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Il maestro internazionale Franco De Vita “allo specchio”

Qual è il tuo balletto classico preferito? Giselle. Qual è il tuo balletto contemporaneo preferito? Giselle di Mats Ek. Quale teatro occupa un posto speciale nel tuo cuore? Il Metropolitan Opera House di New York. Quale romanzo ti piacerebbe maggiormente vedere adattato in un balletto? Il Piccolo Principe. E quale film pensi potrebbe diventare un ottimo balletto? Evita. Quale costume di scena ti è piaciuto di più indossare? Uccellino Azzurro. Quale colore associ alla danza? Viola. Di che profumo sa la danza? Dolce. Qual è il brano musicale più bello mai scritto per un balletto? La Bella Addormentata. Quale film di danza consideri imprescindibile? Due vite una svolta. Chi sono le tue due leggende della danza del passato, un uomo e una donna? Carla Fracci e Rudolf Nureyev. Qual è il tuo passo o movimento di danza preferito? Batteria – Entrechat. Tra i grandi personaggi del repertorio del balletto classico, quale avresti voluto essere nella vita reale? Franz in Coppélia. Chi consideri il più grande genio della coreografia di tutti i tempi? George Balanchine. Se potessi tornare indietro nel tempo e incontrare Tersicore, cosa le diresti? Sarebbe orgogliosa della straordinaria bellezza dei ballerini di tutto il mondo. In tre parole, ...

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Il maestro internazionale Raymond Lukens “allo specchio”

Qual è il tuo balletto classico preferito? Les Sylphides, nella versione originale di Michel Fokine, preservata da Dimitri Romanoff. Non la versione resa celebre dal film con Mikhail Baryshnikov: quella oggi in repertorio è stata riportata in scena da Kirk Peterson su richiesta di Kevin McKenzie. Qual è il tuo balletto contemporaneo preferito? Rodeo. Quale teatro occupa un posto speciale nel tuo cuore? Il Metropolitan Opera House di New York. Quale romanzo ti piacerebbe maggiormente vedere adattato in un balletto? Una banda di idioti (A Confederacy of Dunces) di John Kennedy Toole. E quale film pensi potrebbe diventare un ottimo balletto? Frida. Quale costume di scena ti è piaciuto di più indossare? Quello di The Four Temperaments. Quale colore associ alla danza? Il bianco. Perché contiene tutti i colori, come la danza contiene tutte le emozioni. È il colore della luce, dell’eleganza e di quella pagina ancora vuota sulla quale il corpo comincia a scrivere. Di che profumo sa la danza? Sa di palcoscenico: di legno, di resina, di sudore e di fiori. Ma soprattutto sa di passione. È un profumo che non si può comprare e che, una volta respirato, rimane per sempre. Qual è il brano musicale più ...

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Onegin all’ABT: una storia senza tempo di amore e rimpianto

Nel cuore pulsante di New York, là dove la scena artistica mondiale trova una delle sue espressioni più alte, il sipario della Metropolitan Opera House si prepara a sollevarsi su un ritorno attesissimo. Dal 23 al 27 giugno 2026, Onegin torna a incantare il pubblico nella stagione estiva dell’American Ballet Theatre, riportando in vita una storia che attraversa il tempo con la delicatezza e la forza delle emozioni più autentiche. Ispirato al celebre romanzo in versi di Aleksandr Puškin e accompagnato dalle musiche di Pëtr Il’ič Čajkovskij, questo balletto non è soltanto una trasposizione narrativa, ma un’esperienza sensoriale e profondamente emotiva. La vicenda di Tatiana e Onegin si dispiega con una grazia struggente, fatta di gesti sospesi, sguardi che parlano più delle parole e scelte che arrivano sempre un istante troppo tardi. È una storia di occasioni perdute, di sentimenti non confessati, di un amore che cresce nell’ombra e si rivela quando ormai il tempo ha già imposto il suo prezzo. La coreografia dà corpo a una tensione interiore che vibra in ogni passo. Tatiana, con la sua sensibilità sognante e la sua evoluzione emotiva, diventa il fulcro di una narrazione che esplora la vulnerabilità e la maturità. Onegin, invece, ...

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L’arte dell’American Ballet Theatre in tournée ad aprile 2026

Nel mese di aprile 2026 l’attività dell’American Ballet Theatre si inserisce in quella fase intermedia della stagione che, pur priva della stabilità di una lunga tenitura nella sede newyorkese, rivela con particolare chiarezza la natura itinerante e internazionale della compagnia. Fondata nel 1939 da Lucia Chase e Richard Pleasant, l’ABT nacque con l’ambizione di creare negli Stati Uniti una compagnia capace di raccogliere e rappresentare l’intero patrimonio del balletto classico e moderno. Questo spirito enciclopedico è rimasto una costante nel corso dei decenni e continua a riflettersi anche nella programmazione contemporanea. Dopo aver concluso a marzo la propria stagione primaverile al David H. Koch Theater di New York, dove sono stati presentati lavori che spaziano dal repertorio classico alle creazioni del Novecento e contemporanee, la compagnia prosegue in aprile con una tournée che la porta sulla costa occidentale degli Stati Uniti. In particolare, tra il 9 e il 12 aprile 2026, l’ABT è impegnato al Segerstrom Center for the Arts con una serie di rappresentazioni di Sylvia, balletto su musica di Léo Delibes che occupa un posto significativo nella storia del repertorio ottocentesco. Sylvia, presentato per la prima volta nel 1876 all’Opéra di Parigi, rappresenta uno dei primi esempi di ...

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Il primo ballerino Andrea Volpintesta “allo specchio”

Il balletto classico preferito? Scegliere un balletto classico preferito, per un danzatore, è davvero complicato. Ho avuto la fortuna di interpretarne molti e ognuno mi è rimasto nel cuore. Posso dire sinceramente Manon di Kenneth MacMillan, Onegin di John Cranko, ma anche i balletti di Rudolf Nureyev, come Il lago dei cigni, La bella addormentata e Don Chisciotte. Non è uno solo, ma ben cinque: faccio davvero molta fatica a scegliere quale, tra questi, sia il mio preferito. Il balletto contemporaneo prediletto? Sicuramente In the Middle, Somewhat Elevated di William Forsythe e poi il balletto che ha fatto innamorare me e Sabrina Brazzo, quello che ha fatto scattare la scintilla tra di noi e cioè Now and Then di John Neumeier. Il teatro del cuore? Il teatro del cuore non può che essere il Teatro alla Scala. Per me, fin da bambino, è stato il teatro prediletto: il luogo in cui sognavo di arrivare, di studiare, di crescere e di ballare. Non ci sono riuscito subito, perché ho avuto una parentesi all’Aterballetto di Reggio Emilia, ma in età piuttosto giovane ho avuto la fortuna di entrare con la direzione di Elisabetta Terabust. Devo dire che ho realizzato il mio sogno, ...

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Il direttore artistico e coreografo Ricardo Cue “allo specchio”

Il balletto classico preferito? La Sylphide e La bella addormentata. Il balletto contemporaneo prediletto? Serenade (Balanchine), Revelations (Ailey). Il Teatro del cuore? Metropolitan Opera House, New York. Un romanzo da trasformare in balletto? Un romanzo che sto scrivendo. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? The Sound of Music. Il costume di scena indossato che hai preferito? Romeo e Giulietta (MacMillan). Quale colore associ alla danza? La luce. Che profumo ha la danza? Jazmin. La musica più bella scritta per balletto? Lo Schiaccianoci. Il film di danza irrinunciabile? West Side Story. I tuoi miti della danza del passato? Rudolf Nureyev, Antonio, Maya Plisetskaya, Lola Greco. Il tuo “passo di danza” preferito? Pirouette in attitude renversé en dehors. Chi ti sarebbe piaciuto essere nella vita reale tra i personaggi del grande repertorio di balletto classico? Nessuno. Chi è stato il genio per eccellenza nell’arte coreografica? Marius Petipa. Tornando indietro, se incontrassi Tersicore, cosa le diresti? Balliamo? Tre parole per descrivere la disciplina della danza? Rigore con Bellezza ed Emozione. Come ti vedi oggi allo specchio? Sorridendo di gioia. Michele Olivieri www.giornaledelladanza.com © Riproduzione riservata

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La danzatrice, performer e coreografa Cristina Rizzo “allo specchio”

Il balletto classico preferito? Giselle. Il balletto contemporaneo prediletto? Undertainment di William Forsythe. Il Teatro del cuore? Metropolitan Opera House di NY. Un romanzo da trasformare in balletto? Crash di David Cronenberg. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? Memoria di Apichatpong Weerasethakul. Il costume di scena indossato che hai preferito? Un costume olimpionico nero nello spettacolo POOL. Quale colore associ alla danza? White cloud. Che profumo ha la danza? Mood. La musica più bella scritta per balletto? L’uccello di fuoco di Igor Stravinsky. Il film di danza irrinunciabile? All that Jazz diretto da Bob Fosse. I tuoi miti della danza del passato, uomo e donna? Rudolf Nurejev e Simone Forti. Il tuo “passo di danza” preferito? Pirouettes. Chi ti sarebbe piaciuto essere nella vita tra i grandi personaggi del balletto? Giselle. Chi è stato il genio per eccellenza nell’arte coreografica? William Forsythe. Tornando indietro, se incontrassi Tersicore, cosa Le diresti? Liberati e liberaci da chi ci dice continuamente cosa è Danza e cosa non è Danza! Tre parole per descrivere la disciplina della danza? “Non ci pensare”. Come ti vedi oggi allo specchio? Radiosa. Michele Olivieri www.giornaledelladanza.com © Riproduzione riservata

