Find the latest bookmaker offers available across all uk gambling sites www.bets.zone Read the reviews and compare sites to quickly discover the perfect account for you.
Home / News / Pastorale (balletto): storia, personaggi, curiosità e trama

Pastorale (balletto): storia, personaggi, curiosità e trama

Nel vasto e affascinante universo dei Ballets Russes, compagnia che rivoluzionò profondamente il linguaggio della danza nel primo Novecento, esistono opere che, pur non avendo raggiunto la fama di capolavori come L’Uccello di Fuoco o Petruška, conservano un enorme valore storico e artistico.

Tra queste figura Pastorale, un balletto in due atti presentato per la prima volta il 29 maggio 1926 al Théâtre Sarah-Bernhardt di Parigi. Lo spettacolo nacque dall’incontro tra alcune delle personalità più innovative dell’epoca: Serge Diaghilev, instancabile promotore delle avanguardie artistiche europee, il giovane coreografo George Balanchine, destinato a diventare una delle figure più influenti della danza del XX secolo, il librettista Boris Kochno e il compositore francese Georges Auric.

Quando Pastorale debuttò sulle scene parigine, il mondo dello spettacolo stava vivendo una fase di profonde trasformazioni. Il cinema, ancora muto ma già amatissimo dal grande pubblico, stava modificando il modo di raccontare storie e di immaginare la realtà. Kochno colse perfettamente questo clima di cambiamento e costruì una vicenda leggera, ironica e sorprendentemente moderna, ambientata non tra principi, fate o creature mitologiche, ma nel contesto di una troupe cinematografica impegnata nelle riprese di un film all’aperto. Una scelta insolita per l’epoca e particolarmente innovativa per il repertorio ballettistico, ancora fortemente legato ai soggetti fantastici e alle ambientazioni esotiche.

La musica di Georges Auric contribuiva a rafforzare questo spirito contemporaneo. Membro del celebre gruppo dei Six, il compositore era noto per il suo stile brillante, essenziale e lontano dai grandi romanticismi ottocenteschi. La sua partitura accompagnava la coreografia di Balanchine con eleganza e leggerezza, creando un equilibrio perfetto tra umorismo, ritmo e raffinatezza.

La trama si svolge in una tranquilla campagna dove un giovane portalettere percorre le strade in bicicletta consegnando telegrammi agli abitanti del luogo. Durante una pausa vicino a un ruscello decide di concedersi qualche momento di relax. Mentre si distrae, una ragazza del villaggio, incuriosita e divertita dalla situazione, si impossessa dei telegrammi lasciati incustoditi sulla bicicletta. Il gesto nasce come uno scherzo innocente, ma finirà per dare origine a una serie di situazioni impreviste. Ignaro di quanto accaduto, il portalettere si addormenta all’ombra degli alberi. Nel frattempo la quiete della campagna viene improvvisamente interrotta dall’arrivo di una troupe cinematografica composta da regista, operatori, assistenti e una celebre attrice protagonista del film in lavorazione. L’ambiente rurale si trasforma così in un grande set all’aperto, dove il mondo semplice della vita quotidiana entra in contatto con quello scintillante e artificiale dello spettacolo. Quando il giovane si risveglia, si ritrova coinvolto suo malgrado nelle riprese cinematografiche. Tra equivoci e incomprensioni, viene trascinato all’interno dell’azione scenica e finisce persino per danzare accanto alla diva del film. La situazione si complica ulteriormente quando gli abitanti del villaggio iniziano a cercare i telegrammi scomparsi. Le proteste si moltiplicano e l’intera produzione cinematografica viene travolta dal caos. Confuso dagli eventi e incapace di comprendere ciò che sta accadendo, il portalettere decide di allontanarsi. La storia trova la sua conclusione in un’atmosfera più intima e romantica. Al tramonto il giovane ritorna sul luogo degli avvenimenti per recuperare la propria bicicletta e qui incontra nuovamente la ragazza responsabile dello scherzo iniziale. L’incomprensione viene superata e tra i due nasce una tenera complicità. Il balletto si chiude con l’immagine della coppia che si allontana insieme, lasciando alle spalle le confusioni della giornata e ritrovando la serenità della campagna.

