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Quando il balletto danzava per Re e Regine

Ci sono serate che finiscono quando cala il sipario. E poi ce ne sono altre che continuano a vivere nella memoria, nelle fotografie, nei racconti delle corti e negli archivi dei grandi teatri. Serate nelle quali la danza non è stata soltanto arte, ma cerimonia, prestigio, diplomazia e potere. Per secoli il balletto ha avuto un rapporto privilegiato con la regalità. Prima ancora di diventare uno dei linguaggi artistici più raffinati d’Europa, la danza era uno strumento attraverso il quale il sovrano mostrava la propria magnificenza. Il palcoscenico diventava una seconda corte e il corpo del ballerino, disciplinato fino alla perfezione, raccontava ordine, armonia e autorità. Ancora oggi, quando le porte di un palco reale si aprono e una sovrana, un re, un principe o una principessa prendono posto davanti alla scena, qualcosa di quella tradizione torna inevitabilmente a vivere. Queste sono alcune delle notti in cui la storia della monarchia ha incontrato la storia del balletto. IL RE CHE DIVENNE IL SOLE Versailles, 1653 Tutto comincia con un’immagine. Un giovane Luigi XIV appare sul palcoscenico del Ballet de la Nuit. Ha appena quindici anni e interpreta il Sole. Non è un dettaglio teatrale. È una dichiarazione destinata a diventare ...

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Perché sono qui? La vera spinta all’arte della danza

C’è una domanda fondamentale che ogni allievo dovrebbe porsi prima di varcare la soglia di una sala di danza: perché sono qui?  La risposta è diversa per ogni persona, ma quella che porta alla danza è unica: è la spinta autentica, la passione e la voglia di imparare. Un allievo infatti non dovrebbe avvicinarsi alla danza per cercare consensi e applausi che soddisfano l’ego. Questo approccio lo porterà a non conoscere mai il senso della danza. Alla prima frustrazione, alla prima volta che le cose non vanno come si aspetta o vorrebbe, si stancherà e rinuncerà. E così farà nella vita. Chi ha trovato la vera risposta a quella domanda è spinto da un fuoco che non si spegne quando la lezione diventa faticosa o il passo non riesce e possiede il desiderio di provare e riprovare. Danzare non è mera ripetizione fisica. È uno sforzo cognitivo continuo che richiede presenza mentale, capacità di analisi, prontezza intellettiva e sensibilità artistica. La consapevolezza di essere eterni allievi, felici di scoprire ogni giorno qualcosa di nuovo su di sé e sulla danza, è un motore potente, l’unico che porta a risultati soddisfacenti e duraturi, anche nello sviluppo della personalità. La sala danza, tra le ...

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Annunciati i cast dell’immortale Giselle al Teatro alla Scala

Con dieci recite dal 1° al 23 ottobre il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala affida a Giselle la ripartenza della sua Stagione dopo la pausa estiva. Nella classica coreografia di Coralli/Perrot ripresa da Yvette Chauviré per la prima volta alla Scala nel 1950, è una produzione che fa parte dalla storia scaligera, così come l’allestimento firmato appositamente da Aleksandr Benois, conservato e rinnovato nel tempo senza alterarne l’identità. Patrimonio della Scala e dei suoi artisti, che hanno infuso ad ogni ripresa linfa nuova e nuove emozioni, è tra i balletti più rappresentati e rappresentativi della Compagnia, e per questo protagonista di innumerevoli tournée internazionali: dall’Oman al Brasile, dalla Cina alla Francia, dagli Stati Uniti all’Australia, dal Kuwait alla Cina, con la più recente presenza nel 2024 presso il Grand Theatre di Shanghai dove il pubblico cinese è rimasto conquistato da questa produzione e dall’interpretazione del Corpo di Ballo scaligero in uno dei capisaldi del suo repertorio. Anche alla Scala è uno dei titoli più proposti, grazie ai quali apprezzare e mettere a frutto la maturazione artistica di ruoli già affrontati in precedenza, e offrire alle nuove generazioni l’opportunità di cimentarsi in questa produzione; non ultimo, proseguire in uno ...

