
Per vivere la danza non è necessario essere ballerini professionisti.
L’idea che un’arte appartenga solo a chi la domina tecnicamente è un grande equivoco.
La danza infatti è una funzione biologica ed esistenziale dell’essere umano.
Un bambino piccolo, non appena sente la musica, inizia a muoversi a ritmo. Non ha preso lezioni, non conosce la tecnica, eppure balla.
Il nostro primo contatto con il mondo è ritmico, il battito cardiaco materno nei mesi di gestazione. Siamo programmati per rispondere al ritmo che è insito nel DNA umano.
La danza quindi è un diritto di nascita che va poi incanalato nella struttura e nella disciplina per poterlo sviluppare appieno.
Senza studio, il movimento rischia di rimanere una reazione istintiva e ripetitiva.
Le lezioni sono una sorta di laboratorio protetto. Costringono a esplorare percorsi motori inediti, direzioni nello spazio, consentono di scoprire e allenare muscoli che non si sapeva di avere.
Sviluppano coordinazione e concentrazione, arricchendo l’alfabeto corporeo: più movimenti il corpo impara, più sfumature emotive sarà in grado di provare, comprendere ed esprimere.
La tecnica è il mezzo, non il fine.
Tuttavia, la consapevolezza corporea è la chiave per accedere all’essenza della danza e comprenderne la bellezza e l’importanza.
Lo studio non spegne l’istinto, lo trasforma in intenzione.
E la lezione di danza diventa il luogo in cui il corpo esprime la sua voce più sincera.
Stefania Napoli
www.giornaledelladanza.com
© Riproduzione riservata
Giornale della Danza La prima testata giornalistica online in Italia di settore