
Il balletto classico preferito?
Il lago dei cigni.
Il balletto contemporaneo prediletto?
Senza dubbio il Boléro di Maurice Béjart.
Il Teatro del cuore?
Ogni teatro mi ha lasciato qualcosa, ma il Teatro alla Scala è diventato la mia casa da circa dieci anni.
Un romanzo da trasformare in balletto?
Io non ho paura di Niccolò Ammaniti. Infanzia, paura, coraggio. Movimento istintivo, fisico, vero.
Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto?
The Shape of Water di Guillermo del Toro. È già una favola danzata, dove il corpo è il vero protagonista. Trasformarlo in balletto significherebbe togliere le parole per lasciare parlare il movimento: esattamente ciò che la danza sa fare meglio.
Il costume di scena indossato che hai preferito?
Ogni costume ha la sua storia, il suo peso, il suo incanto. Forse però, quello che mi viene in mente su due piedi è lo Schiavo ne La Bayadère di Rudolf Nureyev.
Quale colore associ alla danza?
Ogni giorno la danza ha un colore diverso: a volte bianco, altre uno dei mille colori dell’arcobaleno, a seconda dei sentimenti che porto sul palco.
Che profumo ha la danza?
Il profumo del palcoscenico, del legno, del linoleum, della lacca per capelli.
La musica più bella scritta per balletto?
Il passo a due finale tra Onegin e Tatiana in Onegin, musica di Pëtr Il’ič Čajkovskij, arrangiamento e orchestrazione di Kurt-Heinz Stolze.
Il film di danza irrinunciabile?
Billy Elliot.
Due miti della danza del passato, uomo e donna?
Vaslav Nijinskij e Maya Plisetskaya.
Il tuo “passo di danza” preferito?
Il Grand jeté: il volo.
Chi ti sarebbe piaciuto essere nella vita reale tra i personaggi del grande repertorio di balletto classico?Nessuno in particolar modo… forse Romeo, ma con un destino differente.
Chi è stato il genio per eccellenza nell’arte coreografica?
William Forsythe e Jiří Kylián.
Tornando indietro, se incontrassi Tersicore, cosa le diresti?
Balliamo?
Tre parole per descrivere la disciplina della danza?
Determinazione, passione, sacrificio.
Come ti vedi oggi allo specchio?
Mi vedo felice di vivere della mia passione. Guardandomi indietro, sono incredulo per le esperienze vissute: i coreografi straordinari incontrati, i ballerini internazionali con cui ho condiviso il palco, i tanti teatri calcati in Italia e all’estero. Oggi mi sento sereno, ma con qualche piccolo sogno ancora da realizzare.
Michele Olivieri
Foto di Brescia e Amisano © Teatro alla Scala
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