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Tag Archives: Margot Fonteyn

Il danzatore del Ballet du Capitole, Roberto Calabrese “allo specchio”

Il balletto classico preferito? Ho iniziato a danzare a quattro anni, entrando molto presto nel mondo artistico. A sedici anni ho preso il mio primo volo per proseguire gli studi all’Hamburg Ballett di John Neumeier: lì ho compreso davvero il funzionamento del mio lavoro e dell’arte del balletto. Il mio balletto classico preferito è Giselle: un’opera carica di romanticismo, poesia e struggimento. La parte che amo di più è il secondo atto, con le Villi in bianco, che per me rappresenta una magia eterea e senza tempo. Il balletto contemporaneo prediletto? Il balletto contemporaneo che prediligo è Anima Animus di David Dawson. Il teatro del cuore? Il mio teatro del cuore è quello in cui mi trovo attualmente: l’Opéra national du Capitole. Un romanzo da trasformare in balletto? Il romanzo che trasformerei in balletto è Romeo e Giulietta, una storia che per me rappresenta profondamente l’amore giovane, puro e assoluto. Un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? Il film da cui trarrei uno spettacolo di balletto è Il grande Gatsby, per la sua atmosfera anni Venti, l’eleganza raffinata e la malinconia che lo attraversa. Il costume di scena che hai preferito indossare? Il costume di scena che ho ...

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All’Opéra di Parigi torna il “Roméo et Juliette” di Noureev

A oltre quarant’anni dalla sua creazione per l’Opéra national de Paris, il mitico Roméo et Juliette di Rudolf Noureev torna per l’undicesima volta sul palcoscenico parigino. Dal 2 aprile al 12 maggio 2026, l’Opéra Bastille ospiterà 21 rappresentazioni di uno degli allestimenti più spettacolari del repertorio novecentesco, su partitura di Sergueï Prokofiev. Portata al rango di mito universale da William Shakespeare, la tragedia degli amanti di Verona ha trovato nel XX secolo una nuova forma espressiva grazie alla musica di Prokofiev (1935), potente e vibrante, capace di tradurre in suono la violenza delle faide e l’estasi dell’amore. Nel 1984 Noureev trasformò questa partitura in un affresco coreografico fastoso e cinematografico, costruendo una Verona rinascimentale ricca di dettagli, tensione e sensualità. L’allestimento si distingue per i suoi 286 costumi, le scenografie monumentali e la presenza in scena di oltre 80 danzatori del Balletto dell’Opéra. Balli sontuosi, schermaglie giovanili e duelli drammatici scandiscono il percorso dei protagonisti: un Romeo che matura sotto il peso della passione e una Giulietta impetuosa che entra tragicamente nell’età adulta. La coreografia di Noureev scava nei caratteri, rendendo la narrazione intensa e quasi cinematografica. Date delle rappresentazioni: Giovedì 2 aprile (19:30) Sabato 4 aprile (19:30) Domenica 5 ...

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1926-2026: un secolo di storia alla Royal Ballet School

Nel 2026 la Royal Ballet School celebra il suo centenario: cento anni di storia intrecciata indissolubilmente con la nascita, l’affermazione e la diffusione del balletto britannico nel mondo. Fondata nel 1926 da Dame Ninette de Valois con il nome di Academy of Choreographic Art, l’istituzione nacque da un progetto culturale preciso e ambizioso: creare in Gran Bretagna una tradizione nazionale del balletto classico, capace di dialogare con le grandi scuole europee e di formare artisti autoctoni di livello internazionale. A distanza di un secolo, la scuola non rappresenta soltanto un centro di formazione, ma un vero laboratorio storico di continuità stilistica, trasmissione pedagogica e rinnovamento artistico. Le origini: Ninette de Valois e l’idea di un balletto inglese Ninette de Valois (1898-2001), nata Edris Stannus in Irlanda, aveva danzato nei Ballets Russes di Sergej Djagilev negli anni Venti. Quell’esperienza, a contatto con la grande tradizione imperiale russa e con l’avanguardia coreografica europea, fu decisiva: comprese che la Gran Bretagna, pur possedendo una ricca cultura teatrale e musicale, non disponeva ancora di una scuola nazionale strutturata di balletto classico. Nel 1926 fondò dunque a Londra l’Academy of Choreographic Art. Il suo metodo si fondava su una rigorosa tecnica accademica, influenzata dal metodo ...

