
La Concurrence di George Balanchine rappresenta un esempio particolarmente significativo della fase iniziale della sua carriera, quando il giovane coreografo, formatosi nella tradizione imperiale russa, iniziava a confrontarsi con i fermenti artistici dell’Europa occidentale e con una nuova concezione del balletto, più libera, sperimentale e aperta alle contaminazioni musicali e culturali del Novecento. Creato nel 1928 su musica di Georges Bizet, il balletto si inserisce nel contesto delle produzioni dei Ballets Russes, un ambiente in cui innovazione e tradizione convivevano in una tensione costante.
Dal punto di vista storico, La Concurrence nasce in un momento di transizione, non solo per Balanchine ma per l’intero linguaggio del balletto. Dopo l’eredità monumentale di Marius Petipa, il balletto classico si trovava a dover ridefinire i propri codici in un’epoca segnata dalle avanguardie artistiche. Sergej Djagilev, con i suoi Ballets Russes, aveva già avviato questo processo, promuovendo collaborazioni con artisti, musicisti e coreografi innovativi. In questo contesto, Balanchine sviluppa una sensibilità coreografica che, pur radicata nella tecnica accademica, tende verso una maggiore essenzialità e una nuova relazione con la musica.
La Concurrence si distingue per il suo carattere leggero, quasi ironico, lontano dalla narrazione drammatica dei grandi balletti ottocenteschi. Il titolo stesso suggerisce una dimensione competitiva, un gioco di rivalità e confronto che si traduce coreograficamente in dinamiche di gruppo, variazioni contrastanti e dialoghi tra i danzatori. Non si tratta di una storia lineare, ma di una costruzione coreografica che privilegia la struttura, il ritmo e l’interazione tra i corpi.
Dal punto di vista tecnico, il balletto riflette già alcune delle caratteristiche distintive dello stile balanchiniano. La tecnica accademica viene alleggerita, resa più veloce e dinamica. I movimenti sono spesso più ampi, le linee si allungano, le transizioni diventano più fluide e meno codificate rispetto alla tradizione petipiana. Si avverte una tendenza a rompere la simmetria e a introdurre una maggiore varietà spaziale, con formazioni che si trasformano rapidamente e che creano un senso di movimento continuo.
Un elemento centrale è il rapporto con la musica di Bizet. Balanchine dimostra una sensibilità musicale straordinaria, costruendo la coreografia in stretta relazione con la struttura musicale. I passi non si limitano a seguire il ritmo, ma ne interpretano le sfumature, gli accenti, le variazioni dinamiche. Questa attenzione alla musicalità diventerà uno dei tratti distintivi della sua produzione successiva, portandolo a sviluppare un linguaggio in cui danza e musica sono inseparabili.
Interpretativamente, La Concurrence richiede ai danzatori una qualità diversa rispetto ai ruoli narrativi tradizionali. Non si tratta di incarnare personaggi complessi, ma di esprimere attraverso il movimento una serie di relazioni dinamiche: competizione, dialogo, imitazione, contrasto. L’espressività non è affidata a gesti mimici o a una drammaturgia esplicita, ma emerge dalla qualità del movimento, dalla precisione degli attacchi, dalla capacità di reagire agli altri danzatori.
Questo tipo di interpretazione anticipa una delle rivoluzioni più importanti introdotte da Balanchine: la progressiva eliminazione della pantomima e della narrazione esplicita a favore di una danza pura, in cui il significato è intrinseco al movimento stesso. In La Concurrence, questa tendenza è già evidente, anche se ancora inserita in un contesto che mantiene alcuni elementi decorativi e teatrali tipici dei Ballets Russes.
Dal punto di vista stilistico, il balletto si colloca a metà strada tra tradizione e modernità. Da un lato, conserva la base tecnica del balletto classico, con il suo vocabolario codificato; dall’altro, introduce elementi di rinnovamento che aprono la strada allo sviluppo del neoclassicismo balanchiniano. Questo equilibrio rende La Concurrence un’opera particolarmente interessante per comprendere l’evoluzione del linguaggio coreografico nel primo Novecento.
Storicamente, il balletto non ha avuto la stessa fortuna di altre opere di Balanchine ed è meno frequentemente rappresentato. Tuttavia, il suo valore risiede proprio nel suo carattere di laboratorio, di spazio sperimentale in cui il coreografo inizia a definire i principi che guideranno la sua carriera. In questo senso, La Concurrence può essere letto come un documento artistico, una testimonianza di un momento di ricerca e trasformazione.
Un aspetto rilevante nell’analisi di quest’opera è la gestione dello spazio scenico. Balanchine utilizza il palcoscenico in modo dinamico, creando configurazioni che si evolvono continuamente. I gruppi si formano e si dissolvono, i danzatori entrano ed escono con rapidità, generando un senso di fluidità e di movimento incessante. Questa concezione dello spazio rompe con la staticità di alcune strutture tradizionali e introduce una dimensione più cinematografica.
In definitiva, La Concurrence rappresenta un passaggio fondamentale nella storia del balletto, non tanto per la sua diffusione o popolarità, quanto per il suo significato all’interno del percorso artistico di Balanchine. Attraverso questo lavoro, si intravede la nascita di un nuovo modo di pensare la danza: meno legato alla narrazione, più attento alla musica, più libero nella costruzione coreografica. È un’opera che, pur nella sua apparente leggerezza, racchiude i semi di una trasformazione profonda, destinata a influenzare in modo decisivo il balletto del XX secolo.
Michele Olivieri
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