
Immaginate di entrare in un teatro illuminato da luci calde, dove il sipario si apre lentamente, e davanti a voi prende vita un mondo sospeso tra sogno e realtà. Nel grande repertorio classico, alcune scene rimangono indelebili nella memoria, non solo per la loro tecnica impeccabile, ma per la loro capacità di farci sentire la poesia del movimento.
Si comincia con Giselle. Nel primo atto, il villaggio idilliaco sembra normale e reale, ma la tragedia si avvicina. Quando Giselle crolla consumata dalla follia e dalla disperazione, il silenzio cala sul pubblico. E poi, nel secondo atto, le Willi emergono come fantasmi eterei: linee perfette, movimenti sospesi, braccia leggere come piume. Giselle danza tra loro, ora spirito, ora figura umana, e il contrasto tra la sua pietà e l’energia implacabile di Myrtha crea una tensione che lascia senza fiato. È la quintessenza del romanticismo, un equilibrio tra terrore e bellezza.
Allo stesso modo, nel secondo atto de Il Lago dei Cigni, Odette fluttua sul lago insieme alle sue sorelle cigni. Le loro linee perfettamente sincronizzate, la leggerezza dei salti, il port de bras che sembra sfidare la gravità, tutto contribuisce a un effetto ipnotico. Poi arrivano i piccoli cigni, con le braccia intrecciate e i piedi che seguono una precisione millimetrica: in pochi secondi, il corpo di ballo diventa un unico organismo, e il pubblico trattiene il respiro per l’armonia perfetta.
Nei momenti più festosi, come il Valzer dei Fiori ne Lo Schiaccianoci, i colori dei costumi esplodono sul palco, i movimenti del corpo di ballo scorrono come un fiume luminoso, e ogni passo sembra un sorriso danzante.
E quando Kitri e Basilio entrano nella Fiesta spagnola di Don Chisciotte, il palco vibra di energia: pirouettes rapide, grand jetés, tour en l’air, e i ballerini sembrano sfidare le leggi della fisica con il loro virtuosismo travolgente.
Nel Regno delle Ombre de La Bayadère, invece, l’atmosfera cambia radicalmente. Trentaquattro ballerine si muovono in linee perfette, con un ritmo ipnotico e quasi religioso, evocando un senso di mistero e sospensione, come se il tempo stesso fosse rallentato. Ogni movimento è misurato, elegante, una danza che trasmette insieme armonia e malinconia.
Altre scene iconiche colpiscono per la loro comicità e leggerezza: l’entrata dei cavalieri in Coppélia o la Mazurka dei villani, dove il virtuosismo si unisce alla mimica teatrale e il pubblico ride e applaude insieme alla perfezione tecnica.
Nei grandi pas de deux, come quelli di Cenerentola, la grazia dei portés e dei sollevamenti si fonde con l’espressività emotiva, e ogni variazione sembra raccontare una storia senza bisogno di parole.
Infine, non si può dimenticare Odile ne Il Lago dei Cigni: la seduzione e il fascino malizioso sono evidenziati dai salti fulminei, dalle pirouettes multiple e dai tour perfetti. Il contrasto tra Odette e Odile mostra la profondità emotiva del balletto classico, dove il virtuosismo diventa linguaggio della psiche e del cuore.
Queste scene, seppur diverse tra loro, hanno in comune la capacità di trasportarci in mondi sospesi tra realtà e sogno, di farci sentire la perfezione tecnica come parte di una poesia visiva. È questa fusione di movimento, emozione e immagine che rende il grande repertorio accademico immortale, e che continua ad incantare spettatori e ballerini di ogni generazione.
Michele Olivieri
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