Uno degli aspetti più interessanti di Pastorale è il suo valore simbolico. L’opera mette infatti in scena l’incontro tra due mondi apparentemente opposti: da una parte la semplicità della vita rurale, dall’altra la modernità rappresentata dal cinema, tecnologia che negli anni Venti stava conquistando l’immaginario collettivo. Questa contrapposizione non viene però presentata in modo drammatico, bensì attraverso un racconto leggero e spiritoso che riflette l’ottimismo e la curiosità verso il progresso tipici dell’epoca.

Anche sotto il profilo coreografico il balletto riveste una notevole importanza storica. Balanchine aveva appena poco più di vent’anni quando firmò quest’opera, ma già emergevano alcune caratteristiche che avrebbero definito il suo stile maturo: la ricerca di una maggiore libertà espressiva, l’attenzione al dinamismo dei movimenti, la precisione musicale e una costruzione coreografica più essenziale rispetto alla tradizione accademica. Pur mantenendo una struttura narrativa, Pastorale lasciava intravedere quella modernità che avrebbe successivamente trasformato il linguaggio del balletto internazionale.

Le scene e i costumi furono realizzati dall’artista catalano Pedro Pruna, che contribuì a creare un’atmosfera luminosa e contemporanea. Lontano dagli sfarzi orientaleggianti o dalle ambientazioni leggendarie tanto amate dal pubblico dell’epoca, il suo lavoro privilegiava linee semplici e colori chiari, perfettamente in sintonia con il carattere fresco e disinvolto dello spettacolo.

Tra le curiosità più interessanti legate a Pastorale vi è il fatto che l’opera rappresenti una delle testimonianze più originali del rapporto tra danza e cinema negli anni Venti. Mentre il cinema cercava di affermarsi come nuova forma d’arte, il balletto lo accoglieva sulla scena trasformandolo addirittura in elemento centrale della narrazione. Inoltre, l’utilizzo di oggetti quotidiani come la bicicletta del protagonista contribuiva a rendere il racconto più vicino alla realtà contemporanea, una scelta piuttosto insolita per il repertorio classico del periodo.

Nonostante l’accoglienza positiva ricevuta al debutto, Pastorale non riuscì a mantenere una presenza stabile nei repertori delle grandi compagnie e con il passare degli anni venne progressivamente dimenticato dal grande pubblico. Tuttavia gli studiosi continuano a considerarlo un tassello importante nella storia dei Ballets Russes e nell’evoluzione artistica di Balanchine. L’opera rappresenta infatti uno dei migliori esempi dello spirito innovatore che caratterizzò gli ultimi anni della compagnia di Diaghilev, sempre pronta a sperimentare nuovi temi, nuove collaborazioni e nuove forme espressive.

A un secolo dalla sua creazione, Pastorale continua a essere ricordato come un piccolo gioiello del balletto modernista europeo: un lavoro raffinato, ironico e sorprendentemente attuale, capace di raccontare con leggerezza il dialogo tra tradizione e modernità in un periodo di straordinario fermento culturale.

Michele Olivieri

Foto di Alexander Sasha

www.giornaledelladanza.com

©️ Riproduzione riservata

Check Also

Il danzatore Tommaso Spadaccino “allo specchio”

Balletto classico preferito? Romeo e Giulietta. Balletto contemporaneo preferito? Dante Project di Wayne McGregor. Il ...

TCBO: l’eleganza minimalista di Edward Clug per “Cluster”

Presenta quattro opere insieme Cluster, lo spettacolo del coreografo di fama internazionale Edward Clug con ...

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. E maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi