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Yoko Morishita, la ballerina che danza da 75 anni e sfida il tempo

A tre anni indossò le sue prime scarpette da danza perché i medici avevano consigliato ai genitori di farle praticare un’attività fisica: era una bambina gracile, nata a Hiroshima nel 1948, appena tre anni dopo la bomba atomica. Nessuno avrebbe potuto immaginare che quella scelta, fatta quasi per caso, avrebbe dato inizio a una delle carriere più straordinarie della storia del balletto. Oggi Yoko Morishita, che compirà 78 anni a dicembre, continua a esibirsi da protagonista ed è considerata la ballerina classica più anziana al mondo ancora impegnata in ruoli di primo piano. La sua infanzia è stata segnata dal clima della ricostruzione del Giappone. La nonna sopravvisse all’esplosione atomica riportando gravi ferite e Morishita ha spesso raccontato che la forza d’animo delle persone cresciute tra le macerie di Hiroshima è stata la lezione più importante della sua vita. Da loro ha imparato il valore della gratitudine e della perseveranza, qualità che ancora oggi considera il vero motore della sua longevità artistica. Dopo gli studi a Hiroshima e poi a Tokyo, entrò nella Matsuyama Ballet Company nel 1971, la compagnia fondata nel dopoguerra da Mikiko Matsuyama, destinata a diventare una delle istituzioni più prestigiose del balletto giapponese. La svolta internazionale ...

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I balletti classici che tutto il mondo ama

Il balletto classico è una delle forme d’arte più longeve e universali della storia. Nato nelle corti europee e perfezionato nei grandi teatri imperiali, oggi continua ad attirare milioni di spettatori in ogni continente. Alcuni titoli, più di altri, hanno attraversato epoche, confini e culture, diventando veri fenomeni globali. Sono i balletti più visti al mondo: opere che uniscono musica immortale, coreografie iconiche e storie capaci di parlare a chiunque. Il Lago dei Cigni – Il balletto per eccellenza Se esiste un simbolo universale del balletto, è senza dubbio Il Lago dei Cigni. Con la musica di Pëtr Il’ič Čajkovskij e la celebre doppia interpretazione di Odette e Odile, questo balletto è tra i più rappresentati e amati al mondo. La figura della ballerina in tutù bianco, le linee perfette del corpo di ballo e il contrasto tra amore e inganno lo rendono irresistibile per il pubblico di ogni generazione. Lo Schiaccianoci – Il trionfo del balletto popolare Nessun altro balletto raggiunge i numeri de Lo Schiaccianoci, soprattutto durante il periodo natalizio. È un fenomeno culturale globale: viene messo in scena ogni anno da compagnie grandi e piccole, attirando famiglie, giovani spettatori e neofiti. La sua forza sta nella magia ...

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OnDance 2026, Milano torna a danzare con Roberto Bolle

Milano torna a danzare. Dall’11 al 13 settembre 2026 la città ospiterà la nona edizione di OnDance – La festa della danza, il grande appuntamento ideato e diretto da Roberto Bolle che, anno dopo anno, porta la danza fuori dai luoghi tradizionalmente deputati allo spettacolo per trasformarla in un’esperienza aperta a tutti. Per tre giorni il Castello Sforzesco, Piazza Duomo e il Parco Sempione diventeranno il palcoscenico di lezioni, incontri, performance e momenti di festa, in un programma che punta ancora una volta a mettere al centro la partecipazione e il rapporto diretto tra artisti, danzatori e pubblico. Il filo conduttore scelto per questa edizione è la felicità, intesa non soltanto come sentimento, ma come una vera e propria condizione che la danza può contribuire a generare. Ballare significa infatti entrare in relazione con il proprio corpo e con gli altri, condividere uno spazio, una musica, un ritmo. È un linguaggio che può superare differenze e distanze e che, proprio per la sua immediatezza, riesce a coinvolgere persone molto diverse tra loro. La scelta del tema appare quindi perfettamente in linea con la filosofia di OnDance, nata con l’obiettivo di rendere la danza sempre più popolare, accessibile e presente nella ...

