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Jean-Christophe Maillot entra nel repertorio dell’Opéra national de Paris

Creato il 29 dicembre 1995 nella Salle Garnier dell’Opéra de Monte-Carlo, Vers un pays sage è un balletto di 28 minuti che sposa la musica Fearful Symmetries di John Adams. Jean-Christophe Maillot vi rende omaggio a suo padre, il pittore Jean Maillot, scomparso prematuramente dopo aver firmato quasi 260 scenografie e costumi per opere, balletti e opere teatrali. Caratterizzata da una fisicità decisa, l’opera lancia una sfida ai ballerini: superarsi artisticamente per portare a termine questi ventotto minuti di movimento continuo. Bandendo i momenti di stasi, Jean-Christophe Maillot celebra la vita a immagine di un padre che vi ha dedicato un’energia sfrontata; Vers un pays sage è un’ode alla gioia di vivere. Questo ingresso nel repertorio fa parte della serata Paysages intérieurs, presentata dall’11 ottobre al 7 novembre 2026 al Palais Garnier, che riunisce tre brani incentrati sull’esplorazione intima delle emozioni e del movimento. Insieme al pezzo di Jean-Christophe Maillot saranno presentati Rearray di William Forsythe e Busk della coreografa canadese Aszure Barton, che fa anch’essa il suo debutto all’Opéra de Paris. La rappresentazione del 16 ottobre 2026 sarà preceduta dal tradizionale Défilé du Ballet. La trasmissione del balletto ai ballerini del Ballet de l’Opéra national de Paris è affidata a ...

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L’addio dei Ballets Russes al palcoscenico (1929)

Il 26 luglio 1929, alla Royal Opera House di Covent Garden a Londra, i Ballets Russes tennero quella che sarebbe passata alla storia come la loro ultima rappresentazione. Nessuno degli artisti presenti poteva immaginare che quella serata avrebbe segnato la fine della compagnia che, per vent’anni, aveva rivoluzionato il balletto e influenzato profondamente tutte le arti del Novecento. Fondati nel 1909 da Sergej Pavlovič Djagilev, i Ballets Russes trasformarono il concetto stesso di spettacolo, dando vita a un’inedita sintesi tra danza, musica, pittura, scenografia e costume. Attorno a Djagilev si riunirono alcuni dei più grandi protagonisti dell’arte moderna: i coreografi Michel Fokine, Vaslav Nijinsky, Léonide Massine, Bronislava Nijinska e George Balanchine; i compositori Igor Stravinskij, Claude Debussy, Maurice Ravel, Sergej Prokof’ev ed Erik Satie; gli artisti Léon Bakst, Alexandre Benois, Pablo Picasso, Henri Matisse, Georges Braque e Joan Miró, autori di scene e costumi destinati a entrare nella storia dell’arte. L’ultima stagione londinese del 1929 fu organizzata personalmente da Djagilev nonostante le crescenti difficoltà economiche e il progressivo peggioramento delle sue condizioni di salute. Fu una stagione di straordinaria vitalità creativa, nella quale debuttarono nuovi balletti come Le Bal, con musica di Vittorio Rieti e coreografia di George Balanchine, e ...

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La stagione di danza 26/27 dell’Opéra Grand Avignon

La danza torna protagonista all’Opéra Grand Avignon nella stagione 2026/2027 con un programma che attraversa linguaggi, sensibilità e geografie differenti, confermando la vocazione internazionale di un’istituzione sempre più attenta alla contemporaneità. Il nuovo cartellone intreccia creazioni del Ballet de l’Opéra Grand Avignon, ospitalità di importanti compagnie francesi e internazionali e gli appuntamenti del festival Les Hivernales, costruendo un percorso nel quale il balletto non è soltanto repertorio, ma soprattutto ricerca, confronto e capacità di interrogare il presente. L’apertura della stagione dedicata alla danza è affidata, il 28 novembre 2026, allo Xie Xin Dance Theatre, una delle realtà più interessanti della scena coreografica cinese contemporanea. La presenza della compagnia ad Avignone introduce fin dall’inizio una dimensione internazionale e testimonia la volontà dell’Opéra di mettere in dialogo tradizioni e culture lontane attraverso il linguaggio universale del corpo. È una scelta significativa, perché la nuova stagione sembra nascere proprio dall’idea della danza come territorio d’incontro, nel quale differenti estetiche possono convivere senza rinunciare alla propria identità. A dicembre sarà invece il Ballet de l’Opéra Grand Avignon a occupare il palcoscenico con Prométhée, in programma il 19 e 20 dicembre. La creazione porta la firma di Martin Harriague e si confronta con una delle ...

