La formazione incontra la creazione, il talento si misura con il palcoscenico e il futuro della danza contemporanea prende forma alla Biennale Danza 2026. Mercoledì 29 luglio, alle ore 21.00 al Teatro alle Tese dell’Arsenale, il Biennale College Danzatori e il Biennale College Coreografi presenteranno il risultato di un intenso percorso di ricerca e sperimentazione all’interno del 20° Festival Internazionale di Danza Contemporanea, diretto da Wayne McGregor.
L’appuntamento rappresenta uno dei momenti più significativi del festival, dedicato quest’anno al tema “Time Does Not Exist”, poiché porta in scena non solo due nuove creazioni coreografiche, ma anche l’esito di un processo pedagogico e creativo che ha coinvolto alcuni tra i più promettenti artisti emergenti della scena internazionale.
Selezionati attraverso un bando internazionale che ha raccolto 358 candidature provenienti da tutto il mondo, danzatori e coreografi hanno iniziato il loro percorso lo scorso maggio, vivendo un’esperienza immersiva fatta di studio, laboratori, ricerca teorica, mentoring e pratica quotidiana. Guidati da Wayne McGregor e dal suo team artistico, hanno condiviso un intenso laboratorio di formazione che costituisce ormai uno dei progetti più prestigiosi della Biennale di Venezia dedicati alle nuove generazioni.
Il pubblico avrà l’occasione di assistere a due prime assolute firmate da giovani autori già molto interessanti nel panorama europeo. Il primo lavoro è “Residue”, firmato dalle ventiseienni coreografe e danzatrici polacche Julia Bentkowska e Julia Litwin, al loro debutto come duo creativo. Il secondo è “A Slow and Easy Day in Venice” del coreografo tunisino Amine Mazhoud, residente a Bruxelles e diplomato al P.A.R.T.S., la prestigiosa scuola fondata da Anne Teresa De Keersmaeker.
Entrambe le creazioni dialogano con il filo conduttore del festival, interrogandosi sulla natura del tempo, della memoria e della trasformazione dell’identità.
In “Residue”, Bentkowska e Litwin sviluppano una riflessione sul corpo come archivio vivente dell’esperienza. La memoria, spiegano le due artiste, non viene intesa come semplice conservazione del passato, ma come un processo continuo di riscrittura. Le pause, le assenze e le interruzioni diventano elementi fondamentali della composizione coreografica, capaci di ridefinire continuamente il rapporto tra presenza e assenza. Il corpo si trasforma così in uno spazio in cui il ricordo muta costantemente, dando forma a un linguaggio coreografico sospeso tra fragilità e metamorfosi.
Un differente punto di vista sul tempo emerge invece in “A Slow and Easy Day in Venice”, dove Amine Mazhoud costruisce una partitura basata sulla ripetizione. Il tempo non procede in modo lineare ma si espande, ritorna e si dissolve. Attraverso un progressivo accumulo di gesti, immagini e suoni, ciò che inizialmente appare rassicurante si trasforma lentamente in tensione. Le identità si dissolvono, i volti perdono definizione e ciò che resta è un corpo spogliato di qualsiasi certezza, immerso in una dimensione percettiva instabile. Il titolo richiama ironicamente la canzone Slow and Easy Day di Paul Spring, utilizzata come elemento drammaturgico all’interno della composizione.
La serata sarà seguita da un talk con gli artisti, occasione preziosa per approfondire il processo creativo che ha portato alla nascita delle due opere e il percorso sviluppato all’interno del Biennale College.
Il programma della giornata si apre alle 17.00, nella Sala delle Colonne di Ca’ Giustinian, con la proiezione di “Ballet”, il celebre documentario di Frederick Wiseman, straordinario ritratto del dietro le quinte dell’Opéra National de Paris. Per tutta la giornata, dalle 11.00 alle 21.00, sarà inoltre visitabile presso la Sala d’Armi E dell’Arsenale l’installazione filmica “Life Lines”, ulteriore tassello del percorso multidisciplinare proposto dal festival.
Con il Biennale College, la Biennale di Venezia conferma ancora una volta la propria vocazione a essere non soltanto luogo di presentazione di spettacoli, ma laboratorio internazionale di ricerca e incubatore di nuovi talenti. Un progetto che negli anni ha contribuito a lanciare numerosi coreografi e interpreti oggi affermati sulla scena mondiale e che continua a investire sulla formazione come elemento imprescindibile per il futuro della danza contemporanea.
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