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Intervista esclusiva a Vasily Medvedev e Stanislav Fečo

Il Petipa Award 2025-2026 si è affermato come uno dei riconoscimenti più autorevoli nel panorama internazionale del balletto classico: quale visione ha guidato la sua creazione da parte della Petipa Ballet Association?
Vasily Medvedev: La “Petipa Ballet Association” svolge un ruolo importante nella conservazione e nella promozione dell’eredità di Marius Petipa, uno dei più grandi coreografi della storia del balletto. Il nostro obiettivo è proteggere la ricchezza del balletto classico mantenendolo vivo per il pubblico e gli artisti di oggi. Attraverso spettacoli, progetti educativi, collaborazioni con compagnie di balletto ed eventi internazionali, cerchiamo di creare una comprensione più profonda dell’opera di Petipa e della sua influenza sul balletto contemporaneo. Allo stesso tempo, vogliamo ispirare ballerini e coreografi a continuare a sviluppare questa tradizione in modo significativo. Il “Petipa Award” è stato creato non solo per onorare artisti importanti, ma anche per costruire un ponte tra passato e presente — tra patrimonio storico e futuro del balletto.

In qualità di fondatori, come definite oggi il concetto di “tradizione vivente” nel linguaggio coreografico contemporaneo?
Stanislav Fečo: Una “tradizione vivente” è qualcosa che continua a crescere ed evolversi. Da questa prospettiva, da molti anni teniamo conferenze e masterclass sull’eredità di Marius Petipa, basate sia sulla ricerca storica sia sulla nostra esperienza nella messa in scena del repertorio classico. Questi incontri si sono svolti presso il Fromm Institute di San Francisco, il Centro Nacional de las Artes di Città del Messico, l’Academy of Music Arts di Bratislava, il Choreographic College di Tbilisi, la National Academy of Choreography di Astana e altre istituzioni internazionali. Per noi è particolarmente importante che questo dialogo su tradizione, interpretazione e futuro del balletto classico continui con le giovani generazioni di artisti e docenti in tutto il mondo. Molti pensano che il balletto classico debba rimanere immutato per sempre, ma la storia del balletto dimostra il contrario. Da Petipa a Balanchine o Nureyev, ogni generazione ha introdotto nuove idee e interpretazioni. Per mantenere viva questa tradizione è importante trasmettere il sapere di maestri e artisti legati alle scuole e alle tradizioni originarie. Questo ci aiuta a comprendere il significato e lo stile dietro la coreografia. Allo stesso tempo, il balletto deve anche rispondere ai danzatori e al pubblico di oggi. I ballerini si sviluppano continuamente dal punto di vista tecnico e i coreografi cercano naturalmente nuovi modi di esprimere emozioni e narrazione. Ciò che conta di più è il gusto e la comprensione. Un coreografo può reinterpretare il balletto classico, ma deve prima comprenderne struttura, musica e stile. Altrimenti si rischia di perdere l’essenza dell’opera. In collaborazione con Vasily Medvedev, mettiamo attivamente in scena produzioni di balletto classico basate sulle coreografie di Petipa. Il nostro approccio prevede l’uso di bozzetti storici di costumi e scene, garantendo al tempo stesso la rilevanza delle produzioni per i danzatori di oggi. Aggiorniamo le tecniche e la pantomima, accorciamo alcune scene per migliorarne il flusso e apportiamo modifiche necessarie alle parti maschili, soprattutto nel corpo di ballo, che storicamente aveva un movimento limitato. Queste considerazioni sono essenziali per i danzatori, i direttori di compagnia e il pubblico contemporaneo.

Il premio abbraccia interpreti, coreografi, pedagoghi e scenografi: quale idea di “ecosistema del balletto” intendete rappresentare con questa scelta?
V.M.: Abbiamo voluto superare l’idea che il balletto riguardi solo le star individuali. Il balletto è creato da molte persone che lavorano insieme. Ballerini, coreografi, insegnanti, répétiteurs, scenografi e direttori artistici contribuiscono tutti a ciò che il pubblico vede infine sul palco. Senza questa collaborazione, il balletto non può esistere. Il “Petipa Award” riflette questa idea riconoscendo artisti provenienti da molte aree diverse del mondo del balletto. Il balletto non è una gerarchia — è un ecosistema artistico completo in cui ogni ruolo è importante.

