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I grandi coreografi nella storia della danza: Michel Fokine

Michel Fokine fu uno dei più importanti coreografi del balletto del Novecento e una figura centrale nella profonda trasformazione della danza classica.

Nato a San Pietroburgo nel 1880, si formò presso il Teatro Imperiale, dove iniziò il proprio percorso artistico come danzatore, per affermarsi successivamente come coreografo innovatore.

La sua notorietà internazionale crebbe soprattutto grazie alla collaborazione con i Ballets Russes di Sergej Djagilev, esperienza che gli permise di portare la propria concezione della danza sui più importanti palcoscenici europei.

Fokine contribuì in maniera decisiva al rinnovamento del linguaggio coreografico, sostenendo la necessità di superare le convenzioni del balletto accademico tradizionale.

Secondo la sua visione, tecnica, musica, scenografia e interpretazione non dovevano essere elementi separati, ma parti di un’unica creazione artistica.

La danza, quindi, non doveva ridursi a una successione di passi spettacolari o a una dimostrazione di abilità fisica: il movimento doveva nascere dalla musica, dall’atmosfera e dal significato dell’opera, diventando uno strumento autentico di espressione.

Questa concezione innovativa diede origine ad alcune delle opere più celebri della storia del balletto, tra cui L’uccello di fuoco, Petrushka e Les Sylphides.

In particolare, quest’ultima rappresenta uno degli esempi più significativi della sua idea di danza. Attraverso Les Sylphides, Fokine volle recuperare la dimensione poetica e sentimentale del balletto romantico delle origini, guardando idealmente all’epoca di Maria Taglioni e Théophile Gautier.

Nelle sue Memorie di un maestro di balletto, Michel Fokine spiegò infatti di aver voluto rendere omaggio proprio a quello spirito del primo Romanticismo nel quale, a suo giudizio, la danza classica aveva trovato una delle sue espressioni artistiche più autentiche.

Era un periodo in cui il balletto non viveva soltanto della perfezione tecnica del danzatore, ma riusciva a tradurre in movimento un sentimento, un’immagine, una visione poetica, un vero e proprio moto dell’anima.

Per Fokine, questa dimensione espressiva doveva tornare a essere il cuore della danza, sottraendola alla ricerca del virtuosismo fine a sé stesso e restituendole una più profonda funzione artistica.

La sua rivoluzione coreografica influenzò profondamente non soltanto il balletto del suo tempo, ma anche le generazioni successive, contribuendo a creare un ponte tra la tradizione accademica e le nuove forme della danza moderna.

La sua idea di un’arte in cui corpo, musica, scenografia e sentimento fossero indissolubilmente legati avrebbe lasciato un’impronta duratura nella storia della coreografia.

Michel Fokine morì a New York il 22 agosto 1942, all’età di sessantadue anni. In omaggio alla sua scomparsa, diciassette compagnie di balletto in diverse parti del mondo eseguirono contemporaneamente Les Sylphides.

La scelta di quest’opera non fu casuale: attraverso di essa veniva celebrato non soltanto uno dei suoi maggiori successi, ma soprattutto il principio artistico che aveva guidato tutta la sua ricerca, ovvero l’idea che la danza dovesse essere prima di tutto espressione, emozione e poesia, e che la tecnica dovesse essere al servizio dell’arte e non diventare un fine in sé stessa.

È proprio questa concezione, profondamente moderna per il suo tempo, a fare di Michel Fokine una delle figure fondamentali nella storia del balletto e uno degli artefici della sua evoluzione nel Novecento.

Michele Olivieri

www.giornaledelladanza.com

©️ Riproduzione riservata

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