
La fille mal gardée è un balletto comico e luminoso che racconta una storia semplice ma piena di vitalità rurale e ironia, ed è considerato uno dei titoli più antichi del repertorio ancora oggi rappresentati.
La sua prima esecuzione avvenne il 1º luglio 1789 al Grand Théâtre de Bordeaux, in un periodo storico estremamente delicato, a ridosso della Presa della Bastiglia.
L’idea originale fu del coreografo francese Jean Dauberval, che costruì un intreccio leggero e popolare, lontano dalle grandi tragedie mitologiche tipiche del tempo.
La vicenda si svolge in un villaggio di campagna e ruota attorno a Lise, una ragazza vivace e indipendente che ama segretamente Colas, giovane contadino pieno di energia e sinceramente ricambiato. La madre di Lise, la vedova Simone, ha però in mente un destino diverso per la figlia e vorrebbe darla in sposa ad Alain, un ragazzo ricco ma goffo e impacciato, più interessato alle apparenze che ai sentimenti. Anche il padre di Alain sostiene il progetto matrimoniale, convinto che l’unione sia conveniente per entrambe le famiglie.
Da qui nasce una serie di incontri furtivi, travestimenti, tentativi maldestri e situazioni comiche in cui Lise e Colas cercano in ogni modo di vedersi senza essere scoperti. La figura della madre, severa ma al tempo stesso ridicola nelle sue reazioni, diventa il motore comico della storia, soprattutto quando tenta di controllare una situazione che le sfugge continuamente di mano. Alain, con la sua ingenuità, contribuisce ulteriormente all’effetto comico, rendendo evidente la distanza tra matrimonio imposto e amore autentico.
Nel finale, quando le nozze combinate stanno per essere celebrate, la verità viene a galla: l’amore tra Lise e Colas è troppo evidente per essere ignorato e la resistenza materna cede davanti all’evidenza dei sentimenti dei due giovani. Il consenso arriva così come una liberazione, e il balletto si chiude in un’atmosfera festosa e popolare.
Nel corso della sua storia, l’opera coreografica è stata rielaborata più volte, ma una delle versioni più celebri è quella firmata nel 1960 da Frederick Ashton per il The Royal Ballet, con musica derivata da Ferdinand Hérold e riorchestrata da John Lanchbery.
Questa versione ha contribuito a consolidarne la popolarità moderna, anche grazie a momenti iconici come la danza dei nastri e la caratterizzazione comica della vedova Simone, spesso interpretata con grande ironia scenica.
Il fascino del balletto sta proprio nella sua semplicità: niente magie o eroi tragici, ma una celebrazione della vita quotidiana, dell’amore giovane e della comicità delle piccole ossessioni umane, che lo rendono ancora oggi sorprendentemente attuale.
Michele Olivieri
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