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Il Teatro alla Scala e il Corpo di Ballo ricordano Patricia Ruanne

Nella foto 1998 le prove in sala di Cenerentola Patricia Ruanne con Alessandra Ferri – Foto Andrea Tamoni

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Il Teatro alla Scala e il suo Corpo di Ballo si uniscono al lutto del mondo della danza per la scomparsa di Patricia Ruanne, grande interprete,  maître de ballet e incaricata di importanti riprese coreografiche,  che ha legato la sua carriera al Royal Ballet e al London Festival Ballet, all’Opéra di Parigi, al Teatro dell’Opera di Roma e al Teatro alla Scala di cui è stata maître principale nel 1999-2000 e poi direttrice del Corpo di Ballo nella Stagione 2000-2001 e dove nel 1975 aveva calcato il nostro palcoscenico nel Il lago dei cigni di Petipa/Ivanov curato da John Field danzando accanto a Paolo Bortoluzzi e curato la ripresa coreografica di Giselle, nelle tournée del 2000, e in precedenza della Bella addormentata di Rudolf Nureyev, dal 1993 al 1996 e della Cenerentola sempre di Nureyev nel 1998, quando per la prima volta questa coreografia entrò nel repertorio scaligero. E infatti il suo nome si intreccia indissolubilmente a quello di Rudolf Nureyev: per lei crea il ruolo di Giulietta nella sua produzione di Romeo e Giulietta, danzandolo con lei al debutto per il London Festival Ballet nel 1977, invitandola in seguito, diventato Direttore del Balletto dell’Opéra di Parigi, come maître de ballet della Compagnia, ruolo che ha ricoperto per dieci anni, dal 1986. Manuel Legris, ora direttore del Balletto scaligero, che proprio nel 1986 divenne étoile della Compagnia, ha un ricordo indelebile: “per dieci anni ho lavorato accanto a lei tutti i giorni, affrontando con lei a fianco tutti i balletti del repertorio, per sei ore al giorno e anche di più, tanto era prezioso il potermi confrontare con lei sui balletti e sui ruoli che con lei ho lavorato. Unica nel suo genere, per la sua straordinaria intelligenza e per il suo sapere di palcoscenico che mi ha trasmesso non soltanto nel lavoro tecnico, ma, e forse soprattutto, nel delicato meccanismo di immedesimazione in un ruolo, per viverlo veramente e per sentirlo a livello direi totale e  teatrale. Con rigore, grande conoscenza ed esperienza, e grande disponibilità, è stata la maître che più da vicino mi ha seguito e mi ha fatto diventare quello che sono. Indimenticabile. Cosi tanto che a Vienna, diventato direttore della Compagnia, ho voluto invitarla per curare la ripresa di L’historie de Manon, per rinnovare la nostra collaborazione e proseguire questa importante trasmissione di sapere”.

 

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