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Quando il balletto danzava per Re e Regine

Ci sono serate che finiscono quando cala il sipario.

E poi ce ne sono altre che continuano a vivere nella memoria, nelle fotografie, nei racconti delle corti e negli archivi dei grandi teatri. Serate nelle quali la danza non è stata soltanto arte, ma cerimonia, prestigio, diplomazia e potere.

Per secoli il balletto ha avuto un rapporto privilegiato con la regalità. Prima ancora di diventare uno dei linguaggi artistici più raffinati d’Europa, la danza era uno strumento attraverso il quale il sovrano mostrava la propria magnificenza. Il palcoscenico diventava una seconda corte e il corpo del ballerino, disciplinato fino alla perfezione, raccontava ordine, armonia e autorità.

Ancora oggi, quando le porte di un palco reale si aprono e una sovrana, un re, un principe o una principessa prendono posto davanti alla scena, qualcosa di quella tradizione torna inevitabilmente a vivere.

Queste sono alcune delle notti in cui la storia della monarchia ha incontrato la storia del balletto.


IL RE CHE DIVENNE IL SOLE
Versailles, 1653

Tutto comincia con un’immagine.

Un giovane Luigi XIV appare sul palcoscenico del Ballet de la Nuit. Ha appena quindici anni e interpreta il Sole. Non è un dettaglio teatrale. È una dichiarazione destinata a diventare leggenda. Il futuro Re Sole comprende infatti molto presto che la danza può essere molto più potente di un semplice spettacolo. Sul palcoscenico il sovrano può costruire la propria immagine, stabilire gerarchie, conquistare lo sguardo degli aristocratici e trasformare la propria presenza in simbolo. Il balletto diventa così uno degli strumenti attraverso cui Luigi XIV costruisce quella straordinaria iconografia destinata a identificare il suo regno. La corte guarda. Il re danza. E l’Europa comincia a comprendere che a Versailles anche il movimento del corpo può diventare politica.

 

UNA FAMIGLIA IMPERIALE A TEATRO
Vienna, 1765

A Vienna la scena è diversa.

Non c’è un giovane sovrano al centro del palcoscenico, ma una famiglia imperiale seduta davanti a una rappresentazione. Nel 1765 Martin van Meytens il Giovane immortala i figli di Maria Teresa d’Austria mentre assistono al balletto Il trionfo d’Amore di Florian Leopold Gassmann. La tela restituisce qualcosa di sorprendentemente moderno: una famiglia che guarda uno spettacolo. Ma è una famiglia imperiale. Il teatro diventa allora una finestra privilegiata sulla vita privata della corte. Le luci, gli abiti, gli sguardi e la disposizione degli spettatori raccontano un mondo nel quale anche una serata di balletto può diventare un avvenimento politico e sociale. È forse questo uno degli aspetti più affascinanti della regalità: il momento in cui la storia sembra dimenticare per qualche ora di essere storia. E gli imperatori diventano semplicemente spettatori.


LA REGINA E LA BELLA ADDORMENTATA
Londra, 1973

Immaginiamo la Royal Opera House. Londra è immersa nella sua consueta eleganza. Nel palco reale siede Elisabetta II. Sul palcoscenico sta per iniziare La Bella Addormentata. È difficile trovare un balletto più adatto a una serata reale. Una principessa addormentata, un regno incantato, una corte, corone, valzer, fate e un principe che arriva per risvegliare la protagonista. Ma quella sera la fiaba non è soltanto sulla scena. Nel teatro c’è una vera regina. Il 15 marzo 1973 Elisabetta II assistette a una Royal Gala di The Sleeping Beauty. La fotografia della sovrana durante quella serata è oggi parte della memoria visiva del Royal Opera House. È una di quelle coincidenze che sembrano scritte da un romanziere: la regina reale guarda una regina immaginaria vivere la propria fiaba.

 

CINQUANT’ANNI DI REGNO, UNA NOTTE DI DANZA
Londra, 2002

Cinquant’anni di regno non sono soltanto un anniversario.

Sono una vita intera. Nel 2002 Elisabetta II celebrò il suo Golden Jubilee e il Royal Opera House dedicò alle celebrazioni una grande Royal Gala del Royal Ballet. Sul palcoscenico si incontrarono alcune delle figure più importanti della danza internazionale. Tra loro anche Darcey Bussell e Roberto Bolle. La serata aveva un significato che andava oltre il programma. La regina apparteneva a una generazione che aveva visto cambiare radicalmente il mondo. Il balletto, invece, rappresentava una tradizione capace di rinnovarsi senza perdere la propria identità. Per una sera, mezzo secolo di storia britannica incontrava il presente della danza.

 

IL COMPLEANNO DELLA REGINA
Londra, 2006

Quattro anni dopo, ancora una volta il Royal Opera House.

Elisabetta II compie ottant’anni. Il Royal Ballet ne celebra contemporaneamente settantacinque. Il destino sembra quasi aver costruito una perfetta simmetria. L’8 giugno 2006 la regina e il principe Filippo partecipano a una Royal Gala organizzata per celebrare entrambi gli anniversari. Ma sono le immagini a raccontare meglio di qualsiasi programma il significato della serata. Elisabetta II appare accanto agli artisti e ai giovani allievi della Royal Ballet School. Non soltanto davanti alla danza. Accanto alla danza. Ed è una differenza importante. La monarchia non è più soltanto la destinataria dello spettacolo: diventa testimone della continuità di una tradizione artistica affidata alle nuove generazioni.


