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Olga Spessivtseva: 5 curiosità sulla sua arte e la sua vita

Un’icona romantica del balletto: Spessivtseva era celebre per il suo stile etereo, malinconico e intensamente poetico. Non puntava sulla forza atletica, ma su una espressività quasi spirituale, che la rese unica. La Giselle “definitiva”: Il suo ruolo più famoso fu Giselle. Molti critici la considerano ancora oggi la Giselle ideale, capace di incarnare perfettamente sia l’innocenza del primo atto sia la dimensione tragica e ultraterrena del secondo. Formazione rigorosissima a San Pietroburgo: Si formò alla Scuola Imperiale di Balletto, erede della tradizione classica russa più severa. Questa base accademica le permise una tecnica purissima, anche se lei la usava in modo estremamente introspettivo. Una vita segnata dalla fragilità emotiva: Dietro la grazia sul palco, Olga soffrì per tutta la vita di gravi problemi psicologici. Questa fragilità, però, contribuì anche alla profondità emotiva delle sue interpretazioni. Dalla gloria all’oblio: Dopo aver danzato nei maggiori teatri europei e con i Ballets Russes, si ritirò dalle scene e trascorse molti anni in modo anonimo negli Stati Uniti. Un destino triste, in forte contrasto con la sua fama leggendaria. Un aneddoto singolare legato alla sua Giselle: Nel 1932, al Ballet de l’Opéra de Paris, Spessivtseva danzò Giselle, il ruolo romantico per eccellenza. La sua ...

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Le Maschere di Franzutti: echi senza tempo [RECENSIONE]

Nel cuore del Teatro Municipale di Piacenza – gioiello di armoniosa eleganza neoclassica, tempio della tradizione e custode di memorie melodrammatiche e tersicoree – si è celebrato un pomeriggio di squisita fattura (domenica 15 febbraio), concepito quale omaggio al Carnevale e, più sottilmente, quale raffinato itinerario storico-coreutico attorno alla figura della maschera. A guidare con sensibilità e acume il teatro di tradizione piacentino è Cristina Ferrari, che ne tutela l’identità con intelligente apertura a progetti di alta caratura culturale. L’idea di riunire sotto il segno della maschera una costellazione di pagine coreografiche tra Ottocento e primo Novecento – intrecciando repertorio e nuove creazioni – rivela non solo gusto antiquario, ma consapevolezza storica. La maschera, del resto, è archetipo scenico prima ancora che accessorio festivo: figura liminare fra identità e finzione, fra rituale popolare e trasfigurazione teatrale. Nel balletto romantico e post-romantico essa si fa simbolo di ambiguità amorosa, di brio virtuosistico, di grazia miniaturizzata in porcellana viva. Non è stato soltanto il palcoscenico a vestirsi di travestimento: poiché la data coincideva con il Carnevale, il pubblico era stato invitato a presentarsi in maschera. E così, fra velluti e stucchi, la platea si è popolata di figure di ogni età – ...

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Sergej Djagilev: 10 curiosità sulla sua arte e la sua vita

Scoprì e lanciò talenti giovanissimi: Fu lui a credere per primo in Vaslav Nijinskij, George Balanchine e Serge Lifar, quando erano ancora poco conosciuti. Aveva un gusto estetico raffinatissimo: Diaghilev aveva un vero culto per l’eleganza e l’impatto visivo: costumi, scenografie e colori dovevano essere audaci e memorabili. Nulla era lasciato al caso. Era ossessionato dalla novità: Detestava ripetersi. Se uno stile funzionava troppo, lo abbandonava. Preferiva rischiare il fallimento piuttosto che annoiare il pubblico. Fu un ponte tra Russia ed Europa occidentale: Anche se russo, ebbe il suo massimo successo a Parigi, portando l’arte russa a dialogare con l’avanguardia europea. Non era un ballerino (né un coreografo): Diaghilev non danzava e non coreografava: il suo talento era tutto nell’avere un fiuto incredibile per l’arte e nel mettere insieme le persone giuste al momento giusto. Non tornò mai più a vivere in Russia: Dopo l’inizio della Rivoluzione russa rimase in esilio volontario, diventando di fatto un cittadino del mondo, sempre in tournée. Ha rivoluzionato il balletto unendo le arti: Con i Ballets Russes mescolò danza, musica, pittura e moda come non si era mai visto prima. Coinvolse artisti come Picasso, Matisse, Bakst e compositori come Stravinskij. Il “Rito della Primavera” ...

