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“Il Paese delle Meraviglie” entra alla Scala [RECENSIONE]

La nuova produzione di Teatro alla Scala di Alice’s Adventures in Wonderland, andata in scena in prima rappresentazione giovedì 21 maggio, conferma la volontà del Balletto scaligero di confrontarsi con i grandi titoli narrativi del repertorio contemporaneo internazionale.

La coreografia di Christopher Wheeldon, qui ripresa con la supervisione di Jason Powler, Jillyan Vanstone, Jonathan Howells e Michele Gifford, mantiene intatta quella dimensione spettacolare e cinematografica che fin dalla creazione del balletto ne ha decretato il successo nei maggiori teatri del mondo.

Lo spettacolo colpisce innanzitutto per l’imponente sforzo produttivo sostenuto dalla Scala: scene e costumi di Bob Crowley, provenienti direttamente dalla produzione originale, trasformano il palcoscenico in un universo mutevole, ricco di trovate visive, illusioni teatrali ed effetti scenici di grande impatto, capaci di restituire tutta la fantasia surreale del mondo creato da Lewis Carroll. Le proiezioni, i cambi di scena rapidissimi e i continui giochi prospettici contribuiscono a creare un racconto dal ritmo quasi filmico, in cui le immagini si susseguono con fluidità e precisione.

La coreografia di Wheeldon intreccia continuamente riferimenti alla grande tradizione del balletto classico: si colgono richiami ironici e stilizzati ai balletti ottocenteschi, al virtuosismo accademico, ma anche a certe atmosfere del musical e del teatro di rivista, amalgamati in una scrittura coreografica accessibile e raffinata. Il risultato è uno spettacolo che privilegia il racconto e l’invenzione teatrale senza rinunciare alla qualità tecnica.

Perfettamente calata nel ruolo di Alice, Agnese Di Clemente affronta il personaggio con spontaneità, precisione e leggerezza scenica, riuscendo a restituire con naturalezza lo stupore continuo della protagonista. Accanto a lei l’eccellente Navrin Turnbull offre un Jack/Fante di Cuori elegante e partecipe, mentre Claudio Coviello si distingue in modo particolare nel doppio ruolo di Lewis Carroll e Bianconiglio, interpretato con finezza, musicalità e presenza scenica.

L’étoile Nicoletta Manni, nel ruolo della Regina Madre si presenta in una veste inconsueta rispetto ai personaggi ai quali ha abituato il pubblico scaligero, affrontando il ruolo con ironia e gusto della caricatura, senza rinunciare all’eleganza della linea e alla precisione stilistica. Particolarmente riuscito l’adagio della crostatina, evidente e divertita parodia del celebre adagio della Bella Addormentata, risolto con misura, musicalità e una sottile vena comica che viene accolta con entusiasmo dalla sala. Anche in questi continui rimandi alla storia del balletto emerge la capacità di Wheeldon di costruire uno spettacolo disseminato di citazioni, stili e omaggi, rielaborati però con leggerezza contemporanea.

Ben assortito anche il resto della compagnia: Marco Agostino, Christian Fagetti, Mattia Semperboni, Gabriele Corrado, Domenico Di Cristo,  Benedetta Montefiore, Antonella Albano, Said Ramos Ponce, Edward Cooper, Martina Marin, Rebecca Luca, Massimo Garon, Gabriele Fornaciari, Alessandro Francesconi e Alessandro Paoloni delineano con efficacia i numerosi personaggi fantastici che popolano il racconto, sostenuti da un corpo di ballo impegnato in una prova complessa e continua. Preziosa, inoltre, la partecipazione degli allievi della Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala, guidati dal direttore del Ballo Frédéric Olivieri, che contribuiscono a dare ulteriore vivacità alle grandi scene d’insieme.

Sul piano musicale, la partitura di Joby Talbot alterna citazioni, ritmi incalzanti e pagine più liriche, trovando nell’Orchestra del Teatro alla Scala diretta da Koen Kessels un’esecuzione precisa e teatrale, sempre ben coordinata con quanto avviene in scena.

Più che un semplice balletto narrativo, Alice’s Adventures in Wonderland si conferma così un grande spettacolo totale, costruito per meravigliare il pubblico attraverso una continua stratificazione di linguaggi visivi, teatrali e coreografici.

È proprio questa ambiguità fra meraviglia e inquietudine a rendere il libro ancora così contemporaneo e ad aver affascinato Christopher Wheeldon nella sua trasposizione coreografica. Nel balletto, come nel romanzo, Alice non attraversa soltanto uno spazio fantastico: attraversa le paure, i desideri e le contraddizioni della crescita, in un mondo dove il sogno diventa uno specchio deformante della realtà stessa.

Una produzione di forte impatto visivo, accolta calorosamente dal pubblico della Scala che ha registrato il tutto esaurito per ogni rappresentazione in programma.

Michele Olivieri

Foto di Brescia-Amisano, Teatro alla Scala

www.giornaledelladanza.com

©️ Riproduzione riservata

 

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