Quanto è importante mantenere un equilibrio tra memoria storica, interpretazione contemporanea e ricerca artistica?
S.F.: Questo equilibrio è estremamente importante per il futuro del balletto. Se ci concentriamo solo sul passato, il balletto rischia di diventare qualcosa di congelato e scollegato dal mondo attuale. Ma se dimentichiamo completamente la tradizione, rischiamo di perdere l’identità e la profondità del balletto classico. La memoria storica ci aiuta a comprendere le origini di questa forma d’arte — non solo i passi, ma anche lo stile, la musicalità e il significato che li sostengono. Allo stesso tempo, ogni generazione porta naturalmente nuove emozioni, nuove possibilità fisiche e nuovi modi di interpretare ruoli e produzioni. L’interpretazione contemporanea non dovrebbe distruggere la tradizione, ma costruirvi sopra. Per noi l’obiettivo non è ricreare il passato come in un museo, né modernizzare il balletto solo per apparire moderni. Il nostro obiettivo è mantenere vivo lo spirito del balletto classico permettendogli di evolversi naturalmente.

Il Lifetime Achievement Award assegnato a Hans van Manen (in memoriam) onora una figura centrale del balletto europeo: cosa rappresenta per voi la sua eredità coreografica?
V.M.: Hans van Manen aveva una voce artistica molto particolare, capace di entrare profondamente in sintonia con il pubblico. Le sue coreografie sono chiare, intelligenti ed emotivamente potenti, senza effetti superflui. Ha compreso come dire molto attraverso il movimento semplice e una forte musicalità. Oggi, così come i balletti di Petipa fanno parte del repertorio di ogni grande compagnia classica, anche le opere di van Manen stanno diventando una parte essenziale del repertorio internazionale. Ciò che rende la sua eredità così importante è che ha dimostrato che il balletto contemporaneo può restare connesso alla tradizione classica pur risultando moderno e fresco.

Il tributo a Marcia Haydée evidenzia il ruolo dell’interprete e della direttrice nel balletto del XX secolo: quale impatto ha avuto sul modo di intendere il repertorio?
S.F.: Marcia Haydée ha cambiato il modo in cui molte persone comprendono l’interpretazione e il repertorio del balletto. Come danzatrice, ha portato profonda emozione e sfumature psicologiche nei suoi ruoli. I suoi personaggi risultavano umani, complessi e emotivamente reali. Successivamente, come direttrice artistica dello “Stuttgart Ballet”, ha continuato a sviluppare questa visione. Ha compreso il repertorio come qualcosa di vivo, non come qualcosa di immutabile. La sua versione de La Bella Addormentata è un buon esempio — ha rispettato Petipa e Čajkovskij, introducendo al tempo stesso la propria personalità artistica nella produzione. Attraverso il suo lavoro ha dimostrato che il balletto classico può essere ripensato e rinnovato pur rispettandone le radici.

Il premio a Élisabeth Platel sottolinea la trasmissione della scuola classica francese: quanto è cruciale oggi la pedagogia nella conservazione del linguaggio accademico?
S.F.: Élisabeth Platel rappresenta non solo una grande pedagogista, ma anche uno dei più alti livelli di interpretazione del balletto classico. Come prima ballerina dell’Opéra di Parigi, ha lavorato durante il periodo importante di Rudolf Nureyev, che ha influenzato e affinato profondamente lo stile del balletto francese. Oggi, attraverso il suo lavoro presso la Scuola dell’Opéra di Parigi, trasmette questa tradizione alle nuove generazioni. La pedagogia è essenziale nel balletto perché la tecnica classica è come una lingua. Senza un insegnamento solido, lo stile, la precisione e la qualità artistica possono gradualmente scomparire. Insegnanti come Élisabeth Platel preservano non solo la tecnica, ma un’intera cultura e comprensione del movimento.

Il riconoscimento a Jean-Christophe Maillot evidenzia la capacità di reinterpretare grandi titoli del repertorio: come valutate il suo equilibrio tra innovazione e struttura classica?
V.M.: Jean-Christophe Maillot ha un modo molto intelligente di ripensare il balletto classico. Non cerca di rompere la tradizione dall’esterno. Piuttosto, lavora dall’interno della struttura del balletto classico, introducendo nuove idee psicologiche e drammatiche. Le sue produzioni per Les Ballets de Monte-Carlo risultano moderne ma restano legate ai principi classici. Questo equilibrio tra innovazione e rispetto della tradizione è ciò che rende il suo lavoro così efficace.

I premi a Marianela Núñez e Vadim Muntagirov celebrano due figure emblematiche della danza classica contemporanea: cosa rappresentano per voi in termini di tecnica e interpretazione?
S.F.: Marianela Núñez e Vadim Muntagirov sono tra i più importanti artisti del balletto di oggi e influenzano fortemente le nuove generazioni. Marianela porta energia, libertà, musicalità e potenza emotiva sul palco. La sua tecnica è sempre al servizio dell’espressione e del personaggio. Vadim rappresenta purezza, eleganza e profondo rispetto dello stile classico. La sua danza ha una chiarezza e una raffinatezza eccezionali. Insieme, come primi ballerini del Royal Ballet di Londra, mostrano quanto il balletto classico sia oggi ricco e diversificato.

