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Quando il corpo parla: il significato delle posizioni

Nella danza classica, ogni posizione racconta qualcosa prima ancora che il corpo inizi a muoversi. Non è soltanto una forma da imparare, né un esercizio di precisione destinato a diventare automatico con la pratica: è un modo di abitare lo spazio, di mettere in relazione il corpo con ciò che lo circonda e, soprattutto, di dare un significato al gesto.

Le posizioni della danza classica costituiscono una sorta di linguaggio silenzioso, fatto di linee, direzioