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Il danzatore e coreografo Gianni Melfi “allo specchio”

Il balletto classico preferito?
Dal repertorio classico, il mio preferito è Giselle. Drammatico, delicato e struggente.

Il balletto contemporaneo prediletto?
I lavori di Alexander Ekman sono tra i miei preferiti. Davvero non riesco a sceglierne uno soltanto.

Il Teatro del cuore?
L’Opera Nazionale Polacca, dove attualmente lavoro.

Un romanzo da trasformare in balletto?
Direi Cime tempestose di Emily Brontë.

Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto?
Questo non lo dirò! Sto lavorando proprio ora a un progetto del genere, quindi niente spoiler.

Il costume di scena indossato che hai preferito?
Quello dell’Ammiratore di Manon, da Dama delle Camelie di John Neumeier.

Quale colore associ alla danza?
Il bianco.

Che profumo ha la danza?
Del calore delle luci che scaldano il vetro dei riflettori, percepibile anche da dietro le quinte. Del trucco di scena, del velluto dei costumi e del linoleum consumato delle sale prove.

La musica più bella scritta per balletto?
Il Grand pas de deux de Lo Schiaccianoci di Pëtr Il’ič Čajkovskij.

Il film di danza irrinunciabile?
Billy Elliot.

Due miti della danza del passato, uomo e donna?
Rudolf Nureyev e Carla Fracci.

Il tuo “passo di danza” preferito?
L’arabesque. Forza ed eleganza insieme.

Chi ti sarebbe piaciuto essere nella vita reale tra i personaggi del grande repertorio di balletto classico?
Il Principe Désiré de La bella addormentata.

Chi è stato il genio per eccellenza nell’arte coreografica?
Personalmente penso che John Neumeier sia uno dei più grandi.

Tornando indietro, se incontrassi Tersicore, cosa le diresti?
Grazie per aver regalato all’umanità un linguaggio che non ha bisogno di parole.

Tre parole per descrivere la disciplina della danza?
Rigore, devozione, artisticità.

Come ti vedi oggi allo specchio?
Vedo il frutto di tanto studio e di tante esperienze. Ogni volta che salgo in scena percepisco ancora più forte quel sogno che, quando ero soltanto uno studente, sembrava lontanissimo e che oggi è diventato realtà.

Michele Olivieri

www.giornaledelladanza.com

© Riproduzione riservata

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