
Il progetto Visionary Dances nasce come un incontro tra visioni coreografiche profondamente diverse, ma sorprendentemente capaci di dialogare tra loro in un unico spazio scenico. Sul palcoscenico della Wiener Staatsoper, questo trittico riunisce tre figure centrali della danza contemporanea — Justin Peck, Wayne McGregor e Twyla Tharp — offrendo non solo una panoramica delle tendenze attuali del balletto, ma anche una riflessione su ciò che la danza può ancora diventare.
Ciò che rende questo progetto particolarmente interessante non è soltanto la presenza di tre firme così autorevoli, ma il modo in cui ciascuna di esse porta in scena un’idea distinta di corpo, spazio e movimento. Justin Peck con Heatscape costruisce architetture coreografiche che sembrano nascere da un impulso musicale immediato, dove il gruppo si muove come un organismo fluido e dinamico. Wayne McGregor con Yugen, al contrario, esplora i limiti del corpo umano con una fisicità quasi futuristica, spingendo i danzatori verso una gestualità estrema e frammentata. Twyla Tharp con In the Upper Room, infine, intreccia tradizione e libertà, fondendo tecnica classica e influenze moderne in uno stile che sfugge a ogni definizione rigida.
A sostenere questo dialogo coreografico è una scelta musicale altrettanto ricca e stratificata. Le partiture di Bohuslav Martinů, Leonard Bernstein e Philip Glass non si limitano ad accompagnare la danza, ma ne diventano parte integrante, modellando ritmo, intensità e atmosfera. La varietà dei linguaggi musicali — dal lirismo orchestrale alle strutture ripetitive e ipnotiche — amplifica la diversità delle coreografie, creando un’esperienza che si rinnova costantemente da un pezzo all’altro.
Un ruolo fondamentale è affidato ai danzatori del Wiener Staatsballett diretto da Alessandra Ferri, coinvolti quasi nella loro totalità. Questa scelta conferisce al progetto una dimensione corale, in cui ogni interprete diventa parte di un disegno più ampio. Non si tratta solo di esibire virtuosismo individuale, ma di costruire un linguaggio collettivo capace di adattarsi alle diverse esigenze stilistiche dei coreografi. Il risultato è un continuo passaggio tra precisione formale ed espressività, tra controllo e abbandono.
Accanto alla danza e alla musica, anche l’aspetto visivo gioca un ruolo decisivo. Le collaborazioni con designer e artisti visivi — provenienti non solo dal mondo delle arti figurative ma anche dalla street art — contribuiscono a ridefinire lo spazio scenico, trasformandolo in un ambiente vivo, in costante evoluzione. Luci, costumi e scenografie non fanno da semplice sfondo, ma partecipano attivamente alla costruzione del significato, creando immagini di forte impatto che restano impresse nella memoria.
Visionary Dances si configura così come un laboratorio di idee, un luogo in cui il balletto si interroga su se stesso e sulle proprie possibilità future. In un’epoca in cui i confini tra generi artistici diventano sempre più porosi, questo progetto dimostra come la tradizione possa essere non un limite, ma un punto di partenza per nuove esplorazioni. La coesistenza di stili così diversi non genera frammentazione, ma al contrario una tensione creativa che arricchisce l’esperienza dello spettatore.
Il carattere temporaneo di questa produzione ne accresce il fascino: sapere che sarà in scena solo per un periodo limitato contribuisce a renderla un evento da non perdere. Più che un semplice spettacolo, Visionary Dances si presenta come un’occasione per assistere a un momento di sintesi e trasformazione del balletto contemporaneo, in cui passato, presente e futuro si incontrano in un equilibrio tanto fragile quanto straordinario.
Coreografie: Justin Peck / Wayne McGregor / Twyla Tharp
Musica: Bohuslav Martinů / Leonard Bernstein / Philip Glass
Date: 28 e 30 marzo; 1, 4, 6, 7, 10, 14 e 17 aprile 2026
Cast: consultabile direttamente sotto le date sul sito web del Wiener Staatsballett
Introduzione all’opera: 30 minuti prima di ogni spettacolo con Nastasja Fischer
Michele Olivieri
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