
Il balletto classico preferito?
Il mio balletto preferito è da sempre Lo Schiaccianoci. Mi affascinano la sua trama e la sua straordinaria musica. Inoltre, è stato uno dei primi balletti che ho interpretato appena entrato alla Scuola di Ballo dell’Accademia del Teatro alla Scala ed è stato anche il primo balletto che ho danzato da professionista, una volta entrato in compagnia. Per questo motivo ho un legame molto forte e speciale con quest’opera.
Il balletto contemporaneo prediletto?
Attualmente non saprei indicarne uno in particolare. Fin da piccolo sono sempre stato maggiormente affascinato dal balletto classico e ho dedicato gran parte della mia attenzione a questo repertorio.
Il Teatro del cuore?
Il Teatro alla Scala di Milano. Fin da bambino ho sempre sognato di danzare su quel prestigioso palcoscenico e ho avuto la fortuna di poterlo fare quando ero allievo dell’Accademia. È stata una delle emozioni più belle della mia vita. In futuro mi piacerebbe tornare ad esibirmi alla Scala come ballerino professionista e non più come allievo.
Un romanzo da trasformare in balletto?
Anna Karenina di Lev Tolstoj. È un romanzo che possiede tutti gli elementi ideali per essere trasformato in balletto: passione, tradimento, grandi emozioni, scene di forte impatto visivo e un finale tragico che la danza potrebbe raccontare in modo straordinario.
Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto?
Il cigno nero di Darren Aronofsky. Credo che potrebbe diventare un balletto affascinante e intenso, capace di esplorare il lato più oscuro della mente attraverso una coreografia innovativa e suggestiva.
Il costume di scena indossato che hai preferito?
Il costume che ho preferito indossare è stato quello del ruolo di uno dei Sei Cavalieri ne La Bella Addormentata. Conservo un ricordo bellissimo di quell’esperienza, perché è stato il mio primo ruolo da solista da ballerino professionista.
Quale colore associ alla danza?
Sicuramente l’azzurro: un colore armonioso, leggero ed elegante, proprio come la danza.
Che profumo ha la danza?
Per me la danza ha un profumo che non sta mai fermo: cambia a ogni battito, a ogni movimento e a ogni emozione vissuta sul palcoscenico.
La musica più bella scritta per balletto?
Senza alcun dubbio quella di Pëtr Il’ič Čajkovskij. Le sue composizioni hanno segnato la storia del balletto e continuano ancora oggi a emozionare generazioni di artisti e spettatori.
Il film di danza irrinunciabile?
Billy Elliot. È la storia di un ragazzo di undici anni che viene spinto dal padre verso la boxe, ma che scopre una profonda passione per la danza classica e trova il coraggio di seguire il proprio sogno.
Due miti della danza del passato, uomo e donna?
Rudolf Nureyev e Margot Fonteyn. Nureyev ha rivoluzionato il ruolo del ballerino maschile, portandolo al centro della scena con una personalità e una tecnica straordinarie. Fonteyn rappresentava invece l’eleganza, la musicalità e la raffinatezza assolute.
Il tuo “passo di danza” preferito?
Più che un singolo passo, direi tutti i tipi di salto. Mi è sempre piaciuto moltissimo saltare: è una sensazione di libertà che trovo unica.
Chi ti sarebbe piaciuto essere nella vita tra i personaggi del grande repertorio di balletto classico?
Basilio, il protagonista del Don Chisciotte. Mi avrebbe affascinato vivere il suo amore passionale e travolgente per Kitri.
Chi è stato il genio per eccellenza nell’arte coreografica?
George Balanchine. È stato il padre del balletto neoclassico e ha rivoluzionato il linguaggio della danza attraverso una straordinaria musicalità, velocità e purezza delle linee.
Tornando indietro, se incontrassi Tersicore, cosa le diresti?
La ringrazierei. Le direi grazie per aver donato al mondo un’arte capace di emozionare, unire e permettere a tante persone di esprimersi attraverso il movimento.
Tre parole per descrivere la disciplina della danza?
Disciplina, costanza, maturità.
Come ti vedi oggi “allo specchio”?
Oggi mi vedo molto diverso rispetto ad un anno fa: più maturo, sia fisicamente sia mentalmente. Per molto tempo ho avuto difficoltà ad accettarmi e a guardarmi allo specchio con serenità. Oggi, però, grazie al duro lavoro, ai sacrifici e alla crescita personale, posso dire di aver superato molte delle mie insicurezze e di sentirmi finalmente più consapevole di me stesso.
Michele Olivieri
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