
Per secoli la danza è stata descritta come l’espressione più completa dell’arte, un’attività che suscita emozioni negli spettatori.
Il sipario del teatro si alza, la musica parte, i performer danzano con una grazia e una leggerezza che appaiono prive di sforzo e peso. Ma quello che il pubblico ammira invece è scienza in movimento.
Dietro una coreografia infatti si nasconde un incastro perfetto di matematica, geometria e neurobiologia.
Guardando una coreografia dall’alto, ci si accorge immediatamente di come la geometria sia il principio cardine della danza.
Essa è costituita da linee, angoli, simmetrie e asimmetrie. I movimenti di gruppo disegnano cerchi, diagonali e figure che si compongono e scompongono. Tutto ciò per creare quell’armonia visiva che il cervello percepisce istintivamente come bellezza.
Se la geometria definisce lo spazio della danza, la matematica invece ne governa il tempo e le forze. Non si tratta solo di contare ‘fino a otto”. La danza sfida costantemente le leggi della fisica. Basti pensare ai salti di Mikhail Barysnikov che creava l’illusione ottica di fermarsi a mezz’aria nel punto più alto della parabola, il ballon, sfidando la gravità.
Oppure ai 32 leggendari fouettés consecutivi eseguiti sulle punte da Pierina Legnani nel 1893 a San Pietroburgo nell’interpretazione della ‘Cenerentola’.
Come fa un ballerino a non cadere? La risposta si trova nella cosiddetta ‘conservazione del momento angolare’, un principio fisico e matematico che i danzatori applicano per accelerare la rotazione e frenarla quando necessario.
Ogni salto quindi è una parabola balistica, ogni presa è un calcolo del centro di gravità e dei vettori di forza. Il ballerino risolve equazioni differenziali in tempo reale, usando i muscoli e il controllo mentale al posto di una calcolatrice.
Per eseguire movimenti così complessi, il corpo umano spinge le funzioni vitali al massimo delle prestazioni. Il sistema nervoso perfeziona la propriocezione, il ‘sesto senso’ biologico, la capacità di percepire la posizione del corpo nello spazio senza bisogno di guardarsi. Danzando, questo circuito neuro-muscolare è sviluppato a livelli straordinari.
La danza dunque è una celebrazione della scienza, un trionfo della biologia e della neurologia.
Stefania Napoli
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