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Akira Uchida: nuova voce della danza contemporanea internazionale

Ci sono artisti che appartengono a una disciplina e altri che sembrano aver bisogno di attraversarle tutte. Akira Uchida appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Danzatore, coreografo, movement director e creative director, originario di Ottawa e oggi residente a New York, Uchida sta costruendo un percorso nel quale la danza non appare mai come un linguaggio isolato. Il movimento è il suo strumento principale, ma intorno a quel movimento ruotano musica, cinema, fotografia, animazione, moda, cultura dei club e arti visive. Il suo lavoro nasce proprio nello spazio in cui queste forme si incontrano, in quella zona intermedia che lui stesso considera particolarmente fertile. Forse è questo il primo elemento da comprendere per avvicinarsi alla sua arte: Akira Uchida non sembra interessato a scegliere un territorio e a difenderne i confini. Al contrario, sembra volerli attraversare. E il corpo diventa il luogo nel quale questi attraversamenti avvengono. La sua storia artistica comincia molto presto. Cresciuto a Ottawa con entrambi i genitori impegnati professionalmente nel fitness, durante il periodo di grande diffusione dell’aerobica negli anni Novanta, è entrato fin dall’infanzia in contatto con la musica ad alta energia e con una fisicità fortemente legata al ritmo. La danza sarebbe diventata progressivamente ...

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I grandi coreografi nella storia della danza: Kurt Jooss

Kurt Jooss appartiene a quella rara schiera di artisti capaci di trasformare la danza in un linguaggio capace di interrogare l’uomo e il suo tempo. La sua arte non nasceva dal semplice desiderio di creare movimento, ma dalla necessità di dare forma visibile ai sentimenti, ai conflitti e alle inquietudini che attraversano l’esistenza. Nelle sue composizioni il gesto non era mai un elemento decorativo: ogni passo, ogni pausa, ogni linea del corpo possedeva un significato profondo, diventando parola silenziosa di una narrazione intensa e universale. La grandezza di Jooss risiede nella capacità di unire la precisione della tecnica classica con la libertà espressiva della danza moderna. Egli seppe superare i confini tradizionali del balletto, cercando una nuova armonia tra disciplina e autenticità, tra bellezza formale e verità umana. Il corpo, nelle sue creazioni, non era soltanto uno strumento estetico, ma un mezzo attraverso cui raccontare fragilità, passioni, paure e speranze. La danza diventava così un teatro dell’anima, dove il movimento rivelava ciò che spesso le parole non riescono a esprimere. La sua poetica si distingue per un equilibrio raffinato tra intensità drammatica e chiarezza compositiva. Jooss possedeva uno sguardo profondamente teatrale: costruiva immagini capaci di rimanere impresse nella memoria, affidandosi ...

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Novità editoriale: Steven Caras e il balletto nell’obiettivo

Tra le pubblicazioni dedicate al mondo della danza più attese dell’autunno 2026, Through the Lens of a Dancer di Steven Caras si distingue per una ragione molto particolare: è il racconto di un uomo che il balletto lo ha vissuto prima con il proprio corpo e poi attraverso l’obiettivo di una macchina fotografica. In uscita il 15 settembre 2026, il memoir promette di attraversare più di una dimensione della storia della danza americana, intrecciando esperienza personale, memoria artistica e fotografia. La vicenda di Caras comincia in modo tutt’altro che scontato. Si avvicina al balletto a quindici anni, un’età considerata relativamente tarda per chi aspira a una carriera professionale nella danza. All’inizio, inoltre, deve confrontarsi con un’idea molto radicata nella società del tempo: quella secondo cui il balletto non fosse un’attività adatta a un ragazzo. È proprio da questa esitazione iniziale che prende forma un percorso destinato a cambiare completamente la sua vita. Nel giro di pochi anni, Caras entra infatti nel New York City Ballet, una delle compagnie più importanti della storia della danza americana, e si trova a lavorare sotto la guida di George Balanchine. Per un appassionato di balletto, questo è già uno degli elementi che rendono il ...

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La danza è il risveglio dell’eleganza

    È nel confine tra l’intenzione e il movimento che risiede l’eleganza, qualità che spesso rimane addormentata, schiacciata dal peso della frenesia quotidiana e dalla postura da scrivania o banco scolastico. Neurobiologicamente, l’essere umano possiede un senso innato delle proporzioni, del ritmo e dell’equilibrio. Il cervello è cablato per cercare l’armonia biomeccanica. La danza agisce come un catalizzatore. Stimola i recettori propriocettivi, quella rete di sensori che informa il cervello su dove si trovi il corpo nello spazio. Insegna a percepire l’asse verticale, ossia la colonna vertebrale, come canale di energia. L’eleganza latente viene risvegliata: le spalle si abbassano, il collo si allunga, il peso si distribuisce in modo uniforme. Il corpo smette di subire la gravità, ci dialoga, la sfida e la trasforma. La danza, più di altre discipline fisiche, ha il potere di perfezionare questo tratto grazie all’unione di tre elementi fondamentali. Consapevolezza dello spazio e del limite. Ballare richiede di conoscere i confini e lo spazio altrui. Il ballerino impara a muoversi con precisione, a eliminare il gesto superfluo, la rigidità e l’inutile dispendio energetico. Economia del gesto, la vera grazia. Un movimento è elegante quando sembra privo di sforzo. La danza addestra i muscoli stabilizzatori ...