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Quando il corpo parla: il significato delle posizioni

Nella danza classica, ogni posizione racconta qualcosa prima ancora che il corpo inizi a muoversi. Non è soltanto una forma da imparare, né un esercizio di precisione destinato a diventare automatico con la pratica: è un modo di abitare lo spazio, di mettere in relazione il corpo con ciò che lo circonda e, soprattutto, di dare un significato al gesto. Le posizioni della danza classica costituiscono una sorta di linguaggio silenzioso, fatto di linee, direzioni, equilibrio e intenzione. Dietro la loro apparente semplicità si nasconde una disciplina che insegna al danzatore a conoscere il proprio corpo e a trasformarlo in uno strumento capace di comunicare. Le cinque posizioni fondamentali dei piedi rappresentano forse l’esempio più evidente di questo principio. Prima ancora di essere il punto di partenza di innumerevoli passi, esse educano il corpo all’ordine, alla simmetria e alla consapevolezza. La prima posizione, con i talloni uniti e le gambe ruotate verso l’esterno, suggerisce un’apertura: il corpo sembra dichiarare di essere pronto a entrare nello spazio, a lasciarsi attraversare dal movimento. La seconda amplia quella sensazione, allontanando i piedi e creando una base più estesa. È una posizione che può essere letta come un’apertura ancora maggiore, quasi come se il ...

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La danza è un’opera d’arte che si consuma nel momento stesso in cui nasce

I riflettori si accendono. Il brusio in sala si spegne. Il sipario si apre. Il tempo sembra fermarsi e inizia la danza. Corpi, luci, musica, tecnica ed emozioni si fondono per dare vita a storie da condividere. La mente del danzatore e dello spettatore si svuota dei problemi, dei programmi e della quotidianità per entrare in un mondo magico e rigenerante. Questa forma d’arte scenica è così potente perché possiede una caratteristica unica: la fugacità. A differenza di un quadro in un museo, di un film o di una poesia, la danza esiste solo nel momento in cui accade, svela la propria bellezza e svanisce un secondo dopo. È un’opera d’arte che si consuma nel momento stesso della sua creazione. La natura effimera non è un limite, ma il cuore pulsante dell’esperienza coreutica. Ciò che accade in scena non sarà mai identico a ciò che accadrà all’esibizione successiva. Questa consapevolezza rende ogni movimento prezioso e trasforma la performance in un atto di comunicazione immediato e profondo. Il palcoscenico è il luogo in cui mesi di fatica si sciolgono per trasformarsi in libertà espressiva. Infatti, uno spettacolo è solo la punta dell’iceberg e nasce da un’infinità di abnegazione e sacrifici. Per ...

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Recensione del libro “Easy to Remember…” di Natalia Strozzi

Ci sono artisti che affidano la propria memoria alle cronache, alle recensioni, agli archivi dei teatri. E ce ne sono altri che, a un certo punto del proprio percorso, sentono la necessità di fermarsi e di raccontare in prima persona ciò che è stato. È da questa esigenza che nasce Easy to Remember… Album of Memories of an Artist, il libro di Natalia Strozzi, oggi riproposto in lingua inglese da Edizioni Polistampa dopo la sua precedente pubblicazione italiana Facile da ricordare del 2006 e le due versioni russe del 2004 e del 2016. Il titolo è già una dichiarazione d’intenti. Easy to Remember allude alla facilità apparente del ricordare, ma anche alla fragilità della memoria, alla sua capacità di selezionare, sovrapporre, trasformare. Un album di ricordi non è infatti mai un semplice catalogo del passato: è una rilettura del tempo attraverso ciò che è rimasto impresso nella coscienza. E nel caso di un’artista, il corpo stesso diventa parte di questo archivio. Natalia Strozzi costruisce il proprio racconto proprio a partire da questa consapevolezza. La sua è una memoria che non si limita a ripercorrere una carriera, ma cerca di restituire il senso umano e artistico di un’esistenza trascorsa in gran parte all’interno ...

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Nijinsky e Bronislava: il legame che trasformò la danza del ‘900

Ci sono fratelli nella storia dell’arte la cui vicinanza sembra appartenere alla biografia; e ce ne sono altri per i quali la parentela diventa una vera e propria forma di collaborazione creativa. Vaslav Nijinsky e Bronislava Nijinska appartengono alla seconda categoria. La loro storia non è semplicemente quella di un genio e della sorella che gli rimase accanto: è la storia di due artisti cresciuti nello stesso laboratorio familiare, formatisi attraverso la medesima disciplina, capaci per alcuni anni di sviluppare quasi un linguaggio privato del movimento e destinati infine a prendere strade differenti, pur rimanendo legati da un’eredità artistica comune. Per comprendere il rapporto fra i due bisogna liberarsi, anzitutto, da una delle distorsioni più persistenti nella storiografia del balletto: l’idea che Bronislava Nijinska sia importante soltanto perché fu la sorella di Nijinsky. La documentazione oggi disponibile racconta qualcosa di molto più interessante. Nijinska fu una danzatrice di primo piano e, soprattutto, una delle grandi coreografe del XX secolo. La sua enorme raccolta di documenti, conservata presso la Library of Congress, comprende carte personali, corrispondenza, quaderni coreografici, fotografie, programmi, disegni e scritti; una parte considerevole del materiale riguarda proprio il fratello. Il loro rapporto nasce in una famiglia di danzatori ...

