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Umbria Danza Festival 2026: il tempo dei corpi che tornano ad abitare la città

Corpi, spazio pubblico, relazione e tempo. Sono queste alcune delle direttrici che attraversano Umbria Danza Festival 2026, in programma a Perugia dall’11 al 21 giugno. Giunto alla sua quinta edizione nella forma di festival diffuso, il progetto promosso da Dance Gallery conferma la propria vocazione a mettere in dialogo danza contemporanea, città e comunità attraverso un articolato programma di spettacoli, performance urbane, creazioni site-specific e percorsi partecipativi.

Per undici giorni il capoluogo umbro si trasforma in un grande laboratorio a cielo aperto, animato da artisti italiani e internazionali che esplorano linguaggi e formati differenti: dalla scrittura coreografica alla performance nello spazio pubblico, fino alle pratiche interdisciplinari che intrecciano movimento, arti visive e ricerca sociale.

Il tema scelto per l’edizione 2026 è “TIME. TAKE YOUR TIME BACK”, un invito a ripensare il rapporto con il tempo non soltanto all’interno della scena, ma anche nelle relazioni umane, nell’ascolto e nella possibilità di vivere lo spazio urbano in modo condiviso. Il festival propone così una riflessione sul ruolo dei corpi nel presente, immaginando la danza come strumento capace di interpretare la realtà e generare nuove forme di incontro.

Come sottolinea la direttrice artistica Valentina Romito, «è tempo di agire, con i corpi, di rimetterli al centro del dialogo. Corpi che abitano le strade e le piazze per incontrarsi, corpi che respingono l’odio tendendo la mano agli altri per ritrovare un equilibrio».

Da Zappalà a Batchelor: i grandi nomi della scena internazionale

Tra gli appuntamenti più attesi figura “Corpi Liturgici” della Compagnia Zappalà Danza, in programma l’11 giugno alla Galleria Nazionale dell’Umbria in Prima Nazionale. Roberto Zappalà dedica il lavoro a San Francesco, nell’anno dell’ottavo centenario della sua morte, dando vita a una creazione che mette in relazione spiritualità, natura e fisicità. Una scena essenziale e un movimento costruito per accumulo e tensione danno forma a una dimensione più rituale che narrativa.

Il 12 giugno sarà la volta di “Ad Libitum” del coreografo francese Simon Le Borgne, formatosi all’Opéra di Parigi e oggi interprete del Tanztheater Wuppertal. In scena un danzatore e una batteria dialogano in un continuo confronto fatto di cadute, ripartenze e ascolto reciproco. Una riflessione sulla trasformazione che sceglie la vulnerabilità come cifra espressiva.

Il 13 giugno debutta in Prima Nazionale “Notes of Self” dell’australiano James Batchelor, artista che da anni indaga il rapporto tra memoria del gesto, percezione e immaginazione. Lo spettacolo intreccia la ricerca dell’Ausdruckstanz con l’energia spontanea del movimento infantile, dando vita a una proposta capace di coinvolgere pubblici differenti e di avvicinare anche chi si accosta per la prima volta alla danza contemporanea.

Le nuove creazioni italiane tra fragilità e metamorfosi

Tra le produzioni italiane più attese spicca “Nella Neve” di Adriano Bolognino, in programma il 19 giugno in anteprima. Il coreografo, recentemente acclamato per il suo coinvolgimento nella Cerimonia d’Apertura dei Giochi Olimpici di Milano Cortina, sviluppa una riflessione sulla fragilità e sul cambiamento ispirata ai Cahier di Georges Braque. La neve, da immagine contemplativa e immobile, si trasforma progressivamente in tempesta e disorientamento, accompagnando la crisi e la ricostruzione del rapporto tra i due interpreti.

Nella stessa giornata debutta in Prima Nazionale anche “Falena” di Elisa Sbaragli. Lo spettacolo si sviluppa attorno ai concetti di metamorfosi e desiderio, seguendo un corpo che procede tra esitazioni, aperture e improvvisi slanci. Una creazione che costruisce una tensione costante tra attrazione e paura.

A chiudere simbolicamente il percorso sarà, il 21 giugno, “SISTA” del Balletto Teatro di Torino, diretto da Viola Scaglione. Coreografato da Simona Bertozzi e interpretato da Marta Ciappina e dalla stessa Scaglione, il lavoro affronta il tema della sorellanza come scelta, alleanza e spazio di reciproco riconoscimento, lontano da ogni forma di retorica.

La città come palcoscenico

Accanto agli spettacoli serali, il festival continua a investire con decisione nella dimensione pubblica della danza. Numerosi i progetti site-specific che coinvolgeranno piazze, paesaggi rurali e percorsi urbani.

Tra questi, il 20 giugno, “Sogni al campo” di Filippo Porro trasformerà la Fattoria Il Bruco di Pila in un’esperienza di attraversamento collettivo del paesaggio. Il giorno successivo “Paesaggi con figure” di Operabianco lavorerà sulla presenza quasi invisibile dei performer all’interno del flusso cittadino, mentre “Sirene – Perugia” di Sara Vilardo guiderà il pubblico in un percorso itinerante e sonoro ispirato al viaggio di ritorno dell’Odissea.

Spazio anche a progetti che intrecciano danza, arti visive e pratiche partecipative, come quelli del collettivo sloveno Fabla Collective, impegnato in una ricerca sul rapporto tra corpo, equilibrio e meccanismo.

Un festival che costruisce comunità

Più che una semplice rassegna di spettacoli, Umbria Danza Festival continua a interrogarsi sul modo in cui la danza possa abitare i luoghi, generare relazioni e restituire centralità ai corpi nello spazio pubblico. È proprio questa capacità di connettere ricerca artistica, territorio e partecipazione a rendere il festival uno degli appuntamenti più riconoscibili e significativi della scena contemporanea italiana.

In un tempo segnato dalla velocità e dalla frammentazione, il messaggio dell’edizione 2026 appare chiaro: riprendersi il tempo significa anche ritrovare la possibilità di incontrarsi, ascoltarsi e condividere lo spazio comune attraverso il linguaggio universale del corpo.

Sara Zuccari

Foto Uff. Stampa Umbria Danza Festival

www.giornaledelladanza.com

© Riproduzione riservata

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