
Nel 2018 all’Opéra Garnier di Parigi quattro coreografi contemporanei di fama mondiale – lo svizzero James Thierrée, l’israeliano Hofesh Shechter, lo spagnolo Ivan Pérez e la canadese Crystal Pite – mettono insieme un programma coreografico che coinvolge i ballerini della compagnia parigina, innescando un vibrante e intenso incontro tra i danzatori classici e un repertorio moderno e travolgente. Uno spettacolo che Rai Cultura propone sabato 25 luglio alle ore 21.20 su Rai 5.
Ad aprire la serata, James Thierrée che occupa gli spazi pubblici del Palais Garnier e presenta il suo mondo onirico. Hofesh Shechter, acclamato per le sue coreografie telluriche che evocano la trance, propone una nuova versione del suo lavoro The Art of Not Looking Back. Lo spagnolo Iván Pérez si esibisce per la prima volta sul palcoscenico dell’Opéra con una coreografia per dieci ballerini. Infine, Crystal Pite torna con The Seasons’ Canon, una straordinaria creazione nata nel 2016.
Parigi continua a essere uno dei grandi laboratori della danza contemporanea internazionale. Nei suoi teatri si incontrano linguaggi artistici differenti, accomunati dalla volontà di superare i confini della coreografia tradizionale e di trasformare il movimento in un’esperienza emotiva, visiva e teatrale. Tra i protagonisti più significativi della scena contemporanea spiccano James Thierrée, Hofesh Shechter, Sharon Eyal Pérez e Crystal Pite, artisti che, pur con poetiche profondamente diverse, hanno contribuito a ridefinire il modo di concepire lo spettacolo di danza.
Nipote di Charlie Chaplin e fondatore della Compagnie du Hanneton, James Thierrée è un artista difficilmente classificabile. Attore, acrobata, musicista, regista e coreografo, costruisce spettacoli in cui la danza si intreccia con il circo contemporaneo, il teatro fisico e la poesia visiva. Le sue creazioni sono popolate da scenografie mutevoli, oggetti che sembrano prendere vita e personaggi sospesi tra sogno e realtà. Il corpo non è soltanto strumento di movimento, ma diventa elemento narrativo capace di evocare mondi fantastici e profondamente umani. Le sue opere invitano lo spettatore a lasciarsi sorprendere, privilegiando l’immaginazione rispetto alla narrazione lineare.
Il linguaggio di Hofesh Shechter è immediatamente riconoscibile per la sua intensità fisica. Nato in Israele e affermatosi sulla scena internazionale attraverso la sua compagnia londinese, Shechter combina influenze della danza contemporanea con suggestioni provenienti dalla cultura mediorientale, dalla musica elettronica e dalle dinamiche del gruppo. Le sue coreografie sono caratterizzate da movimenti potenti, pulsazioni ritmiche incessanti e un forte impatto sonoro, spesso composto dallo stesso coreografo. I danzatori si muovono come una comunità in continua trasformazione, alternando momenti di violenza, fragilità e solidarietà. Nei suoi lavori emergono temi universali come il potere, il conflitto, la paura e il desiderio di appartenenza.
Tra le figure più innovative della danza contemporanea figura Sharon Eyal, che ha sviluppato un linguaggio personale dopo la lunga esperienza con la Batsheva Dance Company. Le sue creazioni si distinguono per una straordinaria precisione tecnica, una forte componente sensoriale e un’estetica minimalista. I corpi sembrano attraversati da impulsi continui: piccoli movimenti si trasformano progressivamente in sequenze ipnotiche, accompagnate da colonne sonore elettroniche che amplificano l’effetto immersivo. Nei lavori di Eyal convivono sensualità, vulnerabilità e controllo assoluto del gesto, dando vita a spettacoli che catturano lo spettatore in una dimensione quasi trance.
La canadese Crystal Pite rappresenta una delle voci più autorevoli della coreografia contemporanea. Fondatrice della compagnia Kidd Pivot, ha collaborato con alcune delle più importanti istituzioni internazionali, distinguendosi per la capacità di unire rigore compositivo e profonda intensità narrativa. Le sue opere affrontano temi complessi come le relazioni umane, la memoria, il linguaggio e il rapporto tra individuo e collettività. La danza diventa uno strumento di racconto capace di sostituire la parola, grazie a una scrittura coreografica estremamente articolata e a un uso raffinato dello spazio scenico. I suoi ensemble si muovono come organismi viventi, creando immagini di grande forza poetica.
Ciò che accomuna questi quattro coreografi è la volontà di ampliare il linguaggio della danza, contaminandolo con il teatro, la musica, le arti visive e la ricerca sul corpo.
Ognuno propone una visione originale: il fantastico e l’onirico di Thierrée, l’energia tribale di Shechter, l’ipnosi sensoriale di Eyal e la profondità narrativa di Pite.
Le loro opere dimostrano come la danza possa ancora emozionare, interrogare e sorprendere.
Michele Olivieri
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