Find the latest bookmaker offers available across all uk gambling sites www.bets.zone Read the reviews and compare sites to quickly discover the perfect account for you.
Home / Libri e Video / Balanchine e il balletto americano: una storia narrata in libro

Balanchine e il balletto americano: una storia narrata in libro

Nel panorama degli studi dedicati alla danza del Novecento, il volume Balanchine Finds His America: A Tale of Love Lost and Ballet Reborn, scritto dalla storica della danza Elizabeth Kendall, rappresenta uno dei contributi più recenti e penetranti alla comprensione della figura di George Balanchine e del momento in cui il balletto, giunto sulle coste degli Stati Uniti come tradizione importata dall’Europa, cominciò a trasformarsi in un’arte autenticamente americana.

Il libro non è soltanto una biografia del coreografo, né una semplice cronaca delle sue creazioni: è piuttosto il racconto di un passaggio storico, quello in cui una tradizione artistica profondamente radicata nella cultura europea trova una nuova forma e una nuova vitalità nel contesto culturale degli Stati Uniti.

Quando Balanchine arriva in America nel 1933, non è ancora la figura leggendaria che diventerà negli anni successivi. Nato a San Pietroburgo e formato nella rigorosa disciplina della scuola imperiale russa, aveva già vissuto la stagione tumultuosa della rivoluzione e aveva partecipato alle esperienze artistiche più innovative dell’Europa tra le due guerre.

Tuttavia il suo arrivo negli Stati Uniti segna un momento di incertezza. L’America che lo accoglie è un Paese nel quale il balletto non possiede ancora una tradizione stabile; il pubblico è poco abituato a questo linguaggio e le istituzioni capaci di sostenerlo sono rare e fragili. In questo contesto il coreografo si trova costretto a reinventare non soltanto la propria carriera, ma quasi l’idea stessa di ciò che il balletto potrebbe diventare in un mondo nuovo.

Il racconto di Kendall segue con grande attenzione gli anni iniziali di questa avventura americana, un periodo spesso trascurato dalla storiografia tradizionale ma in realtà decisivo per comprendere la nascita dello stile balanchiniano. Sono anni segnati da difficoltà economiche, compagnie effimere e collaborazioni di ogni genere.

Balanchine lavora nei teatri, sperimenta con produzioni musicali, entra in contatto con Broadway e con l’ambiente dello spettacolo americano, cercando di adattare la propria visione artistica a un pubblico che non possiede ancora gli strumenti per riconoscere pienamente il valore del balletto classico.

A complicare ulteriormente la situazione vi è il contesto storico. Gli Stati Uniti stanno vivendo le conseguenze della Grande Depressione, una crisi economica che ha ridotto drasticamente le risorse disponibili per le arti e che rende incerta la sopravvivenza di molte istituzioni culturali. Allo stesso tempo il mondo si avvicina alla tragedia della Seconda Guerra Mondiale, che sconvolgerà l’Europa e modificherà profondamente gli equilibri culturali internazionali. In questo scenario complesso la danza diventa, quasi paradossalmente, uno dei luoghi in cui l’America comincia a definire una propria identità artistica.

Uno degli aspetti più affascinanti messi in luce dal libro è il modo in cui Balanchine riesce a fondere due tradizioni apparentemente lontane. Da una parte vi è il patrimonio tecnico della scuola russa, fondato su una disciplina rigorosa, sull’equilibrio della linea e sulla precisione della forma; dall’altra l’energia della cultura americana, più aperta alla sperimentazione, al ritmo e alla vitalità della vita moderna.

Da questo incontro nasce un linguaggio coreografico nuovo, nel quale la tradizione classica viene alleggerita, accelerata, trasformata in un dialogo sempre più diretto con la musica. Balanchine comincia progressivamente a concepire il balletto non più come un teatro narrativo, costruito su trame e personaggi, ma come una forma d’arte vicina alla musica stessa, una struttura di movimento puro nella quale il corpo diventa strumento ritmico e architettura nello spazio.

La narrazione di Kendall non trascura la dimensione privata di questa trasformazione artistica. Le relazioni personali del coreografo con alcune delle ballerine che lavorarono con lui occupano un posto importante nel libro, perché spesso queste figure furono non soltanto interpreti ma vere e proprie muse creative. Tra i nomi che emergono vi sono quelli di Vera Zorina, Marie-Jeanne e Maria Tallchief, artiste che contribuirono in modo decisivo allo sviluppo del suo linguaggio coreografico. Kendall osserva queste relazioni con uno sguardo lucido, consapevole della complessità del rapporto tra potere creativo, collaborazione artistica e coinvolgimento sentimentale.

Nel corso di questi anni prende forma anche una serie di opere fondamentali che segnano la maturazione dello stile balanchiniano. Tra queste spicca Serenade, il primo balletto creato da Balanchine sul suolo americano, un lavoro che rappresenta già un punto di svolta perché rinuncia alla struttura narrativa tradizionale e costruisce la coreografia come un dialogo diretto tra movimento e musica.

Un ulteriore passo verso l’astrazione sarà rappresentato da The Four Temperaments, una delle opere più radicali del repertorio novecentesco, nella quale la danza diventa pura architettura del corpo nello spazio, anticipando molte delle tendenze della danza contemporanea.

Il percorso raccontato nel libro conduce infine alla nascita di una delle istituzioni più influenti della storia della danza, il New York City Ballet, compagnia che offrirà a Balanchine la possibilità di sviluppare pienamente la propria visione artistica. Con la fondazione di questa istituzione il progetto avviato negli anni Trenta trova finalmente una forma stabile, e il balletto americano comincia ad affermarsi come una realtà autonoma e riconosciuta a livello internazionale.

Il merito principale del libro di Kendall consiste proprio nel mostrare come questa trasformazione non sia stata il risultato di un successo immediato, ma il frutto di un lungo processo fatto di tentativi, fallimenti e intuizioni. Attraverso una ricostruzione ricca di documenti e testimonianze, l’autrice restituisce l’immagine di un artista in continuo movimento, costretto dall’esperienza dell’esilio e dall’incontro con una nuova cultura a reinventare la propria arte.

In questo senso la vicenda di Balanchine appare come una metafora più ampia della storia culturale del Novecento: il viaggio di un linguaggio artistico europeo che, attraversando l’oceano, trova in America una nuova energia e una nuova forma di modernità.

Editore:‎ Oxford University Press
Data di pubblicazione: ottobre 2025
Lingua: ‎English
232 pagine

Michele Olivieri

www.giornaledelladanza.com

©️ Riproduzione riservata

Check Also

“Decisione consapevole” di Roberto Tedesco al Teatro Ponchielli

Quattro danzatori confrontano le loro scelte in uno spazio coreografico vuoto, da riempire e liberare ...

L’Adagio nella danza classica: tecnica, controllo e finezza

Nella danza classica accademica, il termine adagio mantiene la sua originale denominazione italiana, poiché deriva ...

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. E maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi