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Gauthier Dance//Dance Company Theaterhaus Stuttgart: “LUCK/UNLUCK”

Stoccarda si prepara a ospitare uno dei progetti coreografici più radicali e concettualmente densi della stagione 2026: LUCK / UNLUCK, firmato da due tra le voci più influenti della coreografia contemporanea, Aszure Barton e Hofesh Shechter, su invito di Eric Gauthier per la compagnia Gauthier Dance//Dance Company Theaterhaus Stuttgart. La prima mondiale, prevista per il 26 giugno 2026 al Theaterhaus Stuttgart, si configura come un dittico concettuale costruito attorno a un asse tanto semplice quanto destabilizzante: la dialettica tra fortuna e sfortuna come motore del processo creativo. Non un tema illustrativo, ma una vera architettura drammaturgica del rischio. Con LUCK/UNLUCK, Gauthier prosegue la sua linea di “concept programmes”, ma con un salto di intensità: non più soltanto un contenitore tematico, bensì una messa in crisi delle condizioni stesse della creazione coreografica. Il progetto si fonda su una tensione strutturale tra due approcci opposti al gesto creativo: da un lato l’affidamento al caso, dall’altro la sua deliberata negazione. Per Barton, la fortuna non è un principio morale ma una forza cieca che si attiva nel movimento, nell’errore, nell’imprevisto. La sua pratica coreografica si conferma come un dispositivo di improvvisazione guidata, in cui il danzatore diventa co-autore e il “fallimento” viene riassorbito ...

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Noverre e la nascita della danza moderna espressiva

La figura di Jean-Georges Noverre occupa una posizione fondativa nella storia della danza occidentale, non soltanto per il suo contributo pratico come coreografo, ma soprattutto per la portata teorica del suo pensiero, che segna una svolta decisiva nel passaggio dal balletto di corte al balletto moderno. Nato a Parigi nel 1727 e attivo nelle principali capitali europee, Noverre si inserisce in un contesto artistico dominato da codici formali rigidi, nei quali la danza era spesso subordinata a logiche decorative e spettacolari. Il suo intervento si configura invece come una vera e propria riforma, orientata a restituire alla danza una funzione espressiva autonoma, capace di articolare significati complessi senza il supporto della parola. Il nucleo di questa riforma è racchiuso nelle Lettres sur la danse et sur les ballets, pubblicate nel 1760, un testo che ancora oggi costituisce uno dei riferimenti teorici più rilevanti per gli studi coreutici. In esse, Noverre sviluppa l’idea di ballet d’action, una forma di spettacolo in cui la narrazione si costruisce attraverso la coerenza tra gesto, musica e azione scenica. La danza, in questa prospettiva, non deve limitarsi a esibire virtuosismo tecnico, ma deve farsi linguaggio, veicolo di emozioni e di conflitti. Particolarmente significativa è la ...

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La direttrice artistica e maestra Kathryn Bennetts “allo specchio”

Il balletto classico preferito? Raymonda. Il balletto contemporaneo prediletto? Artifact (la versione serale completa) di William Forsythe. Il Teatro del cuore? Ne ho due… il Teatro Colón di Buenos Aires e il Teatro San Carlo di Napoli. Un romanzo da trasformare in balletto? Non mi viene in mente nessuna storia. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? Lo trovo molto difficile… Non sono sicura che sia una buona idea. Il costume di scena che preferisci nel grande repertorio classico? Qualsiasi cosa disegnata da Desmond Healy. Ho adorato i suoi costumi per la produzione della Bella Addormentata che abbiamo fatto a Stoccarda negli anni Settanta (la versione di Rosella Hightower) e i costumi de La Vedova Allegra all’Australian Ballet nel 1973, coreografati da Ronald Hind. Entrambi sono stati disegnati da Desmond Healy. Quale colore associ alla danza? Tutti i colori! Che profumo ha la danza? Per me la danza ha l’odore meraviglioso del backstage… tutti i vecchi teatri hanno un odore molto particolare. La musica più bella scritta per balletto? Čajkovskij, Prokofiev, Glazunov. Il film di danza irrinunciabile? Il documentario sui Balletti Russi… con interviste ai ballerini sopravvissuti… purtroppo la maggior parte non ci sono più. I tuoi ...

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IMA

“IMA”: un inno alla rinascita e al rinnovamento

Nell’ambito degli spettacoli della Compagnia Sosta Palmizi, andrà in scena – prima in Italia, al Festival Danza Estate di Bergamo (25 giugno 2022), e poi in Germania, al COLOURS International Dance Festival, Theaterhaus di Stoccarda (1 e 2 luglio 2022)– IMA, coreografia di Sofia Nappi, con i danzatori Lara di Nallo, Valentin Durand, Evelien Jansen, Paolo Piancastelli e Gonçalo Reis. “Ima” è un termine giapponese che indica “il momento presente”; in aramaico ed ebraico “Ima” sta anche per “madre”, in riferimento a rinascita e rinnovamento.  IMA è una creazione immaginata durante il periodo di distanziamento sociale dovuto all’emergenza da COVID-19. Siamo stati lasciati soli nella nostra vera casa, il nostro corpo, dove esiste solo la dimensione temporale del presente, dove il nostro esistere diventa più sensibile alle piccole cose, dove il bisogno di rapporto con l’altro, in assenza di contatto fisico, ci porta a raggiungere un profondo senso d’interconnessione e nostalgia di co-creazione. Essere soli con il nostro corpo ci fa percepire chiaramente che tutto, dentro e intorno a noi, non si è fermato, ma è in continuo divenire in una danza che è interconnessione di tutte le cose. L’universo è movimento fine a sé stesso, piacere di creare, vitalità ...

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