Il riconoscimento a Jürgen Rose pone l’accento sulla scenografia e il costume design: quanto è importante la costruzione visiva di uno spettacolo nel vostro lavoro?
S.F.: Jürgen Rose comprende profondamente il teatro di balletto. Per lui scenografie e costumi non sono semplici decorazioni. Creano l’atmosfera, influenzano emotivamente il pubblico e aiutano i danzatori a diventare pienamente i loro personaggi. Le sue collaborazioni con artisti come John Cranko e, successivamente, Marcia Haydée sono diventate iconiche dal punto di vista visivo e hanno influenzato molti designer successivi. Nel balletto, l’identità visiva è una parte fondamentale della narrazione, e il lavoro di Jürgen Rose mostra quanto possa essere potente questa connessione.

Il premio a Jordi Roig evidenzia la centralità del linguaggio visivo contemporaneo: come si integra la sua ricerca nel balletto classico oggi?
V.M.: Jordi Roig porta un approccio visivo contemporaneo nel balletto classico pur rispettando la tradizione. Il suo lavoro su luce, spazio e design minimalista aiuta a concentrare l’attenzione sui danzatori e sulla coreografia. Influenzato dal suo mentore Ezio Frigerio, combina immagini teatrali forti con eleganza e atmosfera. In produzioni come Il Lago dei Cigni di Nureyev e La Bayadère di Malakhov, le sue scenografie creano un legame naturale tra balletto classico e linguaggio visivo contemporaneo.

Il ruolo del Consiglio Onorario è affidato a figure come David Dawson, Elisa Carrillo Cabrera, Altinay Asylmuratova e Vladimir Malakhov: come si bilancia la loro prospettiva tra tradizione e innovazione nella selezione dei premiati?
S.F.: Il nostro Consiglio Onorario riunisce artisti con background ed esperienze molto diverse. David Dawson rappresenta una nuova generazione di coreografi con un linguaggio molto personale e contemporaneo. Elisa Carrillo Cabrera unisce l’esperienza di ex prima ballerina al lavoro di leadership in Messico e presso la John Cranko School. Altynai Asylmuratova porta una delle connessioni più forti con la tradizione Vaganova attraverso la sua carriera al Balletto Mariinskij e il suo lavoro educativo a San Pietroburgo e in Kazakistan. Vladimir Malakhov, una delle grandi stelle del balletto della sua generazione, ha creato anche versioni personali di produzioni classiche pur preservando lo spirito dell’eredità di Petipa. Siamo inoltre molto lieti di accogliere nuovi membri del consiglio, tra cui Ted Brandsen, Mikhail Kaniskin e Septime Webre. Insieme, creano un importante dialogo tra tradizione e nuove idee artistiche.

Il Petipa Award si presenta come una mappa internazionale del balletto contemporaneo: quanto è importante questa dimensione globale nella vostra visione?
V.M.: La dimensione internazionale del balletto è per noi estremamente importante. Oggi i danzatori si formano, lavorano e si esibiscono in tutto il mondo. Il balletto è diventato una forma d’arte davvero globale, in cui culture diverse si influenzano costantemente a vicenda. Il “Petipa Award” riflette questa connessione globale mantenendo al tempo stesso solide radici nella tradizione classica. Con l’espansione internazionale dell’associazione, inclusi progetti in luoghi come Hong Kong, il nostro obiettivo è creare connessioni sempre più forti tra artisti, scuole e compagnie in tutto il mondo.

In che modo il premio contribuisce concretamente alla trasmissione dell’eredità di Marius Petipa nel XXI secolo?
S.F.: Il “Petipa Award” onora gli artisti che contribuiscono a mantenere il balletto classico vivo e significativo oggi. Molti artisti importanti, tra cui Natalia Makarova e Marcia Haydée, hanno affermato che ricevere un premio legato al nome di Marius Petipa rappresenta il più grande onore della loro carriera. Per noi, il premio non riguarda solo il riconoscimento delle carriere, ma anche il sostegno a quegli artisti che preservano la tradizione contribuendo allo sviluppo del balletto per le generazioni future.

Se doveste riassumere il significato complessivo dell’edizione 20252026 in relazione a tutti i premiati, quale filo comune li unisce?
V.M.: Ciò che unisce tutti i premiati è il loro profondo rispetto per il balletto, unito alla capacità di farlo evolvere. Ognuno di loro, in modi diversi, ha contribuito a preservare la qualità artistica, la cultura e lo spirito del balletto classico, introducendo al tempo stesso qualcosa di personale e contemporaneo. Il “Petipa Award” non è solo una celebrazione del passato: è un modo per mostrare come il balletto classico possa continuare a crescere, evolversi e ispirare le generazioni future.

Michele Olivieri

www.giornaledelladanza.com

©️ Riproduzione riservata

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