
Il balletto classico preferito?
La Sylphide. Adoro lo stile di Bournonville. In generale il balletto romantico mi emoziona molto, Giselle ne è un esempio, un altro balletto che amo fortemente.
Il balletto contemporaneo prediletto?
Domanda veramente difficile. Jiří Kylián è un grande mito per me, non saprei scegliere quale tra i suoi meravigliosi capolavori. Lo stesso vale per Crystal Pite, coreografa con un movimento che adoro. Poi farei due nomi di due balletti che ho danzato e che reputo due gioielli: Nijinski di Marco Goecke e Les Noces di Andonis Foniadakis.
Il Teatro del cuore?
Per la mia stabilità lavorativa e di vita sono legato al Teatro Massimo di Palermo, per la mia trasformazione da allievo a professionista e per tutto il percorso di crescita che ho vissuto, il mio cuore è a Firenze, al Maggio Fiorentino.
Un romanzo da trasformare in balletto?
Il fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello, mi ha sempre affascinato il concetto di maschera.
Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto?
Mine Vaganti o Le fate ignoranti di Ferzan Özpetek, ma anche Sette Anime di Gabriele Muccino.
Il costume di scena indossato che hai preferito?
Walkind Mad di Johan Inger, amavo il taglio e la sensazione di benessere che mi trametteva indossarlo.
Quale colore associ alla danza?
Il colore nude, il colore della pelle, il colore dei corpi che creano armonia.
Che profumo ha la danza?
La danza ha il profumo del dietro le quinte, del legno, del ferro delle sbarre.
La musica più bella scritta per balletto?
Ho un debole per Prokofiev. Adoro Romeo e Giulietta, Cenerentola. Poi ho un debole per Chopin e per i concerti meravigliosi utilizzati dal coreografo Goecke nel suo Nijinski, mentre lo danzavo quelle note emozionanti mi facevano vibrare l’anima.
Il film di danza irrinunciabile?
Center Stage (Il ritmo del successo). Come non amarlo, un grande classico.
Due miti della danza del passato, uomo e donna?
Scontato dirlo ma è inevitabile non nominare l’immenso Michail Baryšnikov e la grande Carla Fracci. Ammiro immensamente chi ha saputo lasciarci arte e non solo effimera estetica.
Il tuo “passo di danza” preferito?
Le piccole batterie mi piacciono molto, gli Entrechat Six ad esempio. E mi piace in particolare il Développé alla seconda.
Chi ti sarebbe piaciuto essere nella vita tra i personaggi del grande repertorio di balletto classico?
Mercuzio senza ombra di dubbio, personaggio che amo interpretare ogni volta, caratterizzato da un’ esuberante follia mista ad una profonda e sensibile umanità.
Chi è stato il genio per eccellenza nell’arte coreografica?
Jiří Kylián sicuramente. Musicalità mista a dettagli minuziosi e descrittivi.
Tornando indietro, se incontrassi Tersicore, cosa le diresti?
Diffondi la tua bellezza e falla conoscere al maggior numero di persone; fai capire, a chi la vede come una cosa frivola e semplice, quanta complessità e quanta bellezza abbia dentro.
Tre parole per descrivere la disciplina della danza?
Libertà, caparbietà, emozione.
Come ti vedi oggi “allo specchio”?
Mi vedo forte e fragile allo stesso tempo. Fragile come il primo giorno in cui ho iniziato questo mio cammino, e forte come la perseveranza che mi ha permesso di non arrendermi mai. La fragilità che lascio trapelare in ogni mia esibizione convive con la forza che desidero comunicare attraverso le mie emozioni.
Michele Olivieri
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