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Il coreografo internazionale David Dawson “allo specchio”

Qual è il tuo balletto classico preferito? La Bella Addormentata. È, per me, l’espressione più pura della danza classica. Un capolavoro architettonico in cui musica, coreografia e scenografia esistono in perfetto equilibrio. Se il balletto avesse una cattedrale, sarebbe questa. Ogni volta che vi ritorno, scopro qualcosa di nuovo. Qual è il tuo balletto contemporaneo preferito? Agon. Ha cambiato per sempre il linguaggio del balletto. Una conversazione perfetta tra Stravinskij e Balanchine, tra musica e movimento, ridotti alla loro essenza. Nulla è decorativo; tutto è necessario. Ogni passo sembra inevitabile e, al tempo stesso, completamente inatteso. Ogni volta che lo vedo, ho la sensazione che il futuro del balletto venga nuovamente inventato. Quale teatro occupa un posto speciale nel tuo cuore? Il Teatro dell’Opera di Roma. È un luogo in cui la storia sembra essere ancora viva, dove le pareti paiono ricordare ogni spettacolo, ogni trionfo e ogni silenzio. Nel momento in cui entro, mi sento connesso alle generazioni di artisti che mi hanno preceduto su quel palcoscenico. Intriso di storia, eppure infinitamente vivo, è un luogo di memoria, bellezza e possibilità. Quale romanzo vorresti più di ogni altro vedere adattato per il balletto? Lettere a un giovane poeta di ...

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L’insegnante di danza ha davvero un allievo preferito? Ebbene sì, e spieghiamo perché

Lo diciamo subito, a costo di infrangere un tabù e scatenare un piccolo terremoto: sì, gli insegnanti di danza hanno un allievo preferito. È inutile fingere che tutti gli allievi siano uguali. C’è sempre quella presenza che cambia l’energia della lezione, quella persona su cui lo sguardo cade più spesso. Ma chi è il ‘favorito’? Nell’immaginario comune, complici film, talent show e una narrativa superficiale, il preferito è l’étoile della classe, il ballerino con il collo del piede sviluppato, capace di eseguire una spaccata senza neanche scaldarsi e con quel carisma che cattura la scena. Eppure, non è lui. Certo, le doti fisiche sono importanti, ma se chi ne è dotato vi si adagia, sbuffa se deve ripetere la diagonale o affronta la lezione con l’aria di chi sa già tutto, non è il preferito di nessuno e non ha capito niente della danza. Il vero prediletto spesso non è il più forte, non ha la gamba più alta e lotta da mesi per tenere un retiré in equilibrio. Eppure, è lui ed ecco i motivi. Non molla mai. È perseverante e costante, è il primo ad arrivare e l’ultimo ad uscire. Quando un passo non viene, non cerca scuse, non colpevolizza ...

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Il maestro internazionale Raymond Lukens “allo specchio”

Qual è il tuo balletto classico preferito? Les Sylphides, nella versione originale di Michel Fokine, preservata da Dimitri Romanoff. Non la versione resa celebre dal film con Mikhail Baryshnikov: quella oggi in repertorio è stata riportata in scena da Kirk Peterson su richiesta di Kevin McKenzie. Qual è il tuo balletto contemporaneo preferito? Rodeo. Quale teatro occupa un posto speciale nel tuo cuore? Il Metropolitan Opera House di New York. Quale romanzo ti piacerebbe maggiormente vedere adattato in un balletto? Una banda di idioti (A Confederacy of Dunces) di John Kennedy Toole. E quale film pensi potrebbe diventare un ottimo balletto? Frida. Quale costume di scena ti è piaciuto di più indossare? Quello di The Four Temperaments. Quale colore associ alla danza? Il bianco. Perché contiene tutti i colori, come la danza contiene tutte le emozioni. È il colore della luce, dell’eleganza e di quella pagina ancora vuota sulla quale il corpo comincia a scrivere. Di che profumo sa la danza? Sa di palcoscenico: di legno, di resina, di sudore e di fiori. Ma soprattutto sa di passione. È un profumo che non si può comprare e che, una volta respirato, rimane per sempre. Qual è il brano musicale più ...