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Il danzatore e modello Lorenzo Galdeman “allo specchio”

Il balletto classico preferito? La Bella Addormentata. Il balletto contemporaneo prediletto? White Darkness di Nacho Duato. Il Teatro del cuore? Teatro Olimpico di Vicenza. Un romanzo da trasformare in balletto? Il piccolo principe. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? Interstellar. Il costume di scena indossato che hai preferito? In Die Jahreszeiten di Beate Vollack, il costume che riprende il quadro Composition di Piet Mondrian. Quale colore associ alla danza? Rosso. Che profumo ha la danza? Un Profumo di libertà, luce e respiro. La musica più bella scritta per balletto? Pyotr Ilyich Tchaikovsky – Grand Pas de Deux dello Schiaccianoci. Il film di danza irrinunciabile? Billy Elliot. Due miti della danza del passato, uomo e donna? Rudolf Nureyev e Margot Fonteyn. Il tuo “passo di danza” preferito? Renversé. Chi ti sarebbe piaciuto essere nella vita reale tra i personaggi del grande repertorio di balletto classico? James – La Sylphide. Chi è stato il genio per eccellenza nell’arte coreografica? Marius Petipa. Tornando indietro, se incontrassi Tersicore, cosa le diresti? Grazie per avermi insegnato che il vero linguaggio dell’anima è il corpo che racconta, e che la libertà si misura in passi e silenzi insieme. Tre parole per descrivere ...

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Rudolf Nureyev: l’uomo che volava oltre il salto

  Quando Rudolf Nureyev si lanciava nello spazio del palcoscenico, non era semplicemente un corpo che obbediva a un impulso muscolare. Era come se la terra, per un istante, rinunciasse al suo diritto di reclamare peso. La gravità esitava, confusa, e il tempo si assottigliava fino a diventare un filo impercettibile. In quell’attimo sospeso, il pubblico smetteva di respirare: non per educazione, ma per istinto, come si fa davanti a un miracolo che non osa essere disturbato. Il salto di Nureyev non era mai un gesto isolato. Era un atto di rottura. Un’affermazione feroce di esistenza. Un grido muto lanciato contro i limiti imposti al corpo, alla storia, all’identità. Ogni elevazione era una dichiarazione d’indipendenza: da uomo che rifiutava la docilità, da artista che non accettava confini, da figlio dell’Asia centrale che si sarebbe fatto emblema dell’Occidente senza mai dissolversi in esso. Fu per questo che il mondo iniziò a chiamarlo Il tartaro volante. Un nome che sembrava nascere più dalla leggenda che dalla cronaca. La stampa europea lo scolpì con un gusto vagamente esotico, intriso di fascinazione e distanza. Tartaro evocava steppe infinite, cavalli lanciati al galoppo, popoli nomadi e indomabili. Una parola che sapeva di vento e di ...

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Il demi-solista Rinaldo Venuti “allo specchio”

Balletto classico preferito? L’histoire de Manon di Kenneth MacMillan. Balletto contemporaneo preferito? The statement di Crystal Pite. Teatro del tuo cuore? L’Opera di Vienna, dove ho visto il mio primo balletto. Un romanzo da trasformare in balletto? Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? Call me by your name (Chiamami col tuo nome) di Luca Guadagnino. Il costume di scena indossato che hai preferito? Rubies nel balletto Jewels di George Balanchine. A quale colore associ la danza? Per me la danza è azzurra: come un cielo che alterna sole e pioggia. Che odore ha la danza? Di aria fresca. La musica più bella mai scritta per il balletto? Sicuramente il Grand Pas de Deux dello Schiaccianoci di Pëtr Il’ič Čajkovskij. Un film di danza indimenticabile? Center Stage (Il ritmo del successo) di Nicholas Hytner. Due miti della danza del passato: uomo e donna? Rudolf Nureyev e Margot Fonteyn. Il tuo passo di danza preferito? Probabilmente un manèje di jetè. Mi esprime libertà. Chi ti sarebbe piaciuto essere nella vita reale tra i personaggi del grande repertorio di balletto classico? Nella vita reale nessuno. Chi è stato il genio per eccellenza nell’arte ...

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Panoramica sui grandi nomi della danza mondiale

La danza è molto più di un semplice movimento del corpo: è espressione di cultura, emozione e innovazione. Nel corso della storia, alcuni coreografi e ballerini hanno saputo rivoluzionare questo mondo, lasciando un’impronta indelebile che ancora oggi influenza spettacoli e insegnamenti. Scopriamo alcune delle icone che hanno cambiato la scena della danza. MARTHA GRAHAM: la rivoluzionaria del movimento moderno Considerata la madre della danza moderna americana, Martha Graham (1894-1991) ha introdotto un linguaggio coreografico basato sull’espressività interna e sulla tensione muscolare. La sua tecnica, conosciuta come Graham technique, rompeva con i rigidi schemi del balletto classico, enfatizzando contrazioni e rilasci del corpo per trasmettere emozioni profonde. Attraverso opere come Appalachian Spring, Graham ha dimostrato che la danza poteva raccontare storie complesse, sociali e psicologiche, aprendo la strada a generazioni di coreografi moderni. RUDOLF NUREYEV: la leggenda del balletto classico Rudolf Nureyev (1938-1993) è stato uno dei ballerini più carismatici del XX secolo. La sua tecnica impeccabile e la presenza scenica magnetica hanno elevato il balletto a una forma d’arte globale. Nureyev non solo eccelleva in performance classiche come Il lago dei cigni e Giselle, ma ha anche portato una nuova interpretazione dei ruoli maschili nel balletto, rompendo stereotipi e ispirando ...