LA PRINCIPESSA CHE DIVENTÒ ARTISTA
Copenaghen, 1948

Forse nessuna storia racconta il rapporto fra una famiglia reale e il balletto con maggiore delicatezza di quella della futura regina Margrethe II di Danimarca.

Da bambina frequentava il Royal Theatre di Copenaghen. Nel 1948, ancora giovanissima, assistette con i genitori a Napoli di August Bournonville. Non poteva sapere che quella sera avrebbe lasciato un’impronta sulla sua vita. Anni dopo, diventata regina, Margrethe II avrebbe infatti lavorato personalmente nel mondo dello spettacolo, occupandosi di scenografie e costumi. È una storia diversa da quella del Re Sole. Qui non c’è un monarca che usa la danza per costruire il proprio potere. C’è una bambina che guarda il palcoscenico. E che, molti anni dopo, decide di entrarci in un altro modo.

 

LA GRANDE NOTTE DELLE CORTI EUROPEE DELLA DANZA
Copenaghen, 2022

Nel 2022, per il cinquantesimo anniversario dell’ascesa al trono di Margrethe II, il Tivoli organizzò una grande ballet gala.

Quella sera la Danimarca sembrò trasformarsi in una capitale internazionale della danza. Sul palcoscenico arrivarono artisti e compagnie legati ad alcuni dei nomi più prestigiosi del balletto mondiale: il Royal Danish Ballet, il Royal Ballet di Londra, il Paris Opera Ballet, l’Hamburg Ballet e il New York City Ballet. Era una serata celebrativa, ma anche qualcosa di più. Era il ritratto di una regina attraverso l’arte che aveva accompagnato la sua vita. La bambina che aveva scoperto Bournonville era diventata sovrana. E ora, davanti a lei, danzava il mondo.

 

250 ANNI DI TEATRO REALE
Stoccolma, 2023

A Stoccolma la storia è ancora più lunga. La Kungliga Operan fu inaugurata nel 1773 sotto Gustavo III. Duecentocinquant’anni dopo, la famiglia reale svedese tornò nelle sale dell’Opera per celebrare quello straordinario anniversario. Il gala del 2023 attraversò tre secoli di musica e spettacolo. Il re Carl XVI Gustaf, la regina Silvia e la principessa ereditaria Victoria parteciparono alla celebrazione. Ancora una volta il teatro diventava una sorta di specchio della monarchia. Non una monarchia immobile, però. Una monarchia capace di attraversare i secoli insieme alle arti.

 

SOTTO IL CIELO DI GRANADA
Alhambra, 2024

E poi c’è una notte completamente diversa. Non una sala dorata. Non un teatro illuminato dai lampadari. Ma Granada. L’Alhambra. Il Generalife. L’8 giugno 2024 la regina Sofía partecipò a una gala di balletto del Festival Internacional de Música y Danza de Granada. Il luogo sembra quasi inventato per una scena cinematografica: l’architettura dell’Alhambra, la notte andalusa, la musica e i danzatori. Ma la serata aveva anche una finalità concreta: sostenere, attraverso la Fundación Reina Sofía, la ricerca sulle malattie neurodegenerative. Qui la regalità contemporanea appare lontanissima da Versailles. Non c’è il sovrano che danza per affermare la propria potenza. C’è una regina che assiste alla danza e ne utilizza la forza simbolica per sostenere una causa. La funzione è cambiata. La magia, però, è rimasta.


MONACO: QUANDO LA CORTE DIVENTA PALCOSCENICO

A Monaco il rapporto fra famiglia principesca e spettacolo prende una strada ancora diversa.

Il celebre Bal de la Rose, nato nel 1954, è diventato nel tempo uno degli appuntamenti più iconici del calendario del Principato. Qui il balletto non è necessariamente protagonista nel senso tradizionale. Ma la danza ritorna nella sua forma più antica: quella della celebrazione, della socialità, della rappresentazione. Abiti da sera. Musica. Luci. Personaggi internazionali. E la famiglia principesca. La sala diventa teatro e gli invitati diventano, almeno per una notte, parte dello spettacolo. È la sopravvivenza moderna di un’antica tradizione europea: quella secondo cui una grande serata non deve essere soltanto vissuta, ma anche rappresentata.

 

QUANDO LA DANZA INCONTRA LA CORONA

Forse è proprio questo che rende così affascinanti le serate reali dedicate al balletto. Non è soltanto la presenza di un re o di una regina. È il contrasto. Da una parte, un’arte costruita sulla disciplina assoluta del corpo: il piede che deve essere perfettamente posizionato, il braccio che deve seguire una linea precisa, il salto che dura soltanto un istante. Dall’altra, la monarchia: istituzione fondata sulla continuità, sulla ritualità, sulla memoria. Entrambe vivono di gesti. Entrambe conoscono il valore della perfezione. Entrambe hanno bisogno del pubblico. E forse per questo, quando un palco reale si illumina, la serata acquista una dimensione particolare. Il ballerino entra in scena. L’orchestra comincia. La sala si fa silenziosa. E per qualche ora accade qualcosa di quasi irreale: la storia guarda la danza e la danza guarda la storia. È successo a Versailles. È successo a Vienna. È successo a Londra. A Copenaghen. A Stoccolma. A Granada. E probabilmente continuerà ad accadere. Perché finché esisteranno grandi teatri, grandi ballerini e grandi corti, ci saranno serate nelle quali un semplice spettacolo riuscirà a trasformarsi in qualcosa di più raro: un frammento di eternità.

Michele Olivieri

www.giornaledelladanza.com

©️ Riproduzione riservata

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