere culturali e linguistiche. In ogni parte del mondo esistono tradizioni coreutiche che raccontano l’identità di un popolo. Il balletto classico, codificato nelle corti europee e reso celebre da teatri come il Teatro alla Scala, convive con danze rituali africane, danze popolari latinoamericane e stili urbani contemporanei come l’hip hop. La danza permette di comunicare senza parole. Un gesto, una postura, un ritmo possono esprimere gioia, dolore, rabbia o speranza con un’immediatezza che spesso supera quella del linguaggio verbale. In questo senso, il corpo diventa strumento narrativo e ponte tra individui. Dal punto di vista fisico, danzare migliora la coordinazione, l’equilibrio, la forza muscolare e la resistenza cardiovascolare. È un’attività completa che coinvolge l’intero corpo e stimola il sistema nervoso. Studi scientifici hanno dimostrato che la danza può contribuire a mantenere il cervello attivo, migliorando memoria e capacità cognitive, soprattutto nelle persone anziane. Ma il potere della danza non si ...

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Buon compleanno al “Lago dei cigni” (20 febbraio 1877)

Il lago dei cigni, con musica di Pyotr Ilyich Tchaikovsky e coreografia originaria di Julius Wenzel Reisinger, rappresenta un momento di svolta nella storia del balletto romantico e post-romantico. La sua genesi si colloca tra la fine dell’Ottocento russo, periodo caratterizzato da un sincretismo tra virtuosismo tecnico occidentale e attenzione psicologica alla drammaturgia. Dal punto di vista musicale, Tchaikovsky introduce una complessità armonica e orchestrale senza precedenti: l’uso dei leitmotiv permette di dare profondità psicologica ai personaggi, mentre la scrittura orchestrale sottolinea simultaneamente la magia della foresta, la grazia dei cigni e la tensione narrativa. La partitura è anche innovativa per l’uso di motivi ricorrenti che identificano Odette/Odile e la dualità bene-male, anticipando strategie narrative tipiche del balletto moderno. 
L’immortale coreografia nel revival di Petipa-Ivanov, in particolare nelle scene dei cigni, introduce una nuova concezione del corpo collettivo: le linee sincronizzate, i movimenti circolari e le transizioni fluide trasformano il corpo del gruppo in un organismo unitario, simbolo di armonia e tragedia insieme. Il contrasto tra i pas de deux principeschi e le masse dei cigni esalta la tensione tra individualità e collettività, tema centrale nell’estetica romantica. L’articolazione dei passi, insieme all’uso innovativo della mimica, crea un linguaggio codificato per ...

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