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Il 9 ottobre 2026 si celebra la 3ª edizione del World Ballet Pianists Day

Una giornata internazionale dedicata ai pianisti della danza Il 9 ottobre 2026 si celebra la terza edizione del World Ballet Pianists Day, l’iniziativa internazionale nata per dare visibilità, riconoscimento e voce artistica ai pianisti che lavorano quotidianamente nel mondo della danza. Ideato nel 2024 dal pianista e compositore Massimiliano Greco, il World Ballet Pianists Day vuole mettere in luce una professione fondamentale per la formazione e la vita artistica dei danzatori e, più in generale, per la trasmissione del patrimonio musicale e coreografico del balletto. Il Maes al pianoforte per la danza non è semplicemente un accompagnatore: è un musicista che interpreta il movimento, costruisce con il danzatore il tempo, il fraseggio, il carattere e l’energia della lezione, della prova e della scena. Il World Ballet Pianists Day nasce per raccontare e valorizzare questa specifica identità artistica.   LE NOVITÀ DELLA TERZA EDIZIONE Il 2026 segna una nuova fase nello sviluppo del progetto, a partire dal nuovo sito ufficiale: www.worldballetpianistsday.com Uno spazio internazionale dedicato alla conoscenza della professione, alla sua storia, alle iniziative del World Ballet Pianists Day e alla costruzione di una comunità sempre più ampia di pianisti, danzatori, insegnanti e istituzioni. Il World Ballet Pianists Day sta inoltre ...

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Quando il balletto danzava per Re e Regine

Ci sono serate che finiscono quando cala il sipario. E poi ce ne sono altre che continuano a vivere nella memoria, nelle fotografie, nei racconti delle corti e negli archivi dei grandi teatri. Serate nelle quali la danza non è stata soltanto arte, ma cerimonia, prestigio, diplomazia e potere. Per secoli il balletto ha avuto un rapporto privilegiato con la regalità. Prima ancora di diventare uno dei linguaggi artistici più raffinati d’Europa, la danza era uno strumento attraverso il quale il sovrano mostrava la propria magnificenza. Il palcoscenico diventava una seconda corte e il corpo del ballerino, disciplinato fino alla perfezione, raccontava ordine, armonia e autorità. Ancora oggi, quando le porte di un palco reale si aprono e una sovrana, un re, un principe o una principessa prendono posto davanti alla scena, qualcosa di quella tradizione torna inevitabilmente a vivere. Queste sono alcune delle notti in cui la storia della monarchia ha incontrato la storia del balletto. IL RE CHE DIVENNE IL SOLE Versailles, 1653 Tutto comincia con un’immagine. Un giovane Luigi XIV appare sul palcoscenico del Ballet de la Nuit. Ha appena quindici anni e interpreta il Sole. Non è un dettaglio teatrale. È una dichiarazione destinata a diventare ...

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Perché sono qui? La vera spinta all’arte della danza

C’è una domanda fondamentale che ogni allievo dovrebbe porsi prima di varcare la soglia di una sala di danza: perché sono qui?  La risposta è diversa per ogni persona, ma quella che porta alla danza è unica: è la spinta autentica, la passione e la voglia di imparare. Un allievo infatti non dovrebbe avvicinarsi alla danza per cercare consensi e applausi che soddisfano l’ego. Questo approccio lo porterà a non conoscere mai il senso della danza. Alla prima frustrazione, alla prima volta che le cose non vanno come si aspetta o vorrebbe, si stancherà e rinuncerà. E così farà nella vita. Chi ha trovato la vera risposta a quella domanda è spinto da un fuoco che non si spegne quando la lezione diventa faticosa o il passo non riesce e possiede il desiderio di provare e riprovare. Danzare non è mera ripetizione fisica. È uno sforzo cognitivo continuo che richiede presenza mentale, capacità di analisi, prontezza intellettiva e sensibilità artistica. La consapevolezza di essere eterni allievi, felici di scoprire ogni giorno qualcosa di nuovo su di sé e sulla danza, è un motore potente, l’unico che porta a risultati soddisfacenti e duraturi, anche nello sviluppo della personalità. La sala danza, tra le ...

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