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Giselle alla Scala, la precisione della tradizione [RECENSIONE]

Ci sono balletti che il tempo non consuma, ma ai quali il tempo chiede continuamente nuove ragioni per essere rappresentati. Giselle è uno di questi. La sua apparente semplicità — una giovane contadina, un amore ingannevole, un tradimento, la follia e infine la redenzione — nasconde una delle architetture più raffinate del repertorio romantico, dove tecnica accademica, pantomima e musicalità devono trovare un equilibrio preciso. Alla Scala, il ritorno della storica versione di Coralli-Perrot nella ripresa di Yvette Chauviré, con l’allestimento di Aleksandr Benois, riporta in scena proprio questa idea di equilibrio, affidandola al Corpo di Ballo diretto dal maestro Frédéric Olivieri. Nel primo atto la coreografia vive della contrapposizione fra la freschezza della festa contadina e la progressiva oscurità della vicenda. Nicoletta Manni affronta Giselle con una qualità interpretativa che privilegia la chiarezza del gesto e la musicalità, senza ricorrere a effetti superflui. La sua Giselle cresce gradualmente: dalla vivacità iniziale alla scena della follia, dove il controllo tecnico deve lasciare spazio alla fragilità del personaggio, fino alla trasformazione del secondo atto, nel quale il movimento diventa più rarefatto e sospeso. Al suo fianco Timofej Andrijashenko costruisce un Albrecht nobile nella linea e misurato nel fraseggio. Il ruolo richiede ...

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Coreografia e brano musicale: perché scegliere la musica giusta cambia tutto

Una sequenza di passi smette di essere esercizio di tecnica e si trasforma in arte quando nasce il legame tra il movimento e la musica. Sbagliare la scelta del brano musicale, infatti, è come costruire una casa su fondamenta di sabbia. La musica non è un semplice sottofondo o un metronomo, è l’impalcatura emotiva, ritmica e dinamica della coreografia. Il brano musicale ha un ruolo importante anche nel processo di apprendimento e di esecuzione. Dà peso e qualità al gesto e suggerisce al corpo la giusta intenzione. Aiuta il ballerino a non contare soltanto i tempi, ma a percepire le frasi musicali, trasformandolo da esecutore in interprete. La musica giusta attiva il sistema limbico, stimola l’espressività e aiuta a superare la fatica fisica attraverso la risposta emotiva. Trovare la colonna sonora ideale per un pezzo coreografico quindi richiede sensibilità, conoscenza, cultura musicale e un metodo rigoroso. La metrica del movimento deve essere sostenuta dal tempo musicale perché ogni passo possiede una propria carica di energia dinamica. Un brano con un’orchestrazione troppo complessa, per esempio, rischia di sovraccaricare la mente di un allievo, soprattutto se principiante, che finirà per perdere il filo del movimento. Per chi sta costruendo le basi servono ...

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Jean-Christophe Maillot entra nel repertorio dell’Opéra national de Paris

Creato il 29 dicembre 1995 nella Salle Garnier dell’Opéra de Monte-Carlo, Vers un pays sage è un balletto di 28 minuti che sposa la musica Fearful Symmetries di John Adams. Jean-Christophe Maillot vi rende omaggio a suo padre, il pittore Jean Maillot, scomparso prematuramente dopo aver firmato quasi 260 scenografie e costumi per opere, balletti e opere teatrali. Caratterizzata da una fisicità decisa, l’opera lancia una sfida ai ballerini: superarsi artisticamente per portare a termine questi ventotto minuti di movimento continuo. Bandendo i momenti di stasi, Jean-Christophe Maillot celebra la vita a immagine di un padre che vi ha dedicato un’energia sfrontata; Vers un pays sage è un’ode alla gioia di vivere. Questo ingresso nel repertorio fa parte della serata Paysages intérieurs, presentata dall’11 ottobre al 7 novembre 2026 al Palais Garnier, che riunisce tre brani incentrati sull’esplorazione intima delle emozioni e del movimento. Insieme al pezzo di Jean-Christophe Maillot saranno presentati Rearray di William Forsythe e Busk della coreografa canadese Aszure Barton, che fa anch’essa il suo debutto all’Opéra de Paris. La rappresentazione del 16 ottobre 2026 sarà preceduta dal tradizionale Défilé du Ballet. La trasmissione del balletto ai ballerini del Ballet de l’Opéra national de Paris è affidata a ...

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L’addio dei Ballets Russes al palcoscenico (1929)

Il 26 luglio 1929, alla Royal Opera House di Covent Garden a Londra, i Ballets Russes tennero quella che sarebbe passata alla storia come la loro ultima rappresentazione. Nessuno degli artisti presenti poteva immaginare che quella serata avrebbe segnato la fine della compagnia che, per vent’anni, aveva rivoluzionato il balletto e influenzato profondamente tutte le arti del Novecento. Fondati nel 1909 da Sergej Pavlovič Djagilev, i Ballets Russes trasformarono il concetto stesso di spettacolo, dando vita a un’inedita sintesi tra danza, musica, pittura, scenografia e costume. Attorno a Djagilev si riunirono alcuni dei più grandi protagonisti dell’arte moderna: i coreografi Michel Fokine, Vaslav Nijinsky, Léonide Massine, Bronislava Nijinska e George Balanchine; i compositori Igor Stravinskij, Claude Debussy, Maurice Ravel, Sergej Prokof’ev ed Erik Satie; gli artisti Léon Bakst, Alexandre Benois, Pablo Picasso, Henri Matisse, Georges Braque e Joan Miró, autori di scene e costumi destinati a entrare nella storia dell’arte. L’ultima stagione londinese del 1929 fu organizzata personalmente da Djagilev nonostante le crescenti difficoltà economiche e il progressivo peggioramento delle sue condizioni di salute. Fu una stagione di straordinaria vitalità creativa, nella quale debuttarono nuovi balletti come Le Bal, con musica di Vittorio Rieti e coreografia di George Balanchine, e ...