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Heather Ogden, l’ultimo inchino della grande Principal canadese

Una delle interpreti più amate e rappresentative del balletto canadese si prepara a lasciare il palcoscenico. Heather Ogden concluderà la sua straordinaria carriera al National Ballet of Canada al termine della stagione 2026/27. Ma il suo addio sarà, in realtà, un arrivederci. C’è un momento, nella carriera di ogni grande artista, in cui il sipario che si chiude non rappresenta soltanto la fine di uno spettacolo, ma la conclusione di un’intera epoca. Per Heather Ogden, quel momento arriverà al termine della stagione 2026/27, quando la Principal del National Ballet of Canada saluterà ufficialmente la compagnia dopo una delle carriere più importanti e celebrate della danza canadese. Originaria di Vancouver, Ogden tornerà però nella sua città proprio in occasione di uno degli appuntamenti più simbolici della prossima stagione. Il pubblico avrà infatti l’opportunità di assistere a una delle sue ultime esibizioni da Principal del National Ballet of Canada durante la tournée inaugurale di Ballet Vancouver, l’11 e 12 settembre al Vancouver Playhouse, nel programma Apollo & Other Works. Un ritorno a casa dal forte valore emotivo: la città che l’ha vista crescere artisticamente potrà così accompagnare una delle sue figlie più illustri verso l’ultimo capitolo di una carriera costruita ai vertici ...

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Il TAM Ballet apre la stagione con due étoiles internazionali

Per l’apertura della nuova stagione, il TAM Ballet porta sul palcoscenico due autentiche star della danza internazionale: le étoiles Anna Tsygankova e Giorgi Potskhishvili, Primi Ballerini del Dutch National Ballet, che saranno in scena grazie alla collaborazione con Into Dance. Due interpreti amatissimi dal pubblico degli appassionati di balletto, che uniscono straordinaria tecnica, carisma e una forte presenza scenica. Per Giorgi Potskhishvili si tratta inoltre di un ritorno particolarmente atteso sul palcoscenico del TAM, dopo il grande successo riscosso al Roberto Bolle and Friends, dove aveva conquistato il pubblico dell’Arcimboldi con la sua energia e il suo talento. Ispirato al capolavoro di Miguel de Cervantes, Don Quijote de la Mancha, il balletto debuttò nel 1869 al Teatro Bolshoi di Mosca con la coreografia di Marius Petipa e le musiche di Ludwig Minkus, affermandosi come uno dei grandi classici del repertorio e una delle opere più rappresentative della tradizione accademica. L’allestimento proposto dal TAM Ballet restituisce tutta l’energia e il colore della Spagna immaginata da Cervantes, alternando scene corali, danze di carattere e pagine di grande virtuosismo tecnico. Il racconto prende forma attraverso le vicende di Don Chisciotte e del suo inseparabile scudiero Sancho Panza, sullo sfondo della storia d’amore tra ...

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Il direttore artistico Stéphane Fournial “allo specchio”

Qual è il tuo balletto classico preferito? Giselle, senza alcun dubbio. Credo sia uno dei più grandi capolavori mai creati nella storia della danza. È un balletto che riesce a unire tecnica, poesia, teatro e musica in un equilibrio perfetto. Ogni volta che lo guardo o lo rivivo, mi ricorda una lezione fondamentale: la tecnica è indispensabile, ma da sola non basta. Diventa arte soltanto quando smette di mettersi in mostra e si mette completamente al servizio dell’emozione e del racconto. È proprio questo che rende Giselle immortale. Qual è il tuo balletto contemporaneo preferito? Ho avuto la fortuna di lavorare con un artista che considero un autentico genio: Joseph Lazzini. Opere come Ecce Homo, E = mc², Il Mandarino Meraviglioso e Salomé erano incredibilmente avanti rispetto al loro tempo. Ma ciò che mi ha lasciato non è stato soltanto un patrimonio coreografico. Da lui ho imparato che una coreografia non è fatta soltanto di passi. È fatta di atmosfera, di silenzi, di luci, di spazio, di ritmo teatrale. Mi ha insegnato a vedere il palcoscenico come un luogo dove ogni elemento racconta qualcosa e dove nulla è lasciato al caso. È un insegnamento che mi accompagna ancora oggi. Il ...

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