
La coreografa canadese Crystal Pite è una voce celebre della danza contemporanea da oltre 35 anni. È apprezzata a livello internazionale per creazioni che affrontano con coraggio temi quali il trauma, la dipendenza, il conflitto, la coscienza e la mortalità; la sua visione audace e originale le ha valso un riconoscimento internazionale e ha ispirato un’intera generazione di artisti della danza.
Il suo nuovo progetto – parte del programma di Festival Aperto 2026 – è una collaborazione tra Fondazione I Teatri / Festival Aperto, Collezione Maramotti, la sua compagnia di danza Kidd Pivot e la prestigiosa compagnia di danza contemporanea Nederlands Dans Theater (NDT), dove è Coreografa Associata dal 2008.
In questo progetto si incrociano percorsi che hanno già cambiato la danza contemporanea: la creazione prenderà forma in dialogo con l’architettura della Collezione Maramotti e con le sue opere e sarà interpretata da danzatori di NDT 1 e Kidd Pivot, proseguendo la collaborazione avviata nel 2009 tra Fondazione I Teatri, Collezione Maramotti e Max Mara con l’obiettivo di creare un dialogo tra coreografia e arti visive.
La danza come forza che abita un corpo umano
Per Crystal Pite, l’arte del fare è il canale che conduce verso l’arte. Partendo dalla prospettiva dell’artigianalità, la coreografia diventa una sorta di lavoro manuale: costruire, assemblare, rifinire, aggiustare, rivedere e levigare un’opera significa portarne alla luce le intuizioni più preziose. Questa attenzione all’arte del fare è il punto di partenza della sua nuova creazione. Pite riflette sulla funzione originaria della Collezione Maramotti come fabbrica Max Mara e sugli artigiani che vi lavoravano.
“I sarti e le sarte che vi guadagnavano da vivere, le cui mani producevano i capi che hanno reso famoso il marchio: il loro era l’arte del fare abiti per un corpo umano in movimento e che respira. Il mio non è molto diverso: mi piace pensare alla danza come a una forza che abita un corpo umano,” racconta.
Questa riflessione si intreccia con il suo interesse per l’animazione, la manipolazione dei corpi e l’arte dell’illusione. In queste perturbanti simulazioni della vita, emerge la domanda fondamentale sulla natura stessa della coscienza.
“Seguiamo da anni e con intensa ammirazione Crystal Pite e il linguaggio straordinario con cui dà nuova forma e nuovi corpi alle trame profonde dell’umanità. Le sue opere coreografiche, insieme inedite e archetipiche, rigorose e travolgenti, sono intimamente connesse agli immaginari dell’arte contemporanea. Siamo quindi profondamente onorati di poter presentare alla Collezione Maramotti la sua prima coreografia concepita per uno spazio non teatrale. Fin dal sopralluogo, la sensibilità per il lavoro manuale – la sua gestualità, l’affiorare di una gentilezza radicata nelle cose del mondo – ha orientato lo sguardo di Pite in direzione del luogo e delle memorie che lo abitano: una sede industriale, un’azienda di moda, un contenitore di idee – ora trasformato in spazio per l’arte. La danza visionaria di Pite si intreccerà liberamente con la storia porosa e stratificata dell’edificio in cui per oltre cinquant’anni hanno lavorato sarte e designer, tessendo un filo tra passato, presente e creazione originale”. Sara Piccinini, direttrice Collezione Maramotti
Quello con la Collezione Maramotti è un sodalizio che ci appartiene profondamente, nato nel 2009 e cresciuto nel tempo attraverso incontri straordinari – da Trisha Brown a Shen Wei, da Wayne McGregor a Hofesh Shechter, da Dimitris Papaioannou a Peeping Tom e Anne Teresa De Keersmaeker – ognuno dei quali ha cambiato qualcosa nel modo in cui guardiamo al rapporto tra corpo danzante e spazio dell’arte. Con Crystal Pite questo dialogo prende una direzione nuova: la sua attenzione al ‘fare’, alla gestualità e alla cura che si deposita in ogni movimento, incontra naturalmente la storia di quel luogo, un’ex fabbrica in cui per anni le mani di sarte e lavoratori hanno costruito forme per corpi in movimento. C’è qualcosa di profondamente giusto nel fatto che lei, alla sua prima esperienza in uno spazio non teatrale, incontri proprio questo luogo, con cui il suo lavoro sembra entrare in dialogo naturale, fatto di rimandi e corrispondenze. E poi c’è la straordinarietà di un incontro: Crystal Pite, i danzatori di Kidd Pivot e di NDT 1, tre protagonisti assoluti della scena contemporanea: difficile non aspettarsi qualcosa di davvero speciale. Paolo Cantù, direttore Fondazione I Teatri
1 – 4 ottobre 2026 [Orari in definizione]
Collezione Maramotti, Reggio Emilia
Crystal Pite
In una carriera coreografica che abbraccia 35 anni, Pite ha creato più di sessanta opere per compagnie quali The Royal Ballet, Nederlands Dans Theater, l’Opéra di Parigi e il National Ballet of Canada. È Artista Associata presso tre istituzioni: Nederlands Dans Theater, Sadler’s Wells (Londra) e il National Arts Centre del Canada. Ha conseguito una laurea honoris causa in Belle Arti presso la Simon Fraser University, è Membro dell’Ordine del Canada e detiene l’onorificenza di Officier de l’Ordre des Arts et des Lettres della Francia.
