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Carla Fracci e Giselle: l’identificazione perfetta

Esistono grandi ballerine che interpretano un ruolo e, più raramente, artiste che finiscono per incarnarlo fino a diventarne il riferimento storico. Carla Fracci appartiene senza alcun dubbio alla seconda categoria. Se la sua carriera è stata straordinariamente vasta – comprendendo i grandi titoli del repertorio classico, neoclassico e contemporaneo – è in Giselle che la ballerina milanese ha raggiunto una forma di identificazione artistica pressoché assoluta, tanto da essere universalmente riconosciuta come la Giselle del Novecento. Il balletto di Adolphe Adam, su libretto di Théophile Gautier, Jules-Henri Vernoy de Saint-Georges e Jean Coralli, rappresenta probabilmente la più alta espressione del Romanticismo coreutico. La sua protagonista attraversa una trasformazione drammatica senza eguali: giovane contadina ingenua e innamorata nel primo atto, spirito ultraterreno e incarnazione del perdono nel secondo. È un percorso che richiede non soltanto una tecnica impeccabile, ma anche una profondissima maturità interpretativa. Carla Fracci seppe fondere entrambe le dimensioni con una naturalezza che pochi artisti hanno mai raggiunto. Diplomatasi alla Scuola di Ballo del Teatro alla Scala nel 1954, Carla Fracci si impose rapidamente come una delle maggiori promesse della danza italiana. Fu proprio il repertorio romantico a rivelare pienamente la sua personalità artistica. Negli anni Sessanta la sua ...

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Alessandra Ferri conquista Vienna: il Wiener Staatsballett cresce anche nei numeri

Non è soltanto una vittoria artistica. Per Alessandra Ferri, il primo anno alla guida del Wiener Staatsballett si sta rivelando anche un successo misurabile nei risultati economici e nella risposta del pubblico, un aspetto che nel mondo della danza, oggi più che mai, rappresenta un indicatore fondamentale della solidità di un progetto culturale. Secondo quanto riportato dal quotidiano austriaco Der Standard, la stagione appena conclusa ha fatto registrare risultati di assoluto rilievo. Gli spettacoli ospitati alla Wiener Staatsoper hanno raggiunto il tutto esaurito, con un tasso di occupazione del 100%, mentre le rappresentazioni alla Volksoper hanno toccato circa il 94% dei posti disponibili. Complessivamente il Wiener Staatsballett ha accolto circa 150.000 spettatori, superando gli otto milioni di euro di incassi. Numeri che raccontano molto più di un semplice successo al botteghino. Rivelano infatti la capacità di Ferri di conquistare un pubblico tradizionalmente molto esigente come quello viennese, da sempre abituato a confrontarsi con alcune delle istituzioni musicali e coreutiche più prestigiose al mondo. Quando, nel 2025, l’étoile italiana fu chiamata a succedere a Martin Schläpfer, l’incarico venne accolto con grande interesse ma anche con inevitabili interrogativi. Ferri rappresentava una delle ballerine più amate della storia recente del balletto internazionale, ma ...

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L’8 aprile 1924 nasceva l’illustre Vittoria Ottolenghi

Nel giorno dell’anniversario di nascita di Vittoria Ottolenghi, il ricordo si fa inevitabilmente riflessione sul peso che una singola voce può esercitare nel plasmare un intero panorama culturale. Non si tratta soltanto di celebrare una figura eminente della critica di danza, ma di riconoscere un’intelligenza capace di attraversare epoche, linguaggi e mutamenti sociali, mantenendo sempre una lucidità rara e una passione inesauribile. Nata a Roma l’8 aprile 1924, Ottolenghi cresce in un contesto in cui l’arte è già parte integrante della vita quotidiana, ma sarà la danza, in particolare, a diventare il suo territorio privilegiato di indagine. In un’Italia che usciva lentamente dalle macerie della guerra e cercava nuovi codici espressivi, la sua voce si impose con un rigore e una sensibilità fuori dal comune. Non era una semplice osservatrice: era una mediatrice tra il gesto scenico e il pubblico, tra l’effimero della performance e la permanenza della parola scritta. La sua scrittura si distingueva per una qualità rara: la capacità di rendere visibile ciò che per natura è destinato a svanire. La danza vive nell’istante, si consuma nel tempo di un’esecuzione; Ottolenghi, invece, riusciva a fissarla sulla pagina senza tradirne l’essenza. Nei suoi articoli e saggi, il movimento non ...

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