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La principal dancer Kateryna Chebykina “allo specchio”

Qual è il tuo balletto classico preferito? La Bayadère è il mio balletto classico preferito. La coreografia, la musica e l’elemento drammatico sono incredibili. Non è soltanto affascinante da vedere, ma anche da danzare. Considero il Regno delle Ombre un capolavoro della coreografia classica. Qual è il tuo balletto contemporaneo preferito? È molto difficile individuarne uno in particolare. Direi che apprezzo molto il lavoro di Paul Lightfoot e Sol León. Anche Marcos Morau ha realizzato alcune opere molto interessanti. Quale teatro occupa un posto speciale nel tuo cuore? Il Teatro Mariinskij. Lì ho avuto l’opportunità di interpretare ruoli da protagonista in quasi tutti i capolavori della coreografia classica e neoclassica. Sarò sempre grato ai miei insegnanti. Mi hanno aiutato a crescere non soltanto come artista, ma anche come persona. Quale romanzo vorresti più di ogni altro vedere adattato per il balletto? La vita in prestito di Erich Maria Remarque. Una storia di grande intensità, perfetta per il balletto. È un romanzo sull’amore che nasce quando il tempo sta per esaurirsi. Quale film pensi che sarebbe perfetto per diventare un balletto? Il film Il favoloso mondo di Amélie è ideale per il balletto grazie alla sua vivace fluidità, alla pantomima espressiva ...

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Dietro le quinte: riconoscere, comprendere e superare il ‘burnout’ del danzatore

Nel mondo della danza esiste una soglia oltre la quale la dedizione cessa di essere virtù e si trasforma in logoramento. La cultura coreutica ha esaltato il sacrificio incondizionato e la sopportazione del dolore. E questo è un bene, una lezione di vita. Tuttavia, a volte, si scatena una realtà clinica e psicologica: il burnout. Non si tratta di semplice stanchezza, ma di uno stato di esaurimento psicofisico che colpisce l’individuo nella sua totalità, minando la passione, la salute e, specialmente in campo professionale, anche la prestazione. Il burnout è l’esito di un processo prolungato guidato da fattori strutturali, culturali e relazionali, in primis il mito della perfezione. La correzione costante, se non gestita in maniera sana, spinge l’allievo verso un perfezionismo patologico, in cui il valore personale viene calcolato unicamente in base all’assenza di errori. Come avviene già in molti altri campi dell’esistenza e qui la danza deve invece differenziarsi. Se si riconoscono in tempo i segnali d’allarme, la situazione si può arginare e si può prevenire l’abbandono della disciplina. Il burnout infatti si manifesta attraverso sintomi precisi che toccano la sfera fisica, emotiva e comportamentale. L’occhio dell’insegnante è la prima linea di difesa. Gli allievi tendono spesso a ...

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Il Senior Soloist e coreografo Mario Gaglione “allo specchio”

Qual è il tuo balletto classico preferito? Lago dei cigni. Qual è il tuo balletto contemporaneo preferito? Minus 16. Il teatro a cui sei più legato? Teatro San Carlo di Napoli. Se potessi trasformare un romanzo in balletto, quale sceglieresti? I Promessi Sposi. Quale film trasformeresti in un balletto? Via col vento. Qual è il costume di scena che hai amato di più? Basilio. Di che colore è la danza? Color pesca. Che profumo ha la danza? Profumo di legno, quello che senti quando sali sul palco. Qual è la musica di balletto più bella mai scritta? Passo a due dello Schiaccianoci. Un film sulla danza indispensabile? White Nights. Una leggenda della danza: un uomo e una donna. Julio Bocca e Eva Evdokimova. Qual è il tuo passo o movimento preferito? Fondu. Tra i personaggi del balletto classico, chi vorresti essere nella vita reale? Drosselmeyer dallo Schiaccianoci. Chi è il più grande genio della coreografia? Marius Petipa. Se potessi incontrare Tersicore, cosa le diresti? La ringrazierei per il dono più bello che mi sia stato fatto. In tre parole, come descriveresti la disciplina della danza? Tenacia. Perseveranza. Rispetto. Quando oggi ti guardi allo specchio, cosa vedi? Mi vedo felice e ...

