Balletto classico preferito? La Bayadère, per la tradizione del balletto esotico, il classicismo, la produzione e la musica. Balletto contemporaneo preferito? Molto difficile, ma direi In the Middle, Somewhat Elevated. Ha cambiato per sempre il linguaggio della danza: tagliente, impavido, architettonico e al tempo stesso profondamente musicale. Ho avuto la possibilità di danzarlo moltissime volte con diverse compagnie. Il teatro del cuore? Naturalmente il Palais Garnier. La sua storia, il suo mistero e la sua atmosfera incarnano ancora per me l’anima del balletto, oltre al fatto che lì ho trascorso la mia infanzia da studente, incrociando nei corridoi le étoiles. Ricordi magnifici. Un romanzo da trasformare in balletto? Il Piccolo Principe di Saint-Exupéry: poetico, filosofico, intimo. Potrebbe diventare un balletto profondamente emozionante e visivamente magico. E, in uno stile completamente diverso, I tre moschettieri di Alexandre Dumas. E invece un film da cui trarre uno spettacolo di balletto? Moulin Rouge. Il costume di scena che hai indossato e che hai preferito? Probabilmente “Brown Boy” in Dances at a Gathering: elegante, soffice, con pantaloncini marroni aderenti e cintura. E mi piaceva anche indossare gli stivali. A quale colore associ la danza? A un blu profondo di mezzanotte: nobile, infinito, misterioso, con ...
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