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Il direttore artistico e coreografo Stephen Delattre “allo specchio”

Il balletto classico preferito? Non ne ho uno preferito in particolare, perché credo che ogni balletto narrativo abbia qualcosa di unico. Ma per citarne uno, direi Il lago dei cigni. La profondità emotiva e la purezza senza tempo del movimento continuano ad ispirarmi come coreografo che unisce il linguaggio classico a quello contemporaneo. Il balletto contemporaneo prediletto? Anche in questo caso, molte opere coreografiche sono bellissime, ma in questo momento mi viene in mente Artifact Suite di William Forsythe. La sua reinvenzione della tecnica classica con un’architettura contemporanea del movimento risuona fortemente con la mia ricerca di un vocabolario coreografico dinamico ed espressivo. Il Teatro del cuore? Negli ultimi anni ho avuto la possibilità di esibirmi in molti luoghi e di condividere i miei lavori in molti teatri, tra cui il leggendario Bolshoi o l’Opéra di Parigi. Ma per me, il Teatro Statale di Magonza ha un posto speciale, poiché è lì che la Delattre Dance Company ha celebrato il suo decimo anniversario. È il luogo in cui molte delle mie creazioni hanno trovato il loro respiro e dove il pubblico ha seguito il mio percorso artistico per oltre quattordici anni. Un romanzo da trasformare in balletto? Ad esempio, Il ...

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L’evoluzione fisica delle ballerine dall’Ottocento a oggi

Nel pieno del balletto romantico, la ballerina incarna un ideale di grazia ultraterrena. Figure come Marie Taglioni e Fanny Elssler rappresentano due poli estetici: la prima spirituale e impalpabile, la seconda sensuale e concreta.
 Il corpo deve apparire leggero, quasi incorporeo: linee sottili, spalle strette, volto diafano. L’introduzione delle punte e dei tutù vaporosi accentua l’illusione dell’assenza di peso. Tuttavia, dietro la grazia, si celano allenamenti estenuanti e una scarsa conoscenza anatomica: il corpo è più strumento estetico che organismo da preservare. Con la danza moderna, il corpo si emancipa dai canoni accademici. Isadora Duncan e Loïe Fuller lo riportano ad una dimensione naturale, libera, terrestre. Parallelamente, la tradizione classica — potenziata da Marius Petipa e dai Ballets Russes — eleva la tecnica e richiede maggiore potenza muscolare. La ballerina diventa così più forte e consapevole del proprio corpo, pur restando vincolata ad un’estetica di eleganza e controllo. Nel dopoguerra, la ballerina si trasforma in un’atleta dell’arte. Interpreti come Margot Fonteyn, Maya Plisetskaya, Liliana Cosi, Luciana Savignano e Carla Fracci incarnano una fisicità più scolpita e resistente come avvenuto più tardi con Alessandra Ferri, Oriella Dorella ed Elisabetta Terabust. L’allenamento assume una base scientifica: si studiano anatomia, alimentazione e prevenzione ...

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La solista Aida Vainieri “allo specchio”

Il balletto classico preferito? Swan Lake con Maya Plizetskaya. Il balletto contemporaneo prediletto? La Sagra della Primavera di Pina Bausch. Il Teatro del cuore? Teatro la Fenice Venezia. Un romanzo da trasformare in balletto? Alice in Wonderland, La collina dei conigli di Richard Adams e di Stefano Benni Bar Sport, Margherita Dolcevita, La compagnia dei Celestini, e Gridalo di Roberto Saviano. Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto? La sposa cadavere di Tim Burton. Il costume di scena indossato che hai preferito? I costumi di Marion Cito… bellissimi tutti! Difficile scegliere! Uno? quello che indosso in Sweet Mambo per il mio solo. Quale colore associ alla danza? Tutti dipende dalle emozioni. Che profumo ha la danza? Anche qui come per i colori, tutti ma intensamente parte dall’odore di terra, sottobosco, casa, l’odore nell’aria prima e dopo le tempeste, l’odore della pelle, del respiro, del mare che libera. La musica più bella scritta per balletto? La Sagra della Primavera di Igor Stravinskij e La Bayadère di Ludwig Minkus. Il film di danza irrinunciabile? Saturday Night Fever e West Side Story. I tuoi miti della danza del passato, uomo e donna? Pina Bausch, Margot Fonteyn e Mikhail Baryshnikov. Il ...

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