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L’Illusione della leggerezza: la danza è una disciplina per ‘duri’

Nell’immaginario collettivo è diffusa l’idea che la danza sia una disciplina delicata, fatta di tutù, scarpette di raso e leggerezza senza fatica. È una visione che confonde il risultato finale con il percorso. La realtà è molto diversa: la danza è una disciplina per gente tosta. Richiede una soglia di tolleranza alla fatica che poche altre attività domandano. Mentre in altri contesti al primo segno di disagio ci si ferma, il ballerino impara a convivere con il limite. I danzatori sono atleti d’élite che non possono permettersi di mostrare lo sforzo. Devono eseguire movimenti complessi mantenendo un’espressione serena. Questo implica sviluppare il dominio sul corpo e sulla mente. Niente e nessuno è spietato come lo specchio della sala danza. Non ha filtri, mostra ed evidenzia ogni errore, ogni imperfezione tecnica. Stare di fronte ai propri limiti, giorno dopo giorno, necessita di un coraggio smisurato. La convinzione di poter migliorare richiede un’umiltà fuori dal comune. La danza infatti distrugge l’ego fragile e forgia una resilienza che nessun’altra disciplina potrà mai insegnare. Per guadagnarsi tre minuti di palcoscenico servono mesi di sudore e sacrifici. Significa rinunciare alle uscite con gli amici per andare alle prove, ripresentarsi in sala anche quando si è ...

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L’equazione sbagliata: attenzione dinamica e movimento represso

  C’è un dogma che domina i contesti educativi e la percezione comune della disciplina: stare fermi equivale a stare attenti, muoversi invece a essere distratti. È un’equazione culturale radicata, rassicurante e utile per chi deve gestire un gruppo, ma errata sul piano scientifico, pedagogico e umano. Considerare il corpo immobile come unico recipiente idoneo all’apprendimento è un grave errore di pensiero che stiamo pagando a caro prezzo in termini di obesità, perdita di massa muscolare, rischi cardiocircolatori, apatia e depressione. Chiedere a un cervello in crescita di imparare nozioni obbligando il corpo a una stasi prolungata significa remare contro la nostra stessa biologia. Quando un individuo è costretto a stare seduto per ore, accade esattamente il contrario di ciò che ci si aspetta: la mente si affatica prima, perché una parte consistente dell’energia cognitiva viene usata per sopprimere il naturale impulso al movimento, anziché per elaborare contenuti. L’immobilità riduce l’afflusso di ossigeno al cervello, abbassa i livelli di attivazione neurologica e favorisce la disattenzione. Il movimento represso non scompare e si trasforma in ansia, tensione muscolare, micro-distrazioni continue e irrequietezza. Il cervello umano si è evoluto attraverso e per il movimento. Ogni volta che il corpo si attiva, il ...

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Sei appuntamenti per la stagione danza al Teatro Verdi di Firenze

Sei appuntamenti, alcuni dei titoli più amati del repertorio e compagnie provenienti da realtà diverse della scena italiana e internazionale: il Teatro Verdi di Firenze costruisce una nuova stagione di danza che guarda alla tradizione senza rinunciare alla varietà delle proposte. Il cartellone si apre sabato 24 ottobre con Il lago dei cigni della Roma City Ballet Company, titolo-simbolo del grande balletto ottocentesco e ancora oggi uno dei banchi di prova più affascinanti per una compagnia. A dicembre, lunedì 28, sarà ancora la Roma City Ballet Company a portare in scena Lo Schiaccianoci, appuntamento ormai inseparabile dall’atmosfera delle feste e dal rito del balletto natalizio. Il nuovo anno si apre invece con Romeo e Giulietta, in programma domenica 24 gennaio con il Russian Classical Ballet: un altro grande classico, questa volta costruito intorno alla forza narrativa della tragedia shakespeariana e alla musica di Prokof’ev. Il 5 marzo sarà la volta di Io, Don Chisciotte del Balletto di Roma, mentre il 16 aprile il Balletto di Milano porterà al Verdi Notre-Dame de Paris, rilettura danzata dell’universo di Victor Hugo. A chiudere la stagione, martedì 4 maggio, sarà Ballet 3k – Rachmaninoff del Balletto di Siena, con un appuntamento che introduce nel ...

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Il Danseur Étoile Roman Mikhalev “allo specchio”

Qual è il tuo balletto classico preferito? Romeo e Giulietta. Qual è il tuo balletto contemporaneo preferito? Petite Mort di Jiří Kylián. Quale teatro occupa un posto speciale nel tuo cuore? Il Teatro Michajlovskij di San Pietroburgo. Quale romanzo vorresti più di ogni altro vedere adattato per il balletto? L’idiota di Fëdor Dostoevskij. Quale film sarebbe perfetto per essere trasformato in un balletto? Somebody Has Seen My Girl (un film russo). Quale costume di scena ti è piaciuto di più indossare? Il costume del Principe ne La Bella Addormentata. Quale colore associ alla danza? Il blu. Che profumo ha la danza? Come la vaniglia. Qual è il brano musicale più bello mai scritto per il balletto? Senza dubbio, Lo Schiaccianoci. Qual è il film di danza al quale non si può rinunciare? Il sole a mezzanotte (White Nights). Chi sono le tue due leggende della danza del passato? Mikhail Baryshnikov e Galina Mezentseva. Qual è il tuo passo o movimento di danza preferito? Il tour en l’air. Quale personaggio del repertorio classico avresti voluto essere? Vaslav Nijinsky, perché, fortunatamente, ho avuto la possibilità di vedere dal vivo il mio idolo, Mikhail Baryshnikov, esibirsi. Chi è il più grande genio della ...

