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Noverre e la nascita della danza moderna espressiva

La figura di Jean-Georges Noverre occupa una posizione fondativa nella storia della danza occidentale, non soltanto per il suo contributo pratico come coreografo, ma soprattutto per la portata teorica del suo pensiero, che segna una svolta decisiva nel passaggio dal balletto di corte al balletto moderno.

Nato a Parigi nel 1727 e attivo nelle principali capitali europee, Noverre si inserisce in un contesto artistico dominato da codici formali rigidi, nei quali la danza era spesso subordinata a logiche decorative e spettacolari. Il suo intervento si configura invece come una vera e propria riforma, orientata a restituire alla danza una funzione espressiva autonoma, capace di articolare significati complessi senza il supporto della parola.

Il nucleo di questa riforma è racchiuso nelle Lettres sur la danse et sur les ballets, pubblicate nel 1760, un testo che ancora oggi costituisce uno dei riferimenti teorici più rilevanti per gli studi coreutici. In esse, Noverre sviluppa l’idea di ballet d’action, una forma di spettacolo in cui la narrazione si costruisce attraverso la coerenza tra gesto, musica e azione scenica. La danza, in questa prospettiva, non deve limitarsi a esibire virtuosismo tecnico, ma deve farsi linguaggio, veicolo di emozioni e di conflitti. Particolarmente significativa è la sua critica all’uso delle maschere, che impedivano l’espressione del volto e quindi la trasmissione delle passioni: eliminarle significava restituire al corpo nella sua interezza la responsabilità del racconto.

Questa insistenza sull’espressività non va letta come un rifiuto della tecnica, ma come una sua ridefinizione. Per Noverre, la tecnica è uno strumento e non un fine; la sua funzione è quella di rendere leggibile il movimento, di chiarire l’intenzione drammatica, di evitare ogni forma di automatismo. In questo senso, il suo pensiero anticipa molte delle tensioni che attraverseranno la danza nei secoli successivi, dalla nascita del balletto romantico fino alle ricerche contemporanee, tutte accomunate dalla necessità di interrogare il rapporto tra forma e significato.

La dimensione europea della sua carriera contribuisce ulteriormente alla diffusione delle sue idee. Noverre lavorò a Lione, Stoccarda, Vienna e Londra, entrando in contatto con ambienti culturali diversi e adattando le proprie concezioni a contesti produttivi eterogenei. Particolarmente rilevante è il suo periodo viennese, dove fu chiamato a dirigere il balletto della corte asburgica: qui ebbe modo di sperimentare concretamente i principi del ballet d’action, contribuendo a trasformare il ruolo del corpo di ballo e a ridefinire il rapporto tra coreografia e musica.

Non mancano, nella sua biografia, elementi di tensione e contraddizione. Le sue posizioni riformatrici incontrarono resistenze significative, soprattutto negli ambienti più conservatori, e la sua carriera fu segnata da conflitti istituzionali e personali. Tuttavia, proprio queste difficoltà testimoniano la radicalità del suo progetto, che metteva in discussione abitudini consolidate e gerarchie estetiche profondamente radicate.

La centralità di Noverre è oggi riconosciuta anche sul piano simbolico: la scelta del 29 aprile, data della sua nascita, come Giornata Internazionale della Danza, istituita nel 1982 dall’International Theatre Institute sotto l’egida dell’UNESCO, non è un semplice omaggio celebrativo. Essa riflette la volontà di individuare in Noverre una figura capace di rappresentare, nella sua complessità, l’idea stessa di danza come linguaggio universale. In altre parole, la sua eredità non consiste soltanto in un insieme di innovazioni storicamente determinate, ma in un principio metodologico: la necessità di interrogare continuamente la danza sul proprio senso.

Alcune curiosità contribuiscono a rendere più concreta questa figura spesso percepita come puramente teorica. Noverre intrattenne rapporti con importanti personalità del suo tempo, tra cui Voltaire, che ne apprezzò il tentativo di conferire dignità intellettuale alla danza. Inoltre, il suo lavoro influenzò indirettamente anche la musica, stimolando compositori a concepire partiture più strettamente integrate con l’azione scenica. La sua attenzione per il dettaglio drammaturgico si estendeva a tutti gli elementi dello spettacolo, dai costumi alla scenografia, anticipando una concezione unitaria dell’evento teatrale che oggi appare quasi ovvia, ma che nel XVIII secolo rappresentava una novità sostanziale.

Riflettere su Noverre in relazione alla Giornata Internazionale della Danza significa quindi confrontarsi con una domanda che rimane aperta: in che modo la danza può continuare a essere un linguaggio capace di esprimere la complessità dell’esperienza umana? Se il suo progetto era quello di liberare la danza dalla pura ornamentazione per restituirle profondità espressiva, la sua attualità risiede proprio nella persistenza di questa esigenza. Ogni volta che il gesto coreografico si interroga sul proprio significato, ogni volta che la tecnica si piega alla necessità di comunicare, si può intravedere, in filigrana, l’eredità di Noverre.

Michele Olivieri

www.giornaledelladanza.com

©️ Riproduzione riservata

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