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La Lalangue: una coreografia di Giacomo Luci tra pianoforte e corpo

Daniele Cipriani Entertainment

LA LALANGUE: UNA COREOGRAFIA DI GIACOMO LUCI

Kreisleriana, Op. 16 di Robert Schumann — tra pianoforte e corpo

Dopo l’anteprima, in programma al Teatro Abeliano di Bari (8 ottobre, ore 21:00), la performance La Lalangue debutterà al Romaeuropa Festival nell’ambito del programma della sezione Dancing Days presso il Mattatoio (10 ottobre, ore 19). Sarà poi al Teatro Civico di Sassari (11 ottobre, ore 20:30) e, infine, al Visavì Gorizia Dance Festival presso il Teatro Comunale di Cormons (GO) (17 ottobre, ore 18).

La Lalangue nasce dall’ascolto di Kreisleriana, il ciclo che Robert Schumann scrisse nel 1838, e dalla lettura che ne offre Roland Barthes nel saggio Rasch (1975), dove riconosce nella partitura musicale l’irruzione di un linguaggio che precede la parola — fatto di colpo, ritmo e pulsione.

Nella trasposizione coreografica e registica di Giacomo Luci, quel quasi parlando, che la musica conosce come indicazione espressiva, prende corpo e diventa immagine enigmatica che conduce alla soglia del dire. Non si tratta di un commento coreografico alla musica, ma di un tentativo di rendere visibile la semantica musicale che Barthes individua nel ciclo schumanniano.

Kreisleriana viene eseguita dal vivo e integralmente dalla pianista Beatrice Barison, e costituisce l’ossatura drammaturgica e temporale dello spettacolo. In scena, i corpi di Giacomo Luci e Pierre Loup Morillon richiamano le nature di Florestan ed Eusebius le due maschere sotto cui Schumann firmava i suoi lavori, non per rappresentarle, ma per lasciarsene abitare, diventando essi stessi il luogo in cui quella logica duplice e frammentaria prende vita.

Lungo l’esecuzione, i tre interpreti attraversano il susseguirsi degli intermezzi, errando in una grammatica ritmica e affettiva e lasciando che il linguaggio dell’uno si innesti nella materia dell’altro.

È proprio nel chiaroscuro di questa relazione che si gioca La Lalangue, rivelando così la innere Stimme, la voce interiore del genio romantico.

Michele Olivieri

Foto di Laurent Poleo Garnier

www.giornaledelladanza.com

©️ Riproduzione riservata

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