
L’8 marzo si ricorda la nascita di Cyd Charisse (Amarillo, 8 marzo 1922 – Los Angeles, 17 giugno 2008), una delle figure più eleganti e magnetiche della storia del musical cinematografico.
Celebre per le sue linee perfette, per l’eccezionale tecnica classica e per un carisma scenico unico, Charisse fu acclamata dalla critica del suo tempo come una delle più grandi ballerine mai apparse sul grande schermo.
Nel 2000 fu anche la prima artista a ricevere il prestigioso Premio Nižinskij per la danza, riconoscimento che suggellò definitivamente il suo ruolo nella storia della danza.
La sua formazione affonda le radici nella grande tradizione del balletto europeo trapiantata negli Stati Uniti.
Ancora bambina, trasferitasi con la famiglia a Los Angeles per motivi di salute (la danza era stata consigliata dai medici per rinforzarne il fisico dopo una malattia infantile), iniziò a studiare presso la scuola dei maestri russi Adolph Bolm e Bronislawa Nijinska, due figure fondamentali della diffusione della cultura coreutica dei Ballets Russes negli Stati Uniti.
Il talento della giovane Tula Ellice Finklea – questo il suo vero nome – si rivelò precocemente: a soli tredici anni entrò infatti nella compagnia dei Ballets Russes con il nome d’arte di Siderova, iniziando a calcare i palcoscenici internazionali.
Questa esperienza la mise in contatto diretto con l’eredità artistica della compagnia fondata da Sergej Djagilev, che aveva rivoluzionato la danza del Novecento unendo musica, scenografia e coreografia in uno spettacolo totale.
Il passaggio al cinema avvenne negli anni Quaranta, quando fu notata dal coreografo Robert Alton, uno dei grandi innovatori del musical hollywoodiano.
Grazie a lui Charisse iniziò a lavorare negli studios della Metro-Goldwyn-Mayer, diventando rapidamente una delle stelle del balletto cinematografico.
Tra le sue prime apparizioni sul grande schermo figurò anche una partecipazione in Nasce una stella.
Il vero trionfo arrivò però negli anni Cinquanta, l’età d’oro del musical. Con la sua presenza sofisticata e il portamento aristocratico, Charisse incarnava un tipo di ballerina diverso rispetto alle soubrette tradizionali: meno cantante, più danzatrice pura, capace di trasformare ogni numero coreografico in una narrazione attraverso il movimento.
Memorabile è la sua sequenza onirica accanto a Gene Kelly in Singin’ in the Rain (1952), dove appare come una misteriosa femme fatale in un lungo numero di danza che fonde jazz, balletto e sensualità cinematografica.
Ancora più centrale è la sua presenza in The Band Wagon (1953), dove danza accanto a Fred Astaire in coreografie diventate leggendarie, come il raffinato Dancing in the Dark.
In queste scene la sua tecnica classica – controllo del corpo, precisione del gesto, estensione delle linee – si fonde perfettamente con lo stile più leggero e teatrale del musical hollywoodiano.
La sua immagine rimase indissolubilmente legata alle sue straordinarie gambe – assicurate dagli studios per una cifra considerevole – ma ridurre Charisse a un simbolo di glamour sarebbe limitante.
Dietro quell’eleganza si nascondeva una formazione rigorosa da ballerina classica e una disciplina quasi ascetica, che le permise di portare la grammatica del balletto nel linguaggio del cinema popolare.
Quando l’epoca dei grandi musical cominciò a tramontare alla fine degli anni Cinquanta, anche la sua presenza sullo schermo diminuì, ma il suo mito rimase intatto.
Negli anni successivi continuò ad apparire in televisione, a teatro e in occasionali produzioni cinematografiche, diventando progressivamente una figura di riferimento per le nuove generazioni di danzatori.
Oggi, a oltre un secolo dalla sua nascita, Cyd Charisse resta una delle incarnazioni più pure della danza nel cinema: un’artista che seppe trasformare il musical hollywoodiano in uno spazio dove il balletto, la sensualità e la narrazione visiva potevano fondersi in un’unica, indimenticabile forma di spettacolo.
Michele Olivieri
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