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1926-2026: un secolo di storia alla Royal Ballet School

Nel 2026 la Royal Ballet School celebra il suo centenario: cento anni di storia intrecciata indissolubilmente con la nascita, l’affermazione e la diffusione del balletto britannico nel mondo. Fondata nel 1926 da Dame Ninette de Valois con il nome di Academy of Choreographic Art, l’istituzione nacque da un progetto culturale preciso e ambizioso: creare in Gran Bretagna una tradizione nazionale del balletto classico, capace di dialogare con le grandi scuole europee e di formare artisti autoctoni di livello internazionale. A distanza di un secolo, la scuola non rappresenta soltanto un centro di formazione, ma un vero laboratorio storico di continuità stilistica, trasmissione pedagogica e rinnovamento artistico. Le origini: Ninette de Valois e l’idea di un balletto inglese Ninette de Valois (1898-2001), nata Edris Stannus in Irlanda, aveva danzato nei Ballets Russes di Sergej Djagilev negli anni Venti. Quell’esperienza, a contatto con la grande tradizione imperiale russa e con l’avanguardia coreografica europea, fu decisiva: comprese che la Gran Bretagna, pur possedendo una ricca cultura teatrale e musicale, non disponeva ancora di una scuola nazionale strutturata di balletto classico. Nel 1926 fondò dunque a Londra l’Academy of Choreographic Art. Il suo metodo si fondava su una rigorosa tecnica accademica, influenzata dal metodo ...

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Anton Dolin: 5 curiosità sulla sua arte e la sua vita

Un nome d’arte molto “russo”: In realtà si chiamava Sydney Francis Patrick Chippendall Healey-Kay. Scelse il nome Anton Dolin per evocare il prestigio del balletto russo, allora considerato il vertice assoluto della danza classica. Stella dei Ballets Russes (senza essere russo): Fu uno dei pochissimi ballerini britannici a diventare una star dei Ballets Russes di Sergej Djagilev, la compagnia più rivoluzionaria del primo Novecento. Un risultato enorme per l’epoca. Un sodalizio leggendario con Alicia Markova: La sua partnership con Alicia Markova è una delle più celebri della storia del balletto. Insieme fondarono il Festival Ballet, che oggi conosciamo come English National Ballet. Non solo interprete, ma anche coreografo e direttore: Dolin non si limitò a danzare: fu coreografo, maestro e direttore artistico, contribuendo in modo decisivo allo sviluppo del balletto classico in Gran Bretagna, quando non era ancora una tradizione consolidata. Figura elegante, carismatica e fuori dagli schemi: Era noto per il suo stile raffinato, la presenza scenica magnetica e una personalità forte. In un’epoca piuttosto rigida, visse la sua identità con relativa libertà, diventando anche un simbolo di indipendenza artistica. Michele Olivieri www.giornaledelladanza.com ©️ Riproduzione riservata

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Olga Spessivtseva era Giselle. Non la interpretava: la incarnava

C’era una volta una ballerina che sembrava non toccare mai terra. Olga Spessivtseva danzava come un sussurro, un sogno che svanisce all’alba. Formata al Mariinskij, divenne l’anima del balletto romantico: fragile, eterea, misteriosa. Olga Spessivtseva nacque in Russia nel 1895, in un mondo che stava per crollare. Orfana presto, trovò rifugio nel silenzio disciplinato del balletto. A San Pietroburgo, sotto la guida dei grandi maestri del Mariinskij, trasformò la sua fragilità in grazia: ogni movimento sembrava un respiro trattenuto, ogni gesto un pensiero sussurrato. Nel 1913 debuttò sul palcoscenico imperiale. Non ci fu bisogno di annunciarla: fu evidente che qualcosa di raro stava accadendo. Non danzava, sembrava scomparire nella musica. Il pubblico vedeva in lei non una donna, ma un’ombra di bellezza, un’eco del romanticismo ormai al tramonto. La rivoluzione la spinse via dalla patria. Come tanti artisti russi in esilio, cercò riparo nell’Europa dell’arte e della nostalgia. A Parigi, divenne étoile dell’Opéra e icona dei Ballets Russes. Ma ovunque andasse, portava con sé un gelo interiore: la malinconia di chi ha perduto tutto, tranne il corpo che danza. Il suo ruolo più celebre fu Giselle, la fanciulla che impazzisce per amore e danza anche da morta. Spessivtseva era Giselle. Non la ...

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L’arte invisibile dei profumi ispirati alla danza

Nel silenzio di un teatro vuoto, un danzatore solleva il braccio come se scrivesse nell’aria. Il gesto è puro, effimero, ma resta nell’immaginazione. Così è anche il profumo: invisibile, ma memorabile. È naturale, dunque, che tra danza e profumeria esista un dialogo segreto, fatto di ispirazioni incrociate, affinità sensoriali e omaggi nascosti. Danza e profumo condividono una natura immateriale. Non si possono afferrare, non si possono trattenere. Ma restano. Un passo sulla scena, una nota olfattiva nell’aria: entrambi agiscono sulla memoria emotiva, evocano storie, risvegliano sensazioni. Alcune maison hanno colto questa connessione e l’hanno trasformata in composizione. Misia di Chanel (Les Exclusifs) Ispirato a Misia Sert, musa di artisti e grande amica di Coco Chanel, questo profumo omaggia l’universo della danza parigina di inizio Novecento. Sentori di rosa poudré, violetta e iris evocano i palchi dei Ballets Russes e il trucco delle étoile. La Danza delle Libellule di Nobile 1942 Un nome preso da un’operetta del primo Novecento, ma con un tocco moderno e gourmand. Fragola, mela e vaniglia in una coreografia dolce e sognante. Un profumo che balla tra romanticismo e teatralità. L’Après-midi d’un faune di Etat Libre d’Orange. Ispirato al balletto di Nijinsky, a sua volta tratto dal ...

