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Recensione del libro “Easy to Remember…” di Natalia Strozzi

Ci sono artisti che affidano la propria memoria alle cronache, alle recensioni, agli archivi dei teatri. E ce ne sono altri che, a un certo punto del proprio percorso, sentono la necessità di fermarsi e di raccontare in prima persona ciò che è stato. È da questa esigenza che nasce Easy to Remember… Album of Memories of an Artist, il libro di Natalia Strozzi, oggi riproposto in lingua inglese da Edizioni Polistampa dopo la sua precedente pubblicazione italiana Facile da ricordare del 2006 e le due versioni russe del 2004 e del 2016. Il titolo è già una dichiarazione d’intenti. Easy to Remember allude alla facilità apparente del ricordare, ma anche alla fragilità della memoria, alla sua capacità di selezionare, sovrapporre, trasformare. Un album di ricordi non è infatti mai un semplice catalogo del passato: è una rilettura del tempo attraverso ciò che è rimasto impresso nella coscienza. E nel caso di un’artista, il corpo stesso diventa parte di questo archivio. Natalia Strozzi costruisce il proprio racconto proprio a partire da questa consapevolezza. La sua è una memoria che non si limita a ripercorrere una carriera, ma cerca di restituire il senso umano e artistico di un’esistenza trascorsa in gran parte all’interno ...

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Beppe Menegatti, nel ricordo del suo anniversario di nascita

Nel ricordare Beppe Menegatti, nel giorno dell’anniversario della sua nascita, la prima immagine che viene alla mente non è forse quella dell’uomo che si mette in posa davanti a un obiettivo. È piuttosto quella di un uomo di teatro: attento, curioso, immerso nel lavoro, con gli occhi rivolti alla scena e a ciò che sulla scena stava per accadere. Perché Menegatti è stato soprattutto questo: un regista innamorato del teatro e della danza, un uomo che ha attraversato per decenni il mondo del balletto cercando di restituirgli una dimensione narrativa, umana, drammatica. Era nato a Firenze nel 1929 e la sua formazione si era sviluppata nel cuore della grande cultura teatrale italiana. L’incontro professionale con Luchino Visconti rappresentò una tappa fondamentale: accanto a uno dei maggiori registi del Novecento imparò il rigore della costruzione scenica, il valore della parola ma anche quello del silenzio, l’importanza di ogni dettaglio. Una lezione che avrebbe portato con sé quando la danza divenne sempre più il centro del suo lavoro. Menegatti non guardava al balletto soltanto come a un’arte di movimento. Lo considerava teatro. E in questa parola c’era tutta la sua idea di regia. Il corpo del danzatore doveva raccontare, la musica doveva ...

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Su Rai5 il documentario dedicato a Carla Fracci

Ci sono artisti che appartengono al proprio tempo e altri che, quasi senza accorgersene, finiscono per appartenere a un’idea stessa di arte. Carla Fracci è una di queste figure. Il suo nome non evoca soltanto la grande danza italiana, il palcoscenico della Scala, i teatri internazionali o le pagine più prestigiose della storia del balletto. Evoca un modo di stare sulla scena, una forma di rigore, una capacità quasi misteriosa di trasformare il movimento in racconto. È proprio da questa dimensione che prende avvio Codice Carla, il documentario in onda giovedì 20 agosto alle ore 16:56 su Rai5, all’interno dello spazio DOCUMENTI/DANZA. Un ritratto che, attraverso immagini d’archivio, interviste e testimonianze, prova a entrare non soltanto nella biografia dell’étoile, ma nella grammatica segreta della sua arte: quel particolare “codice” fatto di disciplina, sensibilità, tecnica, sacrificio e presenza scenica che ha contribuito a trasformare Carla Fracci in un’icona. Raccontare Carla Fracci significa infatti affrontare una domanda più difficile di quella, apparentemente semplice, di come si costruisca una grande ballerina. Significa chiedersi che cosa accade quando il corpo smette di essere soltanto uno strumento tecnico e diventa un linguaggio. Quando un gesto, una postura, un equilibrio o una pausa riescono a comunicare ...