Nel 2002 ha fondato Kidd Pivot a Vancouver, una compagnia che cerca di identificare e tradurre domande universali in opere d’arte che ci connettono alle parti essenziali dell’umanità. Tra i numerosi riconoscimenti di Pite figurano il Governor General of Canada’s Performing Arts Award 2022, il Jacob’s Pillow Dance Award 2011 e il Jacqueline Lemieux Prize 2012 del Canada Council. Nel 2017 ha ricevuto il Benois de la Danse per la sua creazione The Seasons’ Canon all’Opéra di Parigi. Nel 2018 ha ricevuto il Grand Prix de la danse de Montréal. È destinataria di cinque premi Sir Laurence Olivier per creazioni con Kidd Pivot e The Royal Ballet. Un progetto straordinario nella carriera di Pite è nato dalla collaborazione con Simon McBurney: nell’arco di quattro anni, Pite e McBurney, direttore artistico di Complicité, hanno creato tre opere per NDT 1, ognuna sviluppata in risposta alla precedente, riflettendo sulla crisi climatica e sulla fragilità dell’umanità. Figures in Extinction [1.0] – the list (2022) ha ricevuto lo Zwaan per la Produzione di Danza più Impressionante.
Entrambe le opere successive – Figures in Extinction [2.0] – but then you come to the humans (2024) e Figures in Extinction [3.0] – requiem (2025) – sono state ampiamente acclamate dal pubblico a livello nazionale e internazionale. La trilogia completa è stata premiata con uno Sky Arts Award nella categoria Danza nel 2025.
Nederlands Dans Theater
Il Nederlands Dans Theater (NDT), con sede all’Aia, è uno dei principali centri di produzione al mondo e punto di riferimento della danza contemporanea da oltre 65 anni. Con la ricerca, l’innovazione e lo sviluppo dei talenti al centro della sua missione, NDT amplifica voci diverse e utilizza la danza come linguaggio universale per costruire ponti e ispirare, nella convinzione che tutti meritino di vivere l’esperienza di come la danza possa emozionare. Con le sue due compagnie, NDT 1 e NDT 2 (per danzatori promettenti), sposta continuamente i confini artistici attraverso collaborazioni con coreografi e artisti sia emergenti che affermati. Dal 2020 la compagnia è sotto la Direzione Artistica di Emily Molnar, che ha proiettato la compagnia in una nuova era di creatività. Ha avviato creazioni e collaborazioni innovative come Figures in Extinction con Crystal Pite e Simon McBurney/Complicité e la versione ampliata di Into the Hairy con S-E-D, e ha invitato come nuovi Coreografi Associati Marcos Morau, Jermaine Spivey e Marne e Imre van Opstal. Onorando il proprio patrimonio mentre plasma il futuro della danza contemporanea, NDT affascina il pubblico in tutta l’Olanda e nel mondo. Dal vivo e online.
Un luogo come spazio aperto di ricerca e conoscenza: questa è la filosofia della Collezione Maramotti, voluta da Achille Maramotti, uomo d’impresa, fondatore di Max Mara e appassionato collezionista d’arte. Aperta a fine 2007 negli spazi della vecchia sede aziendale a Reggio Emilia, la collezione permanente consta di oltre duecento opere – realizzate da un centinaio di artisti di ambito internazionale dal 1950 ad oggi, fra cui Acconci, Bacon, Basquiat, Burri, Clemente, Cragg, Fischl, Fontana, Gallagher, Manders, Manzoni, Merz, Ontani, Paladino, Sachs, Schifano, Schnabel, Twombly, Viola – ed è visitabile gratuitamente previa prenotazione.
In parallelo la Collezione organizza mostre temporanee e progetti commissionati ad hoc ad artisti nazionali e internazionali che successivamente divengono parte del suo patrimonio artistico. www.collezionemaramotti.org
Riconosciuto in tutto il mondo come precursore del pret-à-porter moderno, il Gruppo Max Mara è una delle più importanti fashion house internazionali e la prima azienda di confezione italiana creata (nel 1951) con l’intento di proporre abbigliamento femminile “haute de gamme” prodotto secondo processi industriali d’eccellenza. Un primato che il Gruppo Max Mara ha consolidato nel tempo grazie al suo stile rigoroso e prezioso, che ha ottenuto da sempre un crescente successo su scala mondiale, dimostrato oggi dagli oltre 2.600 store in oltre 100 nazioni nel mondo. www.maxmara.com
Festival Aperto interseca danza, musica e arti performative legate alla contemporaneità e comprende concerti, performance, coreografie, workshop, incontri e spettacoli, proposti da Fondazione I Teatri con Reggio Parma Festival. Questa 18ª edizione del 2026 presenta un ampio programma di eventi, riunendo artisti di primo piano italiani e internazionali. www.iteatri.re.it
[Titolo in definizione]
Crystal Pite – NDT 1 & Kidd Pivot
Un progetto site specific per Collezione Maramotti
Commissionato e coprodotto da Festival Aperto/Fondazione I Teatri – Reggio Emilia in collaborazione con Collezione Maramotti e Max Mara
1 – 4 ottobre 2026
Collezione Maramotti, Reggio Emilia
Michele Olivieri
Foto di © Michael Slobodian
www.giornaledelladanza.com
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