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La stagione di danza 26/27 dell’Opéra Grand Avignon

La danza torna protagonista all’Opéra Grand Avignon nella stagione 2026/2027 con un programma che attraversa linguaggi, sensibilità e geografie differenti, confermando la vocazione internazionale di un’istituzione sempre più attenta alla contemporaneità. Il nuovo cartellone intreccia creazioni del Ballet de l’Opéra Grand Avignon, ospitalità di importanti compagnie francesi e internazionali e gli appuntamenti del festival Les Hivernales, costruendo un percorso nel quale il balletto non è soltanto repertorio, ma soprattutto ricerca, confronto e capacità di interrogare il presente. L’apertura della stagione dedicata alla danza è affidata, il 28 novembre 2026, allo Xie Xin Dance Theatre, una delle realtà più interessanti della scena coreografica cinese contemporanea. La presenza della compagnia ad Avignone introduce fin dall’inizio una dimensione internazionale e testimonia la volontà dell’Opéra di mettere in dialogo tradizioni e culture lontane attraverso il linguaggio universale del corpo. È una scelta significativa, perché la nuova stagione sembra nascere proprio dall’idea della danza come territorio d’incontro, nel quale differenti estetiche possono convivere senza rinunciare alla propria identità. A dicembre sarà invece il Ballet de l’Opéra Grand Avignon a occupare il palcoscenico con Prométhée, in programma il 19 e 20 dicembre. La creazione porta la firma di Martin Harriague e si confronta con una delle ...

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Quando il corpo parla: il significato delle posizioni

Nella danza classica, ogni posizione racconta qualcosa prima ancora che il corpo inizi a muoversi. Non è soltanto una forma da imparare, né un esercizio di precisione destinato a diventare automatico con la pratica: è un modo di abitare lo spazio, di mettere in relazione il corpo con ciò che lo circonda e, soprattutto, di dare un significato al gesto. Le posizioni della danza classica costituiscono una sorta di linguaggio silenzioso, fatto di linee, direzioni, equilibrio e intenzione. Dietro la loro apparente semplicità si nasconde una disciplina che insegna al danzatore a conoscere il proprio corpo e a trasformarlo in uno strumento capace di comunicare. Le cinque posizioni fondamentali dei piedi rappresentano forse l’esempio più evidente di questo principio. Prima ancora di essere il punto di partenza di innumerevoli passi, esse educano il corpo all’ordine, alla simmetria e alla consapevolezza. La prima posizione, con i talloni uniti e le gambe ruotate verso l’esterno, suggerisce un’apertura: il corpo sembra dichiarare di essere pronto a entrare nello spazio, a lasciarsi attraversare dal movimento. La seconda amplia quella sensazione, allontanando i piedi e creando una base più estesa. È una posizione che può essere letta come un’apertura ancora maggiore, quasi come se il ...

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La danza è un’opera d’arte che si consuma nel momento stesso in cui nasce

I riflettori si accendono. Il brusio in sala si spegne. Il sipario si apre. Il tempo sembra fermarsi e inizia la danza. Corpi, luci, musica, tecnica ed emozioni si fondono per dare vita a storie da condividere. La mente del danzatore e dello spettatore si svuota dei problemi, dei programmi e della quotidianità per entrare in un mondo magico e rigenerante. Questa forma d’arte scenica è così potente perché possiede una caratteristica unica: la fugacità. A differenza di un quadro in un museo, di un film o di una poesia, la danza esiste solo nel momento in cui accade, svela la propria bellezza e svanisce un secondo dopo. È un’opera d’arte che si consuma nel momento stesso della sua creazione. La natura effimera non è un limite, ma il cuore pulsante dell’esperienza coreutica. Ciò che accade in scena non sarà mai identico a ciò che accadrà all’esibizione successiva. Questa consapevolezza rende ogni movimento prezioso e trasforma la performance in un atto di comunicazione immediato e profondo. Il palcoscenico è il luogo in cui mesi di fatica si sciolgono per trasformarsi in libertà espressiva. Infatti, uno spettacolo è solo la punta dell’iceberg e nasce da un’infinità di abnegazione e sacrifici. Per ...

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