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Il balletto Marguerite and Armand nasce come omaggio alla drammaticità romantica e all’eleganza del gesto danzato. Frederick Ashton, dopo aver assistito alla rappresentazione teatrale de La Dame aux Camélias interpretata da Vivian Leigh, rimase profondamente colpito dalla forza emotiva della storia e decise di trasporla in forma di balletto, scegliendo come colonna sonora la Sonata in si minore di Franz Liszt – un’opera intensa, pervasa da passaggi lirici e virtuosistici, capace di sottolineare le passioni e i tormenti dei protagonisti. Il pas de deux finale, quando Marguerite muore tra le braccia di Armand, è considerato uno dei momenti più intensi della storia del balletto narrativo.
La vicenda si apre con Marguerite Gautier, celebre cortigiana parigina, gravemente malata. Mentre giace morente, ripensa al grande amore della sua vita: Armand Duval. Il ricordo riporta a quando i due si incontrano per la prima volta in un elegante salotto mondano. Tra loro nasce immediatamente una passione profonda e sincera. Marguerite, abituata a una vita fatta di lusso e relazioni superficiali, scopre grazie ad Armand un sentimento autentico. Decide così di abbandonare la sua esistenza mondana per vivere con lui in campagna, lontano dalla società. La loro felicità, tuttavia, è di breve durata. Il padre di Armand interviene temendo che la relazione con una cortigiana possa compromettere l’onore e il futuro del figlio e della famiglia. Con grande sacrificio, Marguerite accetta di separarsi da Armand senza rivelargli la vera ragione della sua decisione. Armand, ignaro del sacrificio compiuto per lui, crede di essere stato tradito e reagisce con rabbia e disperazione, umiliando pubblicamente Marguerite. Solo più tardi scopre la verità e comprende quanto lei abbia sofferto per proteggerlo. Nel finale, Armand corre da Marguerite, ormai consumata dalla malattia. I due si riconciliano e rivivono per un attimo il loro amore, ma è troppo tardi: Marguerite muore tra le sue braccia, mentre il ricordo della loro passione si spegne con lei.
Ashton concepì il pezzo su misura per Margot Fonteyn (a quel tempo aveva 42 anni), la cui grazia e sensibilità interpretativa incarnavano perfettamente il personaggio di Marguerite. Fonteyn, a sua volta, volle accanto a sé il venticinquenne Rudolf Nureyev, allora giovane e ardente talento, che avrebbe completato la visione coreografica con un virtuosismo maschile e una presenza scenica magnetica.
La prima del balletto, definito un dramma teatrale danzato in un atto, ebbe luogo il 12 marzo 1963 alla Royal Opera House di Londra e fu un evento memorabile: il pubblico accolse con entusiasmo travolgente i due interpreti e il coreografo Frederick Ashton, costringendo i ballerini a tornare sul palco ben ventuno volte per ricevere gli applausi finali, in un’ovazione che si protrasse per quasi trenta minuti.
La chimica artistica tra Fonteyn e Nureyev divenne immediatamente leggendaria: la loro intesa era così perfetta da rendere impensabile qualsiasi sostituzione dei ruoli fino al termine della loro carriera. Nureyev portava energia e ribellione, Fonteyn profondità tragica. Per oltre tre decenni, nessuno osò interpretare i ruoli di Marguerite e Armand, fino a quando nel 2000 Sylvie Guillem, su richiesta del direttore del Royal, accettò di riportare in scena il balletto, restituendo al pubblico moderno l’intensità emotiva dell’opera originale.
Oggi, Marguerite and Armand fa parte del repertorio stabile di alcuni tra i più grandi teatri, interpretato da étoile e danzatori di fama internazionale. Tra questi si ricordano Roberto Bolle, Massimo Murru, Vadim Muntagirov, Sergei Polunin, Nicolas Le Riche, Federico Bonelli, Vladimir Škljarov, Francesco Gabriele Frola, Aaron Robison, Joseph Walsh, Eris Nezha, Svetlana Zakharova, Petra Conti, Tamara Rojo, Alessandra Ferri, Zenaida Yanowsky, Yuan Yuan Tan, Misa Kuranaga, Marianela Núñez, Alina Cojocaru, Natal’ja Osipova che hanno saputo trasmettere la combinazione di virtuosismo e pathos che rende il balletto un capolavoro immortale della danza del Novecento.
Curiosità: la scelta della Sonata in si minore di Liszt non fu casuale. L’opera, composta tra il 1849 e il 1852, è un’opera che fonde elementi di sonata classica con visioni virtuosistiche quasi narrative: il contrasto tra passaggi drammatici e lirici rispecchia perfettamente la tensione romantica tra amore e destino che pervade la storia di Marguerite e Armand. Frederick Ashton creò il balletto in pochissimo tempo (circa due settimane) perché voleva sfruttare l’enorme successo della coppia Margot Fonteyn–Rudolf Nureyev nelle tournée del Royal Ballet.
Michele Olivieri
Foto di San Francisco Ballet
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