
Il 20 ottobre 2026 il Wiener Staatsballett presenta per la prima volta nella capitale austriaca il capolavoro di John Neumeier dedicato a Vaslav Nijinsky.
Alessandro Frola veste i panni del leggendario danzatore, in una serata inaugurale trasmessa gratuitamente in streaming.
Ci sono artisti la cui grandezza sembra appartenere a un tempo preciso e, insieme, eccederlo continuamente. Vaslav Nijinsky è uno di questi.
Il suo nome evoca ancora oggi un’idea assoluta della danza: un corpo capace di sfidare la gravità, una presenza scenica magnetica, un’intelligenza coreografica che contribuì a incrinare le convenzioni del balletto accademico.
Ma dietro l’immagine del danzatore quasi sovrumano si cela una vicenda umana complessa, segnata da un’esistenza artistica brevissima e da un lungo periodo di sofferenza psichica.
È proprio in questa frattura, fra l’abbagliante splendore della scena e l’oscurità della vita interiore, che John Neumeier ha individuato il nucleo drammaturgico di Nijinsky, una delle sue creazioni più ambiziose e personali.
Il balletto arriva ora per la prima volta alla Wiener Staatsoper: martedì 20 ottobre 2026, alle ore 19, il Wiener Staatsballett inaugura con quest’opera una nuova tappa del proprio percorso sotto la direzione artistica di Alessandra Ferri.
La rappresentazione sarà trasmessa in diretta streaming gratuita attraverso la piattaforma ufficiale della Staatsoper e, secondo l’annuncio della produzione, resterà disponibile online per le successive 72 ore.
La scelta di portare Nijinsky a Vienna non è soltanto un arricchimento del repertorio. È l’occasione per confrontarsi con una delle opere nelle quali la danza contemporanea di matrice classica si misura più intensamente con la memoria storica, il ritratto psicologico e la riflessione sull’identità dell’artista.
John Neumeier, coreografo statunitense naturalizzato tedesco, ha costruito nel corso della sua carriera un linguaggio riconoscibile per la capacità di trasformare la biografia in materia teatrale. Nei suoi balletti, la vicenda individuale non viene semplicemente raccontata attraverso una successione di episodi: diventa una struttura di immagini, ricordi, associazioni e stati emotivi, nella quale il movimento può rivelare ciò che la narrazione lineare lascia in ombra.
La prima di Nijinsky ebbe luogo il 2 luglio 2000 con l’Hamburg Ballet. L’opera nacque da un interesse che Neumeier coltivava da lungo tempo per la figura del danzatore russo-polacco, considerato uno dei protagonisti assoluti della modernità coreutica.
Il coreografo ne affronta la storia non come una biografia illustrata, ma come una sorta di anatomia dell’anima, in cui la memoria del repertorio, la dimensione familiare e la progressiva disgregazione dell’equilibrio interiore si intrecciano in un’unica costruzione scenica.
Il balletto si apre con un episodio che appartiene alla storia della danza e, nello stesso tempo, alla leggenda di Nijinsky. Il 19 gennaio 1919, alle cinque del pomeriggio, il danzatore si esibì pubblicamente per l’ultima volta nella sala da ballo del Suvretta House, a St. Moritz, in Svizzera. Era lontano dai grandi palcoscenici sui quali aveva conquistato il pubblico europeo e si trovava ormai in una fase profondamente difficile della propria esistenza. Quella performance, da lui descritta come il proprio «matrimonio con Dio», costituisce il punto di partenza scelto da Neumeier.
Da quel momento, il balletto si allontana dalla ricostruzione cronologica per entrare nello spazio della coscienza. Il presente si apre al passato, gli avvenimenti si sovrappongono ai ricordi e le figure che hanno segnato la vita di Nijinsky ritornano come presenze della sua memoria. La coreografia rende visibile una percezione frammentata del mondo, nella quale il confine fra realtà, immaginazione e allucinazione diviene progressivamente incerto.
La costruzione sonora di Nijinsky riunisce pagine di Frédéric Chopin, Nikolaj Rimski-Korsakov, Robert Schumann e Dmitrij Šostakovič.
Non si tratta di una partitura unitaria composta appositamente per l’opera, ma di un montaggio musicale che attraversa epoche, atmosfere e differenti concezioni del dramma. La direzione musicale della serata inaugurale è affidata a Nathan Brock, alla guida dell’Orchestra della Wiener Staatsoper.
Per la prima viennese, il ruolo del protagonista è affidato ad Alessandro Frola, chiamato a sostenere una partitura interpretativa che richiede insieme virtuosismo, trasformazione fisica e profondità psicologica.
Accanto a lui, Ketevan Papava interpreta Romola Nijinska, mentre Ioanna Avraam veste i panni di Bronislava Nijinska e António Casalinho quelli di Stanislaw, il fratello di Vaslav.
Il personaggio di Sergej Djagilev è affidato a Eno Peci. Masayu Kimoto interpreta Thomas Nijinsky e il medico, mentre Olga Esina è Eleonora Bereda e la moglie del medico. Madison Young interpreta Tamara Karsavina e Laurids Seidel Leonid Massine.
Victor Caixeta affronta due delle immagini più emblematiche del repertorio di Nijinsky, lo Schiavo d’oro di Scheherazadee il Fauno di L’Après-midi d’un faune.
Davide Dato interpreta invece Arlecchino in Carnaval e lo Spirito della rosa, mentre Rinaldo Venuti è Petrushka.
Il 20 ottobre, alla Wiener Staatsoper, il pubblico non assisterà soltanto al ritratto di una leggenda del balletto. Sarà invitato a entrare in una coscienza attraversata dalla bellezza e dal dolore, nella quale ogni figura del passato torna a interrogare il presente.
Perché Nijinsky non è soltanto il danzatore che sembrava volare. È anche l’artista che, attraverso la propria vicenda, continua a ricordarci quanto il genio possa essere luminoso, fragile e profondamente umano.
Nijinsky — John Neumeier
Wiener Staatsoper · Vienna
Prima rappresentazione:
20 ottobre 2026, ore 19:00.
In diretta streaming gratuita dalle ore 19.00.
Repliche in teatro: 22, 24, 27, 30 ottobre, 6, 9 novembre 2026
Durata indicativa: 2 ore e 30 minuti, con un intervallo.
Per la diretta streaming bisogna collegarsi al seguente link:
https://play.wiener-staatsoper.at/?utm_source=chatgpt.com
Michele Olivieri
Foto di Ashley Taylor
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