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Morte a Venezia (balletto): storia, personaggi, curiosità e trama

Esistono più versioni di questo balletto ispirato alla novella Der Tod in Venedig di Thomas Mann, pubblicata nel 1912. Sicuramente la creazione più famosa è stata presentata in prima assoluta dall’Hamburg Ballet su coreografia e ideazione di John Neumeier.

L’opera presenta uno scrittore, Gustav von Aschenbach, nel momento più buio della professione: la mancanza di creatività. Nella ricerca di una nuova ispirazione egli intraprende un viaggio di riscatto in Italia, a Venezia, durante il quale dapprima ritrova serenità, per poi maturare un’ ossessione rivolta ad un giovane dalla bellezza apollinea, Tadzio, incontrato tra gli ospiti del suo stesso grand hotel, presso il lido lagunare. Pur senza mai giungere a un rapporto fisico ma nemmeno ad una conversazione, ne rimane talmente affascinato da sconvolgere profondamente la propria esistenza. L’infezione da colera che affligge in quei giorni Venezia lascia percepire un senso di decadimento, che diventa metafora del contrasto tra la giovane età del fanciullo e lo scorrere inesorabile del tempo nel corpo dello scrittore, un contrasto estetico così evidente in una passione impossibile.

La coreografia di Neumeier è stata presentata nel 2003 ad Amburgo con interpreti Lloyd Riggins nel ruolo di Gustav von Aschenbach; Joëlle Boulogne in alternanza con Anna Polikarpova nei tre ruoli femminili dell’assistente di Aschenbach, della madre di Aschenbach e della madre di Tadzio; Otto Bubeníček e Carsten Jung nei ruoli del viaggiatore, del gondoliere, della coppia di danzatori, di Dioniso, del barbiere e del chitarrista; Edvin Revazov nel ruolo di Tadzio; Konstantin Tselikov in alternanza con Anton Alexandrov nel ruolo di Aschenbach adolescente; Yohan Stegli in quello di Jaschu.

Il balletto si è visto anche al Gran Teatro La Fenice di Venezia in prima italiana nel 2009 con in alternanza Ivan Urban e Dario Franconi (Federico il Grande), Hélène Bouchet e Anna Laudere (La Barbarina), Silvia Azzoni con Alexandre Riabko e Carolina Agüero con Thiago Bordin (I concetti di Aschenbach), Otto Bubeníček e Carsten Jung (Il viaggiatore/Il gondoliere/La coppia di danzatori/Dioniso/Il barbiere/Il chitarrista), Edvin Revazov (Tadzio) insieme ai Primi ballerini, solisti e corpo di ballo dell’Hamburg Ballett diretti allora da John Neumeier.

Il balletto venne ripreso in video nel 2004 al Festspielhaus di Baden-Baden, e assume un alto valore per il fascino raffinato con il quale è stato concepito: le scenografie e i costumi trasmettono il tessuto dell’epoca con un forte impatto evocativo. I movimenti sottolineano i sentimenti onirici alternati a quelli tumultuosi. La scelta musicale ricade su Johann Sebastian Bach e Richard Wagner – con brani realizzati dal vivo al pianoforte – ed è perfetta nei ballabili dove le girandole di un tempo ormai perduto in cui l’aristocrazia godeva di quel pallore, sinonimo di nobiltà, tra viaggiatori, marinai, gondolieri, barbieri, chitarristi, sontuose feste all’Hotel des Bains (qui con accenti rock) evidenzia l’attrazione tra lo stesso sesso.

Si percepisce un incontro tra Apollo e Dioniso in chiave erotica che lascia trasparire nel gioco delle parti, i tormenti di von Aschenbach a lungo sopiti, nel nome dell’ideale di bellezza; un binomio che incarna due forme di energia diverse che si possono unificare come due metà di una medesima unità: la forza che scende dal cielo in terra, Apollo e la forza vulcanica dell’energia che erompe in Dioniso. Tadzio, in un’esplosione dei sensi, è il tramite dell’inconscio che con il gesto semplice delle mani crea un binocolo immaginario, guardando l’orizzonte dopo una intensa e struggente danza. Von Aschenbach si spegne lentamente, cadendo ai piedi del giovane dopo l’ultima festa di ballo che si tramuta nel canto del cigno, mentre Venezia sprofonda funestamente nella solida minaccia di un’epidemia da colera.

Un lavoro grandiosamente contemplativo sulle analisi introspettive e sulla ossessiva intimità del protagonista che lo consuma passo dopo passo.

Il coreografo statunitense architetta uno spettacolo di gran classe (scenografie di Peter Schmidt, costumi di John Neumeier e Peter Schmidt, luci di John Neumeier), lasciando protagonista l’arte della danza: il resto è una cornice soffusa, dove i ballerini tra espressività e mimica ricreano gli stilemi dell’atmosfera letteraria.

