
La diretta del 26 aprile dalla Wiener Staatsoper ha offerto una Giselle costruita con coerenza e senso della misura, capace di integrare con naturalezza gli elementi produttivi e artistici in un disegno unitario. L’appuntamento in streaming con il Balletto di Stato di Vienna ha reso evidente come questa produzione, firmata da Elena Tschernischova, si muova lungo una linea di equilibrio tra fedeltà al testo e attenzione alla sua tenuta nel presente, senza ricorrere a soluzioni forzate.
La struttura coreografica e drammaturgica si sviluppa nel rispetto dell’impianto tradizionale su musiche di Adolphe Adam, qui integrate con intermezzi di Friedrich Burgmüller, ma ciò che emerge è soprattutto una volontà di lavorare sulle transizioni emotive più che sugli snodi narrativi. Il riferimento al libretto di Théophile Gautier, Jules-Henri Vernoy de Saint-Georges e Jean Coralli (da Heinrich Heine) resta saldo, ma viene attraversato da una sensibilità che tende a smussare i contrasti più marcati per privilegiare una continuità espressiva più sfumata.
In questo contesto, la direzione musicale di Luciano Di Martino, alla guida dell’Orchestra dell’Opera di Stato di Vienna, si distingue per una gestione attenta delle dinamiche e dei colori, orientata verso la chiarezza del tessuto sonoro piuttosto che verso effetti di ampiezza. La partitura mantiene così una funzione di sostegno e dialogo, senza mai imporsi in maniera autonoma sul piano spettacolare.
L’impianto scenico, curato da Ingolf Bruun, e i costumi di Clarisse Praun-Maylunas contribuiscono a definire uno spazio visivo essenziale, privo di ridondanze, che accompagna la lettura coreografica senza sovraccaricarla. Anche il lavoro di coaching di Julio Bocca e della direttrice Alessandra Ferri si riflette in una qualità interpretativa complessivamente omogenea, sostenuta dal contributo dei maîtres, tra cui Marcelo Gomes.
Sul piano degli interpreti, Laura Fernandez Gromova costruisce una Giselle progressivamente rarefatta, evitando accenti eccessivi e privilegiando un percorso interno più trattenuto. António Casalinho offre un Albrecht misurato, mentre Alessandro Cavallo dà a Hilarion una presenza solida ma non marcata. Rosa Pierro, nel ruolo di Myrtha, si distingue per una qualità del movimento controllata e coerente con l’impianto generale. Intorno a loro, il corpo di ballo del Balletto di Stato di Vienna mantiene una buona compattezza, con momenti particolarmente riusciti nel secondo atto, dove la dimensione corale acquista rilievo.
La trasmissione in diretta ha contribuito a restituire con chiarezza questo equilibrio complessivo, offrendo una visione ravvicinata che ha valorizzato i dettagli senza alterare la percezione d’insieme. Ne deriva una Giselle che non punta a ridefinire radicalmente il titolo, ma a consolidarne la leggibilità attraverso un lavoro accurato sugli elementi costitutivi. Il risultato è una produzione che si lascia apprezzare per la sua continuità e per una qualità diffusa, più che per singoli picchi, confermando la tenuta del repertorio quando affrontato con attenzione e rigore.
Michele Olivieri
Foto di © Wiener Staatsballett/Ashley Taylor
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