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Quando il corpo parla: il significato delle posizioni

Nella danza classica, ogni posizione racconta qualcosa prima ancora che il corpo inizi a muoversi. Non è soltanto una forma da imparare, né un esercizio di precisione destinato a diventare automatico con la pratica: è un modo di abitare lo spazio, di mettere in relazione il corpo con ciò che lo circonda e, soprattutto, di dare un significato al gesto. Le posizioni della danza classica costituiscono una sorta di linguaggio silenzioso, fatto di linee, direzioni, equilibrio e intenzione. Dietro la loro apparente semplicità si nasconde una disciplina che insegna al danzatore a conoscere il proprio corpo e a trasformarlo in uno strumento capace di comunicare. Le cinque posizioni fondamentali dei piedi rappresentano forse l’esempio più evidente di questo principio. Prima ancora di essere il punto di partenza di innumerevoli passi, esse educano il corpo all’ordine, alla simmetria e alla consapevolezza. La prima posizione, con i talloni uniti e le gambe ruotate verso l’esterno, suggerisce un’apertura: il corpo sembra dichiarare di essere pronto a entrare nello spazio, a lasciarsi attraversare dal movimento. La seconda amplia quella sensazione, allontanando i piedi e creando una base più estesa. È una posizione che può essere letta come un’apertura ancora maggiore, quasi come se il ...

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La danza è un’opera d’arte che si consuma nel momento stesso in cui nasce

I riflettori si accendono. Il brusio in sala si spegne. Il sipario si apre. Il tempo sembra fermarsi e inizia la danza. Corpi, luci, musica, tecnica ed emozioni si fondono per dare vita a storie da condividere. La mente del danzatore e dello spettatore si svuota dei problemi, dei programmi e della quotidianità per entrare in un mondo magico e rigenerante. Questa forma d’arte scenica è così potente perché possiede una caratteristica unica: la fugacità. A differenza di un quadro in un museo, di un film o di una poesia, la danza esiste solo nel momento in cui accade, svela la propria bellezza e svanisce un secondo dopo. È un’opera d’arte che si consuma nel momento stesso della sua creazione. La natura effimera non è un limite, ma il cuore pulsante dell’esperienza coreutica. Ciò che accade in scena non sarà mai identico a ciò che accadrà all’esibizione successiva. Questa consapevolezza rende ogni movimento prezioso e trasforma la performance in un atto di comunicazione immediato e profondo. Il palcoscenico è il luogo in cui mesi di fatica si sciolgono per trasformarsi in libertà espressiva. Infatti, uno spettacolo è solo la punta dell’iceberg e nasce da un’infinità di abnegazione e sacrifici. Per ...

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Recensione del libro “Easy to Remember…” di Natalia Strozzi

Ci sono artisti che affidano la propria memoria alle cronache, alle recensioni, agli archivi dei teatri. E ce ne sono altri che, a un certo punto del proprio percorso, sentono la necessità di fermarsi e di raccontare in prima persona ciò che è stato. È da questa esigenza che nasce Easy to Remember… Album of Memories of an Artist, il libro di Natalia Strozzi, oggi riproposto in lingua inglese da Edizioni Polistampa dopo la sua precedente pubblicazione italiana Facile da ricordare del 2006 e le due versioni russe del 2004 e del 2016. Il titolo è già una dichiarazione d’intenti. Easy to Remember allude alla facilità apparente del ricordare, ma anche alla fragilità della memoria, alla sua capacità di selezionare, sovrapporre, trasformare. Un album di ricordi non è infatti mai un semplice catalogo del passato: è una rilettura del tempo attraverso ciò che è rimasto impresso nella coscienza. E nel caso di un’artista, il corpo stesso diventa parte di questo archivio. Natalia Strozzi costruisce il proprio racconto proprio a partire da questa consapevolezza. La sua è una memoria che non si limita a ripercorrere una carriera, ma cerca di restituire il senso umano e artistico di un’esistenza trascorsa in gran parte all’interno ...

