
“Prospettive01” è una rubrica rivolta ad artisti e contesti che rappresentano un mondo di talenti in continua evoluzione. Ideata e curata da Lorena Coppola, la rubrica si propone di dare spazio a iniziative dedicate ai giovani e di raccogliere articoli e interviste mirate a dar voce a tutte le fasce creative del mondo coreutico: realtà in via di sviluppo ed espansione, progetti innovativi o realtà già consolidate e di chiara fama, meritevoli di attenzione. Un luogo di rivelazione e di incontro di nuove prospettive.
Il 24 e il 25 aprile 2026 presso il Teatro Pompeo Centanni, a Napoli, la Compagnia Centoatti, presenterà un progetto che scava nelle profondità dell’universo femminile, superando la superficie dell’estetica per farsi racconto di vita: È nu fatt’ do nuosto!, non solo un titolo, ma un’affermazione di appartenenza e comprensione profonda. L’espressione napoletana, che indica tutto ciò che può essere visto o ascoltato dagli altri, ma compreso davvero solo da chi lo ha vissuto sulla propria pelle, diventa qui il fulcro di un’opera che celebra la resilienza e l’autenticità delle donne. Lo spettacolo è scritto e diretto da Anita Cristiano, con coreografie di Michele Cuomo.
In scena Anita Cristiano, Valeria Cristiano, Elena Erardi, Fortuna Manferlotti, Adelaide Chietti, Aurora Serra, Myriam Sebillo, Gabriella Kwete, Silvia Aiello, Alessia Russo, Rossella Raja, Danila Esposito, Ivana Riccio. Un cast di storie, oltre che di talenti, composto da danzatrici e attrici, di età diverse, che portano sul palco esperienze umane di grande impatto: dalla lotta contro la depressione alle responsabilità familiari precoci di chi ha perso il padre; dalla battaglia vinta contro un tumore al seno, con le conseguenti scelte dolorose sulla maternità, fino alla sfida di chi, a sessant’anni, si ritrova a dover ricostruire da zero la propria vita privata e professionale dopo un divorzio e la chiusura della propria scuola di danza.
L’obiettivo coreografico è dare corpo e movimento a queste storie. Non si tratta solo di rappresentare l’universo femminile, ma di dare voce a figure che hanno lottato per la propria autonomia, libertà e sopravvivenza. Una contaminazione di stili per un linguaggio universale. Dal punto di vista tecnico, lo spettacolo è una sfida alla categorizzazione. Il linguaggio coreografico fonde identità diverse, che spaziano dall’hip-hop, al modern, fino al contemporaneo, con contaminazioni urban, come il waacking e il vogueing.
Il risultato è un mosaico di registri, ogni pezzo è stato costruito rispettando l’unicità e la personalità artistica delle singole danzatrici, cercando la “chiave di lettura” giusta affinché ogni movimento possa vestire perfettamente il vissuto dell’interprete. Un elemento chiave della struttura è l’uso sapiente dell’improvvisazione. In particolare, nelle sequenze più drammatiche legate alla violenza di genere, l’interprete non esegue passi prestabiliti, ma attinge a un lavoro di ricerca interiore. Questo processo ha permesso di incanalare il vissuto personale di ogni danzatrice in dinamiche di movimento autentiche e non filtrate, rendendo ogni performance un atto unico di espressione artistica e umana.
Il concetto alla base delle coreografie di questo spettacolo nasce da una premessa fondamentale: la scelta delle interpreti non è stata puramente tecnica, ma basata sul loro vissuto personale. Trattandosi di un’opera dedicata alla figura femminile, cercavo donne che avessero storie profonde da raccontare, che andassero oltre la tematica del femminicidio per abbracciare l’intera complessità dell’essere donna ‒ racconta Michele Cuomo ‒ Il corpo di ballo è composto da cinque danzatrici di età compresa tra i 26 e i 62 anni. Ognuna di loro è stata scelta per il proprio bagaglio esperienziale, affinché il movimento potesse dare vita a vissuti autentici. Lo spettacolo tocca molteplici linguaggi coreografici e la principale sfida artistica è stata lavorare con professioniste provenienti da discipline specifiche, spingendole verso la versatilità. Il lavoro si è concentrato sulla ricerca dell’unicità e dell’autenticità di ogni singola artista, a cui ho chiesto di metabolizzare il mio concept coreografico ed esprimerlo attraverso la propria personalità e sensibilità artistica.
Anche per me, come coreografo, è stato un esercizio di superamento dei limiti: ho dovuto abbandonare la mia formazione prevalentemente urban per trovare una chiave di lettura e una musicalità che potessero “vestire” al meglio ogni interprete, traducendo visivamente il messaggio drammaturgico. Nonostante i tempi di produzione ridotti e i numerosi impegni professionali che hanno limitato il numero di prove, siamo riusciti a mettere in scena un’ora e quarantacinque minuti di spettacolo ‒ conclude il coreografo ‒ Ho creduto fermamente in questo progetto, nella visione di Anita Cristiano e nel talento delle danzatrici, la cui scelta si è rivelata vincente per dare spessore e verità all’intera opera, che vuole essere un tributo alla donna che si rimbocca le maniche, che cade e si rialza, raccontato attraverso la veridicità del movimento.
ORARI & INFO
24 e 25 aprile 2026, ore 20:30
Teatro Pompeo Centanni
Via Giambattista Vela 91, Barra, Napoli

Lorena Coppola
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