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La dissoluzione dell’Ego: la danza è una scuola di altruismo

La danza viene ancora troppo spesso raccontata come un esercizio di narcisismo e individualismo. Questa però è una narrazione parziale e fallace perché, a un’osservazione più profonda, la danza rivela una natura radicalmente opposta: è una delle migliori scuole di altruismo che l’essere umano abbia a disposizione. In un’epoca caratterizzata da empatia astratta e confinata alle parole, la danza insegna un altruismo incarnato nella percezione e nella fisica del movimento. Danzare con altri richiede un ridimensionamento del proprio egocentro e riesce a trasformare la predisposizione verso il prossimo. In un corpo di ballo, infatti, accade un fenomeno neurobiologico e sociale preciso: la sincronizzazione ritmica. Quando più corpi si muovono allo stesso tempo, la percezione dei confini individuali si attenua. Il cervello riduce l’attività neurale responsabile del pensiero auto referenziale e dell’iper-focalizzazione su di sé. Il danzatore comprende che il proprio movimento ha senso solo se sintonizzato su quello del compagno: un passaggio in cui il successo del singolo viene volontariamente subordinato alla responsabilità verso la collettività. L’altruismo è la capacità di percepire ed entrare in relazione con la sofferenza e la fatica altrui. Vedere il sudore e il limite fisico di un compagno attiva il sistema dei neuroni specchio. Chi balla impara ...

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“Codice Carla”, oltre il mito [RECENSIONE]

Con Codice Carla, Daniele Luchetti affronta Carla Fracci senza cercare scorciatoie celebrative. È una scelta importante, perché raccontare oggi una figura come la sua significa misurarsi con un’immagine pubblica già potentissima, sedimentata negli anni attraverso il teatro, la televisione, il cinema e una quantità sterminata di fotografie. Fracci è stata a lungo qualcosa di più di una grande ballerina: è diventata un volto riconoscibile della cultura italiana. Il merito principale del documentario è quindi non dare per scontato il mito, ma provare a guardarlo da una distanza diversa. Luchetti non costruisce una biografia tradizionale. Non procede semplicemente dall’infanzia alla formazione, dai primi successi alla consacrazione internazionale, ma utilizza la memoria, le immagini d’archivio e le testimonianze per restituire una personalità artistica complessa. La Fracci che emerge non è soltanto l’interprete impeccabile associata alla leggerezza e all’eleganza, ma una professionista consapevole della durezza del proprio mestiere, del sacrificio necessario per raggiungere quella naturalezza che sul palcoscenico sembrava quasi priva di sforzo. A raccontarla sono Roberto Bolle, Alessandra Ferri, Eleonora Abbagnato, Carolyn Carlson, Marina Abramović, Chiara Bersani, Jeremy Irons ed Enrico Rava, insieme al marito Beppe Menegatti, al figlio Francesco Menegatti e alle testimonianze di Luisa Graziadei, Vittoria Regina, Gaia Straccamore e ...

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Quello che la danza direbbe

Se la danza potesse parlare, non chiederebbe di focalizzarsi sulla collezione di scarpette, sui tutù o sui trofei guadagnati ai concorsi. Ricorderebbe una verità che si scopre soltanto a distanza di anni: il suo scopo non è semplicemente insegnare a ballare. È un paradosso che ogni ballerino, prima o poi, affronta. Un giorno infatti ci si rende conto che lo strumento da plasmare non era soltanto il corpo. All’inizio ci si avvicina a questa disciplina inseguendo la perfezione e il desiderio degli applausi e del consenso del pubblico. La presa di coscienza avviene quando ci si accorge che la danza non sta plasmando soltanto il corpo, ma sta scolpendo il carattere, la mente e la struttura emotiva. Si entra in sala per addestrare i muscoli e ci si ritrova ad addestrare la resilienza e la pazienza. Si lavora per dominare lo spazio, e si impara a dominare la paura del fallimento. Si cerca la perfezione estetica e si conquista la conoscenza di se stessi. Certo, la tecnica è essenziale. Gli spettacoli sono momenti intensi e ricordi preziosi, ma la vera eredità della danza si manifesta nei momenti in cui niente sembra andare per il verso giusto. La danza insegna a ...

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Su Rai5 il documentario dedicato a Carla Fracci

Ci sono artisti che appartengono al proprio tempo e altri che, quasi senza accorgersene, finiscono per appartenere a un’idea stessa di arte. Carla Fracci è una di queste figure. Il suo nome non evoca soltanto la grande danza italiana, il palcoscenico della Scala, i teatri internazionali o le pagine più prestigiose della storia del balletto. Evoca un modo di stare sulla scena, una forma di rigore, una capacità quasi misteriosa di trasformare il movimento in racconto. È proprio da questa dimensione che prende avvio Codice Carla, il documentario in onda giovedì 20 agosto alle ore 16:56 su Rai5, all’interno dello spazio DOCUMENTI/DANZA. Un ritratto che, attraverso immagini d’archivio, interviste e testimonianze, prova a entrare non soltanto nella biografia dell’étoile, ma nella grammatica segreta della sua arte: quel particolare “codice” fatto di disciplina, sensibilità, tecnica, sacrificio e presenza scenica che ha contribuito a trasformare Carla Fracci in un’icona. Raccontare Carla Fracci significa infatti affrontare una domanda più difficile di quella, apparentemente semplice, di come si costruisca una grande ballerina. Significa chiedersi che cosa accade quando il corpo smette di essere soltanto uno strumento tecnico e diventa un linguaggio. Quando un gesto, una postura, un equilibrio o una pausa riescono a comunicare ...