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Nijinsky e Bronislava: il legame che trasformò la danza del ‘900

Ci sono fratelli nella storia dell’arte la cui vicinanza sembra appartenere alla biografia; e ce ne sono altri per i quali la parentela diventa una vera e propria forma di collaborazione creativa. Vaslav Nijinsky e Bronislava Nijinska appartengono alla seconda categoria. La loro storia non è semplicemente quella di un genio e della sorella che gli rimase accanto: è la storia di due artisti cresciuti nello stesso laboratorio familiare, formatisi attraverso la medesima disciplina, capaci per alcuni anni di sviluppare quasi un linguaggio privato del movimento e destinati infine a prendere strade differenti, pur rimanendo legati da un’eredità artistica comune. Per comprendere il rapporto fra i due bisogna liberarsi, anzitutto, da una delle distorsioni più persistenti nella storiografia del balletto: l’idea che Bronislava Nijinska sia importante soltanto perché fu la sorella di Nijinsky. La documentazione oggi disponibile racconta qualcosa di molto più interessante. Nijinska fu una danzatrice di primo piano e, soprattutto, una delle grandi coreografe del XX secolo. La sua enorme raccolta di documenti, conservata presso la Library of Congress, comprende carte personali, corrispondenza, quaderni coreografici, fotografie, programmi, disegni e scritti; una parte considerevole del materiale riguarda proprio il fratello. Il loro rapporto nasce in una famiglia di danzatori ...

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Il 9 ottobre 2026 si celebra la 3ª edizione del World Ballet Pianists Day

Una giornata internazionale dedicata ai pianisti della danza Il 9 ottobre 2026 si celebra la terza edizione del World Ballet Pianists Day, l’iniziativa internazionale nata per dare visibilità, riconoscimento e voce artistica ai pianisti che lavorano quotidianamente nel mondo della danza. Ideato nel 2024 dal pianista e compositore Massimiliano Greco, il World Ballet Pianists Day vuole mettere in luce una professione fondamentale per la formazione e la vita artistica dei danzatori e, più in generale, per la trasmissione del patrimonio musicale e coreografico del balletto. Il Maes al pianoforte per la danza non è semplicemente un accompagnatore: è un musicista che interpreta il movimento, costruisce con il danzatore il tempo, il fraseggio, il carattere e l’energia della lezione, della prova e della scena. Il World Ballet Pianists Day nasce per raccontare e valorizzare questa specifica identità artistica.   LE NOVITÀ DELLA TERZA EDIZIONE Il 2026 segna una nuova fase nello sviluppo del progetto, a partire dal nuovo sito ufficiale: www.worldballetpianistsday.com Uno spazio internazionale dedicato alla conoscenza della professione, alla sua storia, alle iniziative del World Ballet Pianists Day e alla costruzione di una comunità sempre più ampia di pianisti, danzatori, insegnanti e istituzioni. Il World Ballet Pianists Day sta inoltre ...

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Quando il balletto danzava per Re e Regine

Ci sono serate che finiscono quando cala il sipario. E poi ce ne sono altre che continuano a vivere nella memoria, nelle fotografie, nei racconti delle corti e negli archivi dei grandi teatri. Serate nelle quali la danza non è stata soltanto arte, ma cerimonia, prestigio, diplomazia e potere. Per secoli il balletto ha avuto un rapporto privilegiato con la regalità. Prima ancora di diventare uno dei linguaggi artistici più raffinati d’Europa, la danza era uno strumento attraverso il quale il sovrano mostrava la propria magnificenza. Il palcoscenico diventava una seconda corte e il corpo del ballerino, disciplinato fino alla perfezione, raccontava ordine, armonia e autorità. Ancora oggi, quando le porte di un palco reale si aprono e una sovrana, un re, un principe o una principessa prendono posto davanti alla scena, qualcosa di quella tradizione torna inevitabilmente a vivere. Queste sono alcune delle notti in cui la storia della monarchia ha incontrato la storia del balletto. IL RE CHE DIVENNE IL SOLE Versailles, 1653 Tutto comincia con un’immagine. Un giovane Luigi XIV appare sul palcoscenico del Ballet de la Nuit. Ha appena quindici anni e interpreta il Sole. Non è un dettaglio teatrale. È una dichiarazione destinata a diventare ...

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Perché sono qui? La vera spinta all’arte della danza

C’è una domanda fondamentale che ogni allievo dovrebbe porsi prima di varcare la soglia di una sala di danza: perché sono qui?  La risposta è diversa per ogni persona, ma quella che porta alla danza è unica: è la spinta autentica, la passione e la voglia di imparare. Un allievo infatti non dovrebbe avvicinarsi alla danza per cercare consensi e applausi che soddisfano l’ego. Questo approccio lo porterà a non conoscere mai il senso della danza. Alla prima frustrazione, alla prima volta che le cose non vanno come si aspetta o vorrebbe, si stancherà e rinuncerà. E così farà nella vita. Chi ha trovato la vera risposta a quella domanda è spinto da un fuoco che non si spegne quando la lezione diventa faticosa o il passo non riesce e possiede il desiderio di provare e riprovare. Danzare non è mera ripetizione fisica. È uno sforzo cognitivo continuo che richiede presenza mentale, capacità di analisi, prontezza intellettiva e sensibilità artistica. La consapevolezza di essere eterni allievi, felici di scoprire ogni giorno qualcosa di nuovo su di sé e sulla danza, è un motore potente, l’unico che porta a risultati soddisfacenti e duraturi, anche nello sviluppo della personalità. La sala danza, tra le ...

