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Il rigore tersicoreo e la solidarietà alla Scala [RECENSIONE]

Il Teatro alla Scala ha recentemente ospitato una serata di altissimo profilo artistico, in cui il rigore dell’arte tersicorea si è fuso con un nobile intento solidale.

Il gala Stelle di oggi e di domani, promosso a sostegno dell’Ospedale pediatrico Saint Damien di Haiti della Fondazione Francesca Rava, ha offerto al pubblico una riflessione profonda sulla vitalità della danza, confermando come il palcoscenico milanese sappia farsi custode della grande tradizione e, al contempo, laboratorio di stimolanti proiezioni contemporanee sotto la guida illuminata del maestro Frédéric Olivieri.

L’apertura della serata, al cospetto di una folta rappresentanza di figure istituzionali e politiche, è stata affidata alla Presentazione, concepita dallo stesso Olivieri sulle partiture di Carl Czerny orchestrate da Knudåge Riisager. L’impianto formale ha permesso di apprezzare l’intera filiera didattica della Scuola di Ballo dell’Accademia scaligera, dai corsi inferiori fino al traguardo dell’ottavo anno. La rigorosa progressione geometrica ha evidenziato il meticoloso lavoro di preparazione tecnica: dalla pulizia cristallina dell’impostazione accademica nei primi anni si è passati con naturalezza al virtuismo spinto dei corsi superiori, capaci di affrontare con disinvoltura passaggi complessi ed equilibri millimetrici. La cura per l’asse corporeo e la precisione dell’allineamento hanno confermato la solidità di una scuola di pensiero che non teme il confronto con la forma pura.

Il programma ha poi cambiato registro con i Three Händel Duets di William Forsythe, ripresi filologicamente da Stefanie Arndt. Sulle architetture polifoniche dei Concerti Grossi di Händel, i giovani allievi si sono misurati con una scrittura coreografica di estrema complessità, fondata sulla decostruzione dei canoni tradizionali e sulla gestione millimetrica dello spazio extracorporeo. La capacità di mantenere una linea classica rigorosa pur affrontando torsioni, squilibri controllati e repentini cambi di dinamica (off-balance) ha evidenziato una notevole versatilità esecutiva e una maturità interpretativa sorprendente per la giovane età.

Un momento di intensa e sospesa liricità si è materializzato con l’interpretazione de La Luna, capolavoro firmato nel 1976 da Maurice Béjart. Sul palco, l’Étoile Nicoletta Manni ha restituito tutta la monumentale plasticità di una coreografia intrisa di sacralità e rigore geometrico. Sulle note dell’Adagio di Bach, l’esecuzione si è mossa tra fluidità di bracci e sospensioni temporali autorevoli, confermando le doti interpretative di un’artista capace di abitare la scena con una presenza scenica magnetica ed elegante.

La conclusione della serata di gala è stata affidata all’energia corale di Bolero X, firmato da Shahar Binyamini e ripreso da Walter Madau. Sulla celebre partitura percussiva di Maurice Ravel, i danzatori hanno dato vita a un organismo collettivo in costante mutamento, fondato su contrazioni viscerali, flessioni fluide e geometrie variabili. L’impeto fisico e la tenuta ritmica dimostrati dagli allievi hanno generato un crescendo di notevole impatto visivo, chiudendo la serata in un clima di vibrante partecipazione.

Al termine, i prolungati consensi del pubblico in sala hanno sancito il pieno successo di un evento che ha saputo onorare nel migliore dei modi l’eccellenza coreografica internazionale e l’impegno civile, confermando il ruolo centrale della Scala e della sua Scuola di Ballo nella promozione della cultura e della solidarietà.

Michele Olivieri

Foto di Brescia e Amisano © Teatro alla Scala

www.giornaledelladanza.com

©️ Riproduzione riservata

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