A differenza del libro o dello straordinario film di Luchino Visconti (con tra gli altri Dirk Bogarde, Silvano Mangano, Marisa Berenson, Romolo Valli, Björn Andrésen) ma anche dell’omonima opera lirica di Benjamin Britten, il direttore Neumeier plasma il contatto fisico, rivelando così la passione. Si tratta di un adattamento essenziale, diretto ed intimo, senza alcun dettaglio fuorviante o eccessivo. In questa produzione, a differenza dell’opera letteraria, il protagonista non è uno scrittore, ma bensì un coreografo, che cerca di ideare un balletto su Federico il Grande di Prussia. Ne risulta un intreccio d’arte sull’esistenza, dove il parallelismo tra ciò che è terreno e ciò che è spirituale trova l’esatta rispondenza nella ‘Morte a Venezia’.

Un’altra versione la troviamo a cura della coreografa croata Valentina Turcu nel 2018 in prima nazionale al Teatro Nuovo Giovanni da Udine danzato sulle musiche di Gustav Mahler: un viaggio nell’animo umano e nelle parole non dette che sono il nucleo fondamentale del romanzo di Thomas Mann, dal quale trae ispirazione. In Morte a Venezia di Valentina Turcu fanno capolino l’eleganza eterea di Tadzio e il tumulto interiore di Gustav von Aschenbach. Una “tragedia della decadenza” e della solitudine. Il balletto della Turcu ha debuttato a Ljubljana e poi a Zagabria per giungere ben appunto in Italia in una coproduzione dei Teatri nazionali di Opera e balletto di Maribor e Zagabria con il patrocinio del Consolato generale della Repubblica di Croazia a Trieste.

Da menzionare anche la versione del coreografo danese Flemming Flindt andata in scena in prima rappresentazione mondiale al Teatro Filarmonico di Verona nel 1991, con le scene e i costumi firmati da Jens Jacob Worsaae. Magistrale l’interpretazione di tutti i danzatori, in particolare quella di Rudolf Nureyev (Gustav von Aschenbach) ed Eugenio Buratti (Tadzio) con il Balletto dell’Arena di Verona diretto dal Maestro Giuseppe Carbone. La musica di Bach venne elaborata e orchestrata da Salvatore Sciarrino.

Nel 2008 l’opera di Britten andò in scena al Teatro La Fenice Venezia con il titolo originale Death in Venice, per la direzione musicale di Bruno Bartoletti e la regia, scene e costumi di Pierluigi Pizzi. Scritta tra il 1971 e il 1973 su un libretto elaborato dalla poetessa Myfanwy Piper, l’opera racconta lo scontro tra la norma etica che intenderebbe dare alla sua vita un grande scrittore tedesco, e il sorgere di un’intensa e incontrollabile passione. Ad interpretarla furono chiamati Marlin Miller, nella parte di Gustav von Aschenbach – che fu scritta per il grande Peter Pears, compagno di vita di Britten – e Scott Hendricks, che incarna le molte figure “dionisiache” che tentano di spingere l’artista nell’abisso. La figura del giovane Tadzio è incarnata da un danzatore: il primo ballerino Alessandro Riga (dal 2013 principal presso la “Compañía Nacional de Danza” a Madrid), con le coreografie curate dal grande artista Georghe Iancu.

Altra impeccabile trasposizione in chiave lirica ci riporta nel 2011 al Teatro alla Scala di Milano a cura di Benjamin Britten, allestita con estrema cura e notevole suggestione estetica, arricchita dalla partecipazione degli allievi della Scuola di Ballo dell’Accademia del Teatro alla Scala diretti da Frédéric Olivieri nell’allestimento della English National Opera in coproduzione con le Theatre Royal de la Monnaie di Bruxelles (2007). Opera in due atti su libretto di Myfanwy Piper. Orchestra del Teatro alla Scala diretta da Edward Gardner. Maestro del coro della Scala Bruno Casoni. Regia di Deborah Warner. Scene di Tom Pye. Costumi di Chloe Obolensky. Luci di Jean Kalman. Coreografia di Kim Brandstrup. Lo spettacolo venne salutato da un grandioso successo in particolar modo per le evocative scenografie capaci di restituire appieno l’atmosfera lagunare di Venezia. Nota di merito per l’allora giovanissimo ballerino dell’Accademia della Scala, Alberto Terribile, oggi professionista di gran carriera.

La solitudine genera l’originalità, la strana e inquietante bellezza, la poesia ma anche il loro contrario: l’abnorme, l’assurdo, l’illecito” scriveva Thomas Mann in riferimento a Morte a Venezia.

Una curiosità ci riporta all’étoile Roberto Bolle quando nel 1990 era ancora un giovanissimo allievo della Scuola di Ballo del Teatro alla Scala. Al termine delle prove con gli altri studenti per Lo Schiaccianoci rimasto solo in sala – fece il suo ingresso Rudolf Nureyev, che era il coreografo del celebre balletto di Pyotr Ilyič Čaykovsky e gli chiese di eseguire alcuni esercizi accademici. Fu così che Nureyev lo scelse per il ruolo di Tadzio in Morte a Venezia ma Bolle non prese mai parte alla produzione perché la Scala non gli concesse il permesso.

Michele Olivieri

Foto di Holger Badekow

www.giornaledelladanza.com

© Riproduzione riservata

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