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Annunciati i cast dell’immortale Giselle al Teatro alla Scala

Con dieci recite dal 1° al 23 ottobre il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala affida a Giselle la ripartenza della sua Stagione dopo la pausa estiva. Nella classica coreografia di Coralli/Perrot ripresa da Yvette Chauviré per la prima volta alla Scala nel 1950, è una produzione che fa parte dalla storia scaligera, così come l’allestimento firmato appositamente da Aleksandr Benois, conservato e rinnovato nel tempo senza alterarne l’identità. Patrimonio della Scala e dei suoi artisti, che hanno infuso ad ogni ripresa linfa nuova e nuove emozioni, è tra i balletti più rappresentati e rappresentativi della Compagnia, e per questo protagonista di innumerevoli tournée internazionali: dall’Oman al Brasile, dalla Cina alla Francia, dagli Stati Uniti all’Australia, dal Kuwait alla Cina, con la più recente presenza nel 2024 presso il Grand Theatre di Shanghai dove il pubblico cinese è rimasto conquistato da questa produzione e dall’interpretazione del Corpo di Ballo scaligero in uno dei capisaldi del suo repertorio. Anche alla Scala è uno dei titoli più proposti, grazie ai quali apprezzare e mettere a frutto la maturazione artistica di ruoli già affrontati in precedenza, e offrire alle nuove generazioni l’opportunità di cimentarsi in questa produzione; non ultimo, proseguire in uno ...

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Akira Uchida: nuova voce della danza contemporanea internazionale

Ci sono artisti che appartengono a una disciplina e altri che sembrano aver bisogno di attraversarle tutte. Akira Uchida appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Danzatore, coreografo, movement director e creative director, originario di Ottawa e oggi residente a New York, Uchida sta costruendo un percorso nel quale la danza non appare mai come un linguaggio isolato. Il movimento è il suo strumento principale, ma intorno a quel movimento ruotano musica, cinema, fotografia, animazione, moda, cultura dei club e arti visive. Il suo lavoro nasce proprio nello spazio in cui queste forme si incontrano, in quella zona intermedia che lui stesso considera particolarmente fertile. Forse è questo il primo elemento da comprendere per avvicinarsi alla sua arte: Akira Uchida non sembra interessato a scegliere un territorio e a difenderne i confini. Al contrario, sembra volerli attraversare. E il corpo diventa il luogo nel quale questi attraversamenti avvengono. La sua storia artistica comincia molto presto. Cresciuto a Ottawa con entrambi i genitori impegnati professionalmente nel fitness, durante il periodo di grande diffusione dell’aerobica negli anni Novanta, è entrato fin dall’infanzia in contatto con la musica ad alta energia e con una fisicità fortemente legata al ritmo. La danza sarebbe diventata progressivamente ...

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I grandi coreografi nella storia della danza: Kurt Jooss

Kurt Jooss appartiene a quella rara schiera di artisti capaci di trasformare la danza in un linguaggio capace di interrogare l’uomo e il suo tempo. La sua arte non nasceva dal semplice desiderio di creare movimento, ma dalla necessità di dare forma visibile ai sentimenti, ai conflitti e alle inquietudini che attraversano l’esistenza. Nelle sue composizioni il gesto non era mai un elemento decorativo: ogni passo, ogni pausa, ogni linea del corpo possedeva un significato profondo, diventando parola silenziosa di una narrazione intensa e universale. La grandezza di Jooss risiede nella capacità di unire la precisione della tecnica classica con la libertà espressiva della danza moderna. Egli seppe superare i confini tradizionali del balletto, cercando una nuova armonia tra disciplina e autenticità, tra bellezza formale e verità umana. Il corpo, nelle sue creazioni, non era soltanto uno strumento estetico, ma un mezzo attraverso cui raccontare fragilità, passioni, paure e speranze. La danza diventava così un teatro dell’anima, dove il movimento rivelava ciò che spesso le parole non riescono a esprimere. La sua poetica si distingue per un equilibrio raffinato tra intensità drammatica e chiarezza compositiva. Jooss possedeva uno sguardo profondamente teatrale: costruiva immagini capaci di rimanere impresse nella memoria, affidandosi ...

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