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Origini e storia del diadema nella danza classica

Il diadema è oggi uno degli elementi più riconoscibili dell’immaginario della danza classica: una piccola corona luminosa che impreziosisce il capo delle ballerine, evocando eleganza, grazia e un mondo sospeso tra realtà e fantasia. La sua nascita, però, non è legata soltanto al desiderio di decorare il costume, ma all’evoluzione stessa del balletto e del suo linguaggio scenico. Le prime forme di ornamento del capo nella danza risalgono alle corti europee del XVII e XVIII secolo, quando il balletto era ancora strettamente collegato alle feste aristocratiche. Le danzatrici indossavano acconciature elaborate, nastri, gioielli e accessori preziosi che riflettevano il gusto dell’epoca e il prestigio dei personaggi interpretati. Con il tempo, questi ornamenti iniziarono ad assumere anche un valore narrativo: indicavano il rango, la natura o il ruolo del personaggio sulla scena. La diffusione del diadema come simbolo della ballerina classica avvenne soprattutto durante il XIX secolo, nell’età del balletto romantico. In questo periodo nacquero opere ambientate in mondi fantastici, popolati da fate, principesse e creature soprannaturali. Spettacoli come La Sylphide e, successivamente, Il lago dei cigni contribuirono a creare l’immagine della danzatrice eterea, vestita con tutù leggero e adornata da elementi luminosi, tra cui il diadema. Il diadema divenne così ...

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La danza insegna ciò che la vita mette alla prova

Nello scenario attuale, la danza rappresenta una delle poche discipline capaci di restituire valore al tempo, all’attesa e alla costruzione paziente del talento. Non è soltanto un linguaggio artistico, né esclusivamente una forma di spettacolo: è un percorso educativo che modella il carattere prima ancora della tecnica. Chi entra in una sala danza scopre presto che il movimento perfetto non nasce dall’ispirazione, ma dalla ripetizione. Dietro ogni gesto che appare naturale si nascondono ore di studio, correzioni, cadute e ripartenze. È qui che prende forma uno dei più grandi insegnamenti della danza: comprendere che l’eccellenza non è un dono, ma una conquista quotidiana. In un’epoca dominata dalla cultura dell’immediatezza, la danza custodisce una virtù quasi rivoluzionaria: la pazienza. Educa a rimandare la gratificazione, ad accettare che la crescita abbia bisogno di tempo e che ogni progresso sia il risultato di un lavoro silenzioso, spesso invisibile agli occhi degli altri. È una lezione che supera il confine della sala prove e diventa una competenza preziosa per affrontare qualsiasi percorso di vita. Ma la danza non costruisce soltanto ballerini più preparati. Costruisce persone più consapevoli. La disciplina richiesta da una lezione non coincide con la rigidità, bensì con il rispetto: degli orari, ...

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Hugo Marchand protagonista al “New York City Center”

Quando un grande interprete sale sul palcoscenico, il pubblico non assiste soltanto a uno spettacolo: entra in contatto con una storia fatta di disciplina, emozione e ricerca artistica. È questa la dimensione che accompagna Hugo Marchand, étoile dell’Opéra di Parigi, protagonista di una nuova avventura internazionale al New York City Center. Il suo debutto nella prestigiosa istituzione americana rappresenta molto più di una semplice tournée. È l’incontro tra due grandi tradizioni culturali che condividono la stessa convinzione: la danza è un linguaggio capace di superare confini geografici, differenze linguistiche e barriere culturali. Secondo il programma annunciato dal New York City Center, Hugo Marchand sarà protagonista di quattro rappresentazioni, dal 23 al 26 luglio 2026. In scena presenterà un gala da lui ideato e interpretato, con artisti del Balletto dell’Opéra di Parigi e del Béjart Ballet Lausanne. Il programma include, tra gli altri: Boléro di Maurice Béjart (con Hugo Marchand nel ruolo principale); il passo a due da Le Parc di Angelin Preljocaj, con Dorothée Gilbert; Sonatine di George Balanchine; Trois gnossiennes di Hans van Manen; L’esprit du Bleu di Carolyn Carlson. Negli ultimi anni Marchand si è imposto come uno degli interpreti più raffinati della scena internazionale. La sua tecnica ...

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Curiosità nello stile Bournonville: la leggerezza nascosta

C’è qualcosa di sorprendente nel modo in cui alcune tradizioni riescono a sopravvivere quasi intatte al passare del tempo, come se avessero trovato un equilibrio così perfetto da non aver bisogno di essere reinventate. È il caso dello stile Bournonville, che sembra sfidare le mode e le trasformazioni del balletto per restare fedele a una propria idea di movimento, di corpo e persino di spazio. In un’epoca in cui il balletto romantico tendeva a trasformare la ballerina in una figura eterea, quasi sospesa in un mondo irreale, Bournonville compie una scelta che incuriosisce ancora oggi: non riduce il ruolo maschile a semplice sostegno, ma lo riporta al centro della scena. È come se volesse raccontare una storia più equilibrata, dove il dialogo tra i corpi conta quanto la loro leggerezza. Il risultato non è solo una questione tecnica, ma un diverso modo di guardare alla danza, più dinamico e meno gerarchico. Questa visione si riflette anche nella qualità del movimento. Il lavoro dei piedi, rapido e preciso, cattura l’attenzione quasi come un linguaggio segreto, fatto di piccoli dettagli che sfuggono a uno sguardo distratto. Non è una velocità fine a se stessa, ma una sorta di energia compressa che si ...

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Auguri ad Azari Plisetski, maestro di eleganza e passione

In occasione del compleanno di Azari Plisetski, è l’occasione per celebrare la storia di un artista che ha attraversato il Novecento della danza con eleganza, rigore e una straordinaria capacità di unire tradizione e innovazione. Il suo nome richiama una grande famiglia artistica, ma il suo percorso ha saputo affermarsi con una propria identità, costruita attraverso anni di studio, disciplina e ricerca. Nato in un ambiente profondamente legato alla musica e al balletto, Azari Plisetski ha respirato fin dall’infanzia la cultura della scena. Fratello della celebre ballerina Maya Plisetskaya, una delle icone assolute della danza del XX secolo, ha scelto una strada personale, dedicandosi non soltanto all’interpretazione, ma anche alla creazione e alla trasmissione del sapere coreutico. La sua formazione presso la scuola del Teatro Bol’šoj di Mosca gli ha dato una solida base nella grande tradizione del balletto russo, fondata su precisione tecnica, espressività e profondità artistica. Nel corso della sua carriera ha lavorato come ballerino, coreografo e pedagogo, portando la sua esperienza in diversi contesti internazionali e contribuendo alla crescita di numerosi interpreti. Uno degli aspetti più significativi della figura di Plisetski è la capacità di essere stato un ponte tra culture diverse. La danza, per lui, non ...

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Lezioni di repertorio: il ponte tra tecnica e interpretazione

Le lezioni di repertorio rappresentano uno dei momenti più affascinanti e formativi nello studio della danza classica. A differenza delle lezioni di tecnica alla sbarra o al centro, il repertorio introduce gli allievi all’interpretazione dei grandi balletti della tradizione, trasformando lo studio del movimento in un’esperienza artistica completa. Si tratta di un passaggio fondamentale nella formazione del danzatore: qui la tecnica non è più un fine, ma uno strumento al servizio del racconto. Dalla tecnica alla narrazione Nelle lezioni di repertorio, gli allievi studiano estratti dai grandi capolavori del balletto classico. Tra i più utilizzati troviamo Il Lago dei Cigni, La Bella Addormentata e Giselle. Ogni variazione o passo a due non è soltanto una sequenza di movimenti, ma una vera e propria scena teatrale. Il ballerino deve imparare a comprendere il contesto narrativo, il carattere del personaggio e le emozioni da trasmettere. L’importanza dell’interpretazione Uno degli aspetti più complessi del repertorio è l’interpretazione. Nella danza classica, la precisione tecnica è fondamentale, ma non sufficiente. Durante queste lezioni, l’insegnante guida gli studenti a sviluppare espressività, musicalità e presenza scenica. Un semplice gesto della mano o uno sguardo possono cambiare completamente il significato di una variazione. Per questo motivo, il repertorio ...

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Verdensballetten: il grande balletto incanta i paesaggi della Danimarca

Prosegue fino al 6 agosto 2026 la nuova edizione di Verdensballetten, la rassegna estiva che ogni anno porta il grande balletto internazionale in alcune delle più affascinanti location all’aperto della Danimarca. Il festival si distingue per una formula originale che unisce l’eccellenza della danza a scenari naturali e architettonici di straordinaria bellezza, trasformando castelli, giardini storici, dimore sul mare e paesaggi costieri in suggestivi palcoscenici sotto il cielo estivo. Nato con l’obiettivo di avvicinare il pubblico alla grande danza al di fuori dei tradizionali teatri, Verdensballetten riunisce ballerini ospiti provenienti da alcune delle più prestigiose compagnie internazionali. Gli artisti, spesso primi ballerini e solisti di fama mondiale, condividono il palcoscenico in un programma che alterna celebri passi a due del repertorio classico, creazioni contemporanee e coreografie originali realizzate appositamente per il festival. Ogni appuntamento propone una combinazione di stili e linguaggi coreografici, offrendo agli spettatori un viaggio attraverso l’evoluzione della danza. Dai grandi classici del balletto alle opere contemporanee, gli interpreti mettono in mostra tecnica, musicalità e capacità espressiva in un contesto che valorizza il dialogo tra arte e natura. Uno degli elementi distintivi della manifestazione è proprio il rapporto con il paesaggio. Le esibizioni si svolgono al tramonto o ...

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