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Nijinsky (balletti): storia, personaggi, curiosità e trama

Il più celebre balletto dedicato a Nijinsky, andato in scena nel 2017 presso l’Hamburg State Opera con la regia di Thomas Grimm porta la firma coreografica di John Neumeier. La sua danza è una lucida pennellata, le forme e l’uso dello spazio si sviluppano espressivamente in crescendo, trasformando pagine di vita in sculture viventi che poggiano sulla fragilità dell’animo. Un corpo vivido, un’architettura che ha definito i limiti della follia, i tormenti, la guerra, la pazzia, i silenzi, i fantasmi, le costrizioni umane. Le inquadrature, come in un film, tratteggiano nettamente il personaggio di Nijinsky dove il tormento viene rivissuto mediante flashback evocativi in cui i danzatori illuminano le zone oscure della mente, tamponando le sfumature del male oscuro. Il ballerino protagonista si fonde in totale simbiosi con Nijinsky descrivendo l’azione col pensiero, attento al gesto, al suo valore, ai suoi significati, ai suoi modi. Lo spettacolo, diventato negli anni un cult, rimane ad oggi opera magistrale nel racchiudere i sentimenti e i deliri di uno dei più grandi ballerini di tutti i tempi, il cuore e l’anima dei Ballets Russes, narrati da Neumeier con ritmo compulsivo e incalzante, a tratti poetico e malinconico, spingendo lo spettatore più empatico ad ...

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Carlos Acosta’s Ballet Celebration: Diaghilev and the Birth of Modern Ballet

Il Birmingham Royal Ballet ha annunciato il programma ufficiale per il tour 2025 di BRB2, intitolato Carlos Acosta’s Ballet Celebration: Diaghilev and the Birth of Modern Ballet. Questa nuova produzione rende omaggio alla straordinaria eredità di Serge Diaghilev e al ruolo rivoluzionario che ha avuto nella nascita del balletto moderno. Fondatore dei leggendari Ballets Russes, Diaghilev è considerato uno dei più grandi innovatori della danza, avendo portato alla ribalta alcuni dei coreografi, compositori e scenografi più influenti del XX secolo, tra cui Mikhail Fokine, Igor Stravinsky e Leon Bakst. Il programma si compone di due parti, che ripercorrono alcuni dei momenti più iconici dell’epoca d’oro dei Ballets Russes. La prima parte prevede Les Sylphides, un omaggio poetico alla danza romantica con musiche di Fryderyk Chopin, che incarna il legame tra la tradizione classica e la sperimentazione modernista. Questo balletto senza trama, caratterizzato da atmosfere oniriche e da una danza eterea, fu una delle pietre miliari che definirono il nuovo stile introdotto da Diaghilev. La seconda parte della serata offre una selezione di celebri brani tratti da Schéhérazade, Les Biches, Le Spectre de la Rose e Firebird, opere che hanno segnato la storia del balletto con le loro innovazioni coreografiche e ...

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Cornelia Dance Company: “Hybridus”

Il 7 dicembre 2024, nell’ambito della rassegna KÖRPERFORMER, la compagnia di danza Cornelia propone Hybridus, un trittico di danza contemporanea firmato da Maša Kolar, Nyko Piscopo e Nicolas Grimaldi Capitello che andrà in scena presso la Casa del Contemporaneo, Sala Assoli di Napoli. Lo spettacolo ‒ prodotto dalla compagnia CORNELIA, con il supporto del Ministero della Cultura, Divadlo Studio Tanca e la co-produzione del Teatro Comunale di Vicenza ‒  affronta la figura dell’ibrido mettendo in scena tre diversi processi di trasformazione del corpo in relazione al mondo contemporaneo, in una dimensione che accoglie le differenze ed il bizzarro. Le nuances del femminile sono celebrate nelle creazioni: Petrushka, attraverso la gestualità meccanica di una marionetta ancora umana e Sa Rose, la reinterpretazione di Le Spectre de la Rose di Michel Fokine, che sposta l’accento sulla ricerca del piacere erotico verso il proprio corpo. Facendo riferimento al capolavoro di Bronislava Nijinska, si completa il trittico di ibridi artistici con una nuova interpretazione del Bolero di Ravel attraverso la metamorfosi di Divine Beasts, che irrompono in scena per la sopravvivenza di tutte le creature. Il progetto Hybridus mira a raccontare l’attualità attraverso l’immaginazione di figure e dimensioni surrealistiche. In relazione alla corrente artistica ...

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