
È arrivata la nomina a solista del Bolshoi, dopo essere stato già demisolista della compagnia. Quando hai ricevuto la notizia, qual è stato il primo pensiero che ti è passato per la testa?
È stata subito una grande emozione. Dentro di me ho provato tanta felicità, un senso di tranquillità e, insieme, una grande responsabilità per questa nomina importante. Ora si punta sempre più in alto, senza paura.
Hai studiato alla Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala e sei arrivato fino al Bolshoi: quanto della formazione ricevuta a Milano senti ancora oggi nel tuo modo di essere danzatore?
Sì, gli insegnamenti appresi in Accademia restano sempre dentro di me. Quando sono arrivato al Bolshoi ho continuato ad arricchirmi, cercando di apprendere il più possibile giorno dopo giorno.
Il passaggio da demisolista a solista rappresenta un cambiamento importante anche nella responsabilità artistica. Che cosa significa per te questo nuovo ruolo all’interno del Bolshoi?
Questo ruolo mi dà grande soddisfazione: tutti gli sforzi e i sacrifici fatti mi sono stati riconosciuti. Ora la responsabilità è più grande, ma non mi spaventa; anzi, mi dà la forza di credere di poter arrivare sempre più in alto.
Essere italiano e diplomato alla Scala in una compagnia come il Bolshoi ti pone inevitabilmente a confronto con due grandi tradizioni della danza. In che modo queste due scuole convivono oggi nel tuo stile?
Ho avuto il privilegio di studiare all’Accademia della Scala con il Maestro Nikonov, ex primo ballerino del Teatro Bolshoi. Ho così appreso da lui la tecnica russa, che ho poi sviluppato e perfezionato attraverso lezioni, prove e spettacoli qui al Teatro moscovita.
C’è stato un momento, durante gli anni alla Scala, in cui hai immaginato che il tuo percorso potesse portarti così lontano, fino a diventare solista del Bolshoi?
Assolutamente no, non ci ho mai pensato. Ho sempre lavorato per costruire e migliorare me stesso. Ogni anno in Accademia mi davo degli obiettivi da raggiungere a fine stagione, e questo focus mi ha portato dove sono ora
Il Bolshoi custodisce un repertorio immenso e alcuni dei ruoli più ambiti per un danzatore. Ora che sei Solista, quale personaggio senti di avere particolarmente nel cuore e quale sogni ancora di poter interpretare?
Alcuni ruoli che sognavo di ballare sono già diventati realtà, quindi ora ho sogni ancora più grandi, come poter interpretare Spartak e il Principe dello Schiaccianoci. Uno dei personaggi che ho particolarmente a cuore è invece Philippe nel balletto Le fiamme di Parigi.
Quanto è cambiato il tuo modo di affrontare la scena da quando sei entrato al Bolshoi? Sei diventato un danzatore diverso rispetto a quello che aveva lasciato la Scala?
La scena la affronto sempre con la stessa tranquillità e quella sana adrenalina prima di mettere piede sul palco. Alla Scala ero ancora un allievo; oggi sono un ballerino più forte, più espressivo e decisamente più a mio agio quando vado in scena.
Dietro questo risultato ci sono anni di lavoro quotidiano, disciplina e anche momenti difficili. Qual è stata la prova più importante che hai dovuto affrontare nel tuo percorso?
Sono partito in un momento non facile, ma spinto da un forte desiderio. Sapevo cosa lasciavo, ma non cosa avrei trovato: un ambiente nuovo, una lingua da imparare, nuovi colleghi con cui relazionarsi e quel grande Teatro in cui all’inizio mi perdevo. Credo che il momento più difficile e pieno di punti interrogativi sia stata proprio la partenza, non sapevo esattamente cosa mi aspettasse. Ma ho superato tutto una volta entrato in sala da ballo: sale bellissime e grandi dove mi sono subito sentito a mio agio. Sono stato accolto molto bene e il direttore del Balletto al Bolshoi, Makhar Vaziev, mi ha messo alla prova fin da subito con ruoli impegnativi.
Cosa significa per te rappresentare, in una compagnia così prestigiosa, la tradizione della danza italiana dalla quale provieni?
Sono molto orgoglioso di poter rappresentare la tradizione della danza italiana e la porto sempre con me, cercando di trasmetterla anche in scena al pubblico. Sì, mi è rimasto assolutamente un legame forte con la Scala.
Adesso che hai raggiunto questo nuovo traguardo, qual è il sogno che vuoi inseguire?
Adesso ambisco alla prossima nomina, a ballare più ruoli possibili su questa straordinaria scena del Teatro Bolshoi e, perché no, a un ritorno sulla scena della Scala per qualche balletto.
Michele Olivieri
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