
Il 2 settembre 1919 nasceva a Los Angeles, in California, Marjorie Celeste Champion, conosciuta come Marge Champion, destinata a diventare una delle figure più versatili e longeve dello spettacolo americano del Novecento.
Ballerina, attrice, coreografa e insegnante, attraversò quasi un secolo di storia della danza, del cinema, della televisione e del teatro musicale, lasciando un’impronta particolarmente significativa anche nell’evoluzione dell’animazione cinematografica.
Figlia del ballerino e insegnante Ernestine Stodel e di Ernest Champion, Marge crebbe in un ambiente profondamente legato alla danza e iniziò a studiare fin da bambina nella scuola del padre.
La sua formazione classica e la naturale eleganza dei movimenti attirarono presto l’attenzione degli ambienti cinematografici di Hollywood.
Nel 1936, quando aveva appena sedici anni, venne scelta dagli allora Walt Disney Studios come modello dal vivo per la realizzazione di Biancaneve nel primo lungometraggio animato della Disney, Snow White and the Seven Dwarfs, distribuito nel 1937 e conosciuto in Italia come Biancaneve e i sette nani.
Il suo contributo fu particolarmente innovativo per l’epoca. Champion non si limitò infatti a posare per i disegnatori: interpretava fisicamente le scene, eseguendo passi, gesti, movimenti e atteggiamenti che gli animatori potevano osservare e utilizzare come riferimento.
Attraverso questa tecnica, destinata a diventare uno degli strumenti della produzione dell’animazione disneyana, i movimenti della principessa potevano acquisire maggiore naturalezza e credibilità.
La giovane ballerina partecipò così, seppure indirettamente, alla costruzione dell’immagine di una delle figure più celebri della storia dell’animazione. La collaborazione con Disney proseguì negli anni successivi.
Champion fu utilizzata come riferimento per diversi personaggi e sequenze: prestò le proprie movenze alla Fata Turchina di Pinocchio (1940), al celebre balletto dell’ippopotamo in Fantasia (1940) e contribuì inoltre allo studio dei movimenti di Mr. Stork in Dumbo (1941).
Il suo lavoro rappresentò uno degli esempi più interessanti dell’interazione tra la danza dal vivo e l’animazione, in un periodo nel quale gli artisti Disney stavano definendo un nuovo linguaggio cinematografico capace di unire disegno, musica, recitazione e movimento.
Parallelamente alla collaborazione con gli Studios, Marge Champion sviluppò una carriera come interprete. Nel 1943 debuttò a Broadway, entrando nel mondo del teatro musicale newyorkese, che avrebbe continuato a frequentare per decenni.
La sua attività si intrecciò sempre più con quella del ballerino e coreografo Gower Champion, che sposò nel 1947.
La coppia divenne uno dei più celebri sodalizi artistici dello spettacolo americano del dopoguerra, lavorando insieme sul palcoscenico, al cinema e in televisione.
Marge e Gower Champion furono protagonisti di numerose produzioni musicali e cinematografiche. Tra queste figurò anche Show Boat, mentre la loro crescente popolarità portò la Metro-Goldwyn-Mayer a coinvolgerli nel musical Lovely to Look At (1952), remake cinematografico di Roberta, nel quale interpretarono ruoli associati nella versione precedente a Fred Astaire e Ginger Rogers.
La loro presenza contribuì a mantenere viva, nell’epoca del musical hollywoodiano classico, la tradizione dello spettacolo fondato sull’intreccio fra recitazione, canto e danza.
Nel corso degli anni Cinquanta e Sessanta, Marge Champion ampliò ulteriormente il proprio campo d’azione. Oltre a continuare a esibirsi, lavorò sempre più frequentemente come coreografa, occupandosi di produzioni teatrali, televisive e cinematografiche.
La sua esperienza maturata tanto nella danza quanto davanti alla macchina da presa le consentì di sviluppare una concezione della coreografia strettamente legata alla narrazione: il movimento non doveva essere soltanto virtuosismo, ma diventare parte integrante della caratterizzazione dei personaggi e del racconto.
Tra le sue collaborazioni più importanti figurò quella per la televisione, mezzo nel quale il musical trovò nuove forme espressive durante la progressiva trasformazione dell’industria dello spettacolo.
Nel 1975 ricevette un Emmy Award per le migliori coreografie grazie al lavoro svolto per il film televisivo Queen of the Stardust Ballroom, conferma del prestigio raggiunto in un settore nel quale aveva ormai accumulato decenni di esperienza.
La sua carriera cinematografica come interprete si concluse sul grande schermo nel 1970, ma Champion non abbandonò il mondo dello spettacolo.
Continuò a lavorare nel teatro, nella televisione e nella danza, mantenendo un’attività artistica sorprendentemente lunga. La sua esperienza professionale arrivò infatti fino al XXI secolo: Broadway rimase parte della sua storia fino al 2001, a testimonianza di una carriera durata quasi settant’anni.
Marge Champion morì nella sua città natale, Los Angeles, il 21 ottobre 2020, all’età di 101 anni. La sua vicenda personale e professionale attraversò alcune delle più importanti trasformazioni della cultura popolare americana: dall’età d’oro dell’animazione Disney al grande musical hollywoodiano, dal teatro di Broadway alla televisione.
Il suo nome rimane inoltre legato a un passaggio fondamentale nella storia dell’animazione: quello in cui i movimenti di un’artista in carne e ossa vennero studiati e trasformati in gesti disegnati, contribuendo a rendere più credibili e umani i personaggi animati.
La carriera di Marge Champion rappresenta così un raro punto d’incontro tra la storia della danza, quella del cinema e quella dell’animazione americana del Novecento.
Michele Olivieri
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