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Il coreografo internazionale David Dawson “allo specchio”

Qual è il tuo balletto classico preferito? La Bella Addormentata. È, per me, l’espressione più pura della danza classica. Un capolavoro architettonico in cui musica, coreografia e scenografia esistono in perfetto equilibrio. Se il balletto avesse una cattedrale, sarebbe questa. Ogni volta che vi ritorno, scopro qualcosa di nuovo. Qual è il tuo balletto contemporaneo preferito? Agon. Ha cambiato per sempre il linguaggio del balletto. Una conversazione perfetta tra Stravinskij e Balanchine, tra musica e movimento, ridotti alla loro essenza. Nulla è decorativo; tutto è necessario. Ogni passo sembra inevitabile e, al tempo stesso, completamente inatteso. Ogni volta che lo vedo, ho la sensazione che il futuro del balletto venga nuovamente inventato. Quale teatro occupa un posto speciale nel tuo cuore? Il Teatro dell’Opera di Roma. È un luogo in cui la storia sembra essere ancora viva, dove le pareti paiono ricordare ogni spettacolo, ogni trionfo e ogni silenzio. Nel momento in cui entro, mi sento connesso alle generazioni di artisti che mi hanno preceduto su quel palcoscenico. Intriso di storia, eppure infinitamente vivo, è un luogo di memoria, bellezza e possibilità. Quale romanzo vorresti più di ogni altro vedere adattato per il balletto? Lettere a un giovane poeta di ...

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L’insegnante di danza ha davvero un allievo preferito? Ebbene sì, e spieghiamo perché

Lo diciamo subito, a costo di infrangere un tabù e scatenare un piccolo terremoto: sì, gli insegnanti di danza hanno un allievo preferito. È inutile fingere che tutti gli allievi siano uguali. C’è sempre quella presenza che cambia l’energia della lezione, quella persona su cui lo sguardo cade più spesso. Ma chi è il ‘favorito’? Nell’immaginario comune, complici film, talent show e una narrativa superficiale, il preferito è l’étoile della classe, il ballerino con il collo del piede sviluppato, capace di eseguire una spaccata senza neanche scaldarsi e con quel carisma che cattura la scena. Eppure, non è lui. Certo, le doti fisiche sono importanti, ma se chi ne è dotato vi si adagia, sbuffa se deve ripetere la diagonale o affronta la lezione con l’aria di chi sa già tutto, non è il preferito di nessuno e non ha capito niente della danza. Il vero prediletto spesso non è il più forte, non ha la gamba più alta e lotta da mesi per tenere un retiré in equilibrio. Eppure, è lui ed ecco i motivi. Non molla mai. È perseverante e costante, è il primo ad arrivare e l’ultimo ad uscire. Quando un passo non viene, non cerca scuse, non colpevolizza ...

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Il maestro internazionale Raymond Lukens “allo specchio”

Qual è il tuo balletto classico preferito? Les Sylphides, nella versione originale di Michel Fokine, preservata da Dimitri Romanoff. Non la versione resa celebre dal film con Mikhail Baryshnikov: quella oggi in repertorio è stata riportata in scena da Kirk Peterson su richiesta di Kevin McKenzie. Qual è il tuo balletto contemporaneo preferito? Rodeo. Quale teatro occupa un posto speciale nel tuo cuore? Il Metropolitan Opera House di New York. Quale romanzo ti piacerebbe maggiormente vedere adattato in un balletto? Una banda di idioti (A Confederacy of Dunces) di John Kennedy Toole. E quale film pensi potrebbe diventare un ottimo balletto? Frida. Quale costume di scena ti è piaciuto di più indossare? Quello di The Four Temperaments. Quale colore associ alla danza? Il bianco. Perché contiene tutti i colori, come la danza contiene tutte le emozioni. È il colore della luce, dell’eleganza e di quella pagina ancora vuota sulla quale il corpo comincia a scrivere. Di che profumo sa la danza? Sa di palcoscenico: di legno, di resina, di sudore e di fiori. Ma soprattutto sa di passione. È un profumo che non si può comprare e che, una volta respirato, rimane per sempre. Qual è il brano musicale più ...

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