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Maria Bonfanti: la danzatrice che aprì il sipario sull’America

Nell’Ottocento, quando la danza classica era ancora avvolta nei veli romantici dei teatri europei, una giovane donna italiana attraversò l’oceano per portare l’eleganza del balletto in un mondo che stava appena imparando a guardarlo. Maria Bonfanti non fu solo una ballerina: fu pioniera, ambasciatrice culturale, e per certi versi una rivoluzionaria. La sua storia è quella di un ponte tra vecchio e nuovo mondo, tra disciplina e libertà, tra tradizione e futuro. Nata nel 1847 a Milano, Maria Bonfanti si formò alla prestigiosa scuola di ballo del Teatro alla Scala, sotto l’egida del metodo Blasis. Si trattava di una scuola dura, rigorosa, dove l’eleganza era una questione di geometrie corporee, di equilibrio perfetto tra grazia e forza. La giovane Maria imparò a dominare il corpo e la scena, costruendo giorno dopo giorno quella che sarebbe diventata una carriera luminosa, ma tutt’altro che scontata. Negli anni Sessanta dell’Ottocento, Maria salpò per gli Stati Uniti, portando con sé il bagaglio della danza classica europea e la determinazione di chi sa di poter cambiare qualcosa. Fece il suo debutto a New York nel 1866 nello spettacolo The Black Crook, considerato da molti il primo musical americano. Il pubblico, che non era abituato a ...

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Giselle

ABT – “Giselle” al Metropolitan di New York

C’è grande attesa per il debutto di Giselle dell’American Ballet Theatre che andrà in scena al Metropolitan di New York dal 3 all’8 luglio 2023. La coreografia, su musiche di Adolphe Adam, è ripresa secondo la versione originale di Jean Coralli, Jules Perrot e Marius Petipa, su libretto di Théophile Gautier e tema di Heinrich Heine. La versione dell’ABT è firmata Kenin McKenzie, con orchestrazione di John Lanchbery, scenografie di Gianni Quaranta, costumi di Anna Anni e disegno luci di Jennifer Tipton. Giselle appartiene alla cosiddetta “era romantica” del balletto classico e si aggiunge alla schiera di balletti noti come “Ballets Blancs” (conosciuti anche come i grandi balletti bianchi) come Les Sylphides, La Sylphide e Il Lago dei Cigni. Il termine “Ballet Blanc” si riferisce ai balletti ispirati allo stile romantico del XIX secolo ed è spesso considerato la forma pura e classica del balletto, in cui la sia la prima ballerina principale che il corpo di ballo indossano tutù bianchi. Giselle è uno dei più antichi e popolari balletti classici tuttora eseguiti dalle compagnie di tutto il mondo. Considerato da molti “il più grande balletto del suo tempo”, fu definito da Cyril Beaumont “l’Amleto della danza”. Il paragone si ...

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L’American Ballet Theatre cancella la stagione alla Metropolitan Opera House

L’American Ballet Theatre non si esibirà al Metropolitan Opera House nel 2021. La notizia è stata diffusa dal New York Times. Il motivo principale che ha portato a questa scelta è l’impatto che l’emergenza Covid-19 ha avuto sulla sua capacità di prepararsi per la ripresa delle esibizioni dal vivo. “La stagione dell’American Ballet Theatre doveva iniziare alla fine della stagione, a giugno, il che aveva dato agli organizzatori la speranza di poter tenere fede ai loro piani”, ha detto il direttore esecutivo della compagnia, Kara Medoff Barnett. “Ma con il protrarsi della pandemia e l’aumento dei casi di virus questo autunno, la società ha stabilito che la messa in scena di una serie completa di spettacoli al chiuso a New York City non sarebbe stata fattibile”. Nonostante la battuta d’arresto, Kevin McKenzie, direttore artistico della compagnia, si è detto “fiducioso”: l’ensemble troverà modi creativi per fare e condividere la danza fino a quando non sarà possibile esibirsi di nuovo. “Sappiamo che possiamo farlo e continuare a creare, perché alla fine questa è la nostra linfa vitale”, ha aggiunto. www.giornaledelladanza.com  

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