
Il balletto La Passione secondo Matteo, creato da John Neumeier nel 1981, rappresenta una delle più alte e complesse sintesi tra musica sacra, riflessione teologica e linguaggio coreografico contemporaneo. Fondato sulla monumentale partitura della Passione secondo Matteo di Johann Sebastian Bach, questo lavoro si colloca in una dimensione artistica che travalica i confini del balletto narrativo tradizionale, assumendo i tratti di una meditazione scenica sul mistero della Passione di Cristo. Neumeier, figura centrale del teatro-danza europeo e direttore per lungo tempo dell’Hamburg Ballet, affronta qui una sfida tanto audace quanto delicata: tradurre in movimento un’opera musicale profondamente intrisa di spiritualità luterana, senza tradirne la densità simbolica né ridurla a mera illustrazione.
La genesi dell’opera si inscrive nel contesto di una ricerca artistica che, negli anni Settanta e Ottanta, vede Neumeier impegnato a esplorare il rapporto tra danza e grandi strutture musicali. La scelta della Passione secondo Matteo non è casuale: si tratta di una composizione che già in sé contiene una potente dimensione drammaturgica, articolata attraverso recitativi, arie e cori che narrano e commentano gli eventi evangelici. Neumeier coglie questa struttura polifonica e la traduce in una pluralità di livelli scenici, nei quali il tempo storico della vicenda di Cristo si intreccia con una dimensione contemporanea e interiore. La scena non è più soltanto il luogo della rappresentazione, ma diviene spazio di riflessione, quasi un tempio laico in cui il gesto danzato assume valore rituale.
La trama segue, in linea generale, il racconto evangelico: dall’Ultima Cena al tradimento di Giuda, dall’arresto alla crocifissione e alla morte di Cristo. Tuttavia, Neumeier evita ogni forma di narrazione lineare o didascalica. Al centro del suo lavoro non vi è tanto la sequenza degli eventi quanto la loro risonanza emotiva e spirituale. La figura di Cristo, interpretata da un danzatore che non assume mai i tratti di un’icona statica, è costruita attraverso una gestualità che coniuga fragilità umana e tensione trascendente. Accanto a lui si muovono i discepoli, Maria, Maria Maddalena e Giuda, ciascuno delineato non solo come personaggio storico, ma come archetipo di una condizione esistenziale.
Particolarmente significativa è la figura di Giuda, spesso interpretata da Neumeier in chiave profondamente umana e tragica. Lungi dall’essere un semplice antagonista, egli appare come un individuo lacerato, la cui scelta si inscrive in una dinamica complessa di incomprensione, solitudine e destino. Anche Pietro, con il suo rinnegamento, incarna una dimensione di debolezza e pentimento che trova nella danza una forma di espressione immediata e intensa. Le figure femminili, in particolare Maria e Maria Maddalena, sono caricate di una forza emotiva che si manifesta in movimenti ampi, spesso caratterizzati da una qualità fluida e avvolgente, in contrasto con la tensione drammatica delle scene collettive.
Uno degli elementi più innovativi del balletto è l’introduzione di una dimensione contemporanea che si sovrappone al racconto evangelico. Neumeier inserisce infatti un gruppo di personaggi moderni – spesso identificati come una comunità o un ensemble che assiste e partecipa agli eventi – creando un dialogo tra passato e presente. Questo dispositivo scenico consente allo spettatore di riconoscere nella Passione non un evento remoto, ma una realtà sempre attuale, capace di interrogare l’esperienza umana in ogni epoca. La danza diviene così un linguaggio universale, in grado di esprimere ciò che le parole non possono dire.
Dal punto di vista coreografico, l’opera si distingue per una scrittura estremamente articolata, che alterna momenti di intensa fisicità a passaggi di grande lirismo. Neumeier utilizza il corpo del danzatore come strumento espressivo totale, capace di tradurre le complessità della partitura bachiana in una gamma di movimenti che spaziano dal gesto minimo alla composizione corale. Il rapporto con la musica è di straordinaria precisione: ogni accento, ogni variazione dinamica trova una corrispondenza nel movimento, senza mai cadere in una semplice illustrazione mimetica.
La scena e i costumi contribuiscono a creare un’atmosfera essenziale e sospesa, lontana da ogni tentazione di ricostruzione storica. Neumeier privilegia una dimensione simbolica, in cui pochi elementi scenografici – spesso geometrici e sobri – diventano segni carichi di significato. Questa scelta accentua il carattere universale dell’opera, sottraendola a una specifica collocazione temporale e rendendola accessibile a una pluralità di letture.
Tra le curiosità più rilevanti vi è il fatto che il balletto, pur essendo costruito su una delle opere sacre più celebri della tradizione occidentale, ha suscitato inizialmente reazioni contrastanti. Alcuni ambienti più conservatori hanno guardato con sospetto alla trasposizione coreografica di un testo così profondamente religioso. Tuttavia, nel corso degli anni, l’opera ha ottenuto un riconoscimento sempre più ampio, imponendosi come uno dei capolavori del repertorio contemporaneo. La sua forza risiede proprio nella capacità di rispettare la sacralità della musica di Bach pur proponendo una lettura personale e innovativa.
Un ulteriore elemento di interesse riguarda la dimensione quasi rituale della rappresentazione. Ogni esecuzione del balletto assume i tratti di un’esperienza collettiva, in cui danzatori, musicisti e pubblico partecipano a un evento che trascende la semplice fruizione estetica. In questo senso, Neumeier riesce a restituire alla Passione secondo Matteo una funzione che, pur trasformata, richiama quella originaria: non solo opera d’arte, ma occasione di meditazione e confronto con i grandi interrogativi dell’esistenza.
In definitiva, La Passione secondo Matteo nella versione coreografica di John Neumeier si configura come un’opera di straordinaria profondità e complessità, capace di coniugare rigore musicale, intensità drammatica e innovazione coreografica. Attraverso una scrittura scenica che evita ogni forma di banalizzazione, Neumeier offre una lettura della Passione che è al tempo stesso fedele allo spirito della musica di Bach e radicalmente contemporanea. Il risultato è un balletto che non si limita a raccontare una storia, ma invita lo spettatore a viverla interiormente, trasformando la scena in uno spazio di riflessione, emozione e, in ultima analisi, di conoscenza.
Michele Olivieri
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