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Papa & Dada: la danza dell’amore e della famiglia [RECENSIONE]

Ci sono documentari che nascono con l’intento di sostenere una tesi e altri che scelgono, più semplicemente, di osservare la realtà fino a lasciare che siano le persone e le loro storie a mettere in discussione le nostre certezze. Papa & Dada, diretto da Daniela Ambrosoli, appartiene soprattutto a questa seconda categoria. Il film, realizzato nell’arco di diversi anni tra Stati Uniti, Olanda, Germania, Svizzera e Italia, segue quattro coppie di padri — John & John, Mimmo & Christian, Brian & Ferd, Tim & Josh — raccontandone la quotidianità, il desiderio di diventare genitori e i percorsi, spesso complessi, che conducono alla nascita o all’adozione di un figlio. La domanda da cui parte Ambrosoli è apparentemente semplice: che cosa cambia quando una famiglia non è composta da padre, madre e figlio, ma da padre, padre e figlio? La risposta del film è molto meno teorica di quanto si potrebbe immaginare: nella vita di tutti i giorni, moltissimo e pochissimo allo stesso tempo. Perché i bambini devono essere accompagnati a scuola, nutriti, consolati, educati. Ci sono i giochi, le vacanze, i denti da lavare, le favole della buonanotte. Ci sono la stanchezza e le responsabilità. C’è, soprattutto, quel lavoro quotidiano e ...

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Ciò che la danza toglie e ciò che la danza restituisce: il bilancio

Esiste una contabilità invisibile che ogni ballerino impara a conoscere fin dai primi passi nella sala danza. È un bilancio di sottrazioni e addizioni, un dare e avere continuo con una disciplina che non accetta mezze misure. Perché danzare è un processo in cui ciò che viene tolto getta le fondamenta di ciò che verrà restituito. La danza toglie e lo fa senza sconti. Toglie la comodità e il superfluo. Alla sbarra non c’è spazio per la pigrizia o l’approssimazione. Si deve rinunciare alla via più facile, superare costantemente la propria zona di comfort, si deve familiarizzare con il limite fisico e con la fatica. Toglie sovrastrutture e maschere. Davanti allo specchio non contano le scuse, le parole si azzerano. Non si può di mentire a se stessi: il corpo o è pronto o non lo è. Toglie l’illusione del tutto e subito. La danza non tollera l’impazienza. Pretende mesi di lavoro per conquistare la padronanza anche di un solo passo. Toglie la dimostrazione della fatica. Nel momento dell’esibizione o delle prove, la danza chiede di nascondere lo sforzo e la stanchezza dietro la leggerezza e la grazia. Ma ciò che la danza rende in cambio ha un valore incommensurabile. ...

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Vera Colombo, la signora della danza scaligera

Ci sono artisti che appartengono alla memoria di un teatro e altri che, con il tempo, finiscono per appartenere alla sua storia. Vera Colombo appartiene alla storia della Scala. Il suo nome evoca una stagione irripetibile della danza italiana, gli anni della rinascita del grande teatro milanese dopo la guerra, quando la tradizione della scuola scaligera incontrava i nuovi linguaggi della coreografia internazionale e sul palcoscenico si alternavano personalità destinate a diventare leggenda. Ricordare Vera Colombo significa dunque ricordare non soltanto una grande prima ballerina, ma una donna che ha rappresentato, con una rara combinazione di eleganza, rigore e sensibilità, una precisa idea della danza e del teatro. Nata a Milano il 10 agosto 1931, Vera Colombo entrò giovanissima nella Scuola di Ballo della Scala, una delle istituzioni più severe e prestigiose della formazione coreutica europea. Lì apprese quella disciplina quotidiana, quasi ascetica, che è alla base della grande danza: la pazienza, la precisione, il controllo del corpo, l’ascolto della musica, il rispetto assoluto della coreografia. Si diplomò nel 1952 e appena due anni dopo, nel 1954, venne nominata prima ballerina. Avrebbe mantenuto quel ruolo fino al 1975, per oltre vent’anni di straordinaria attività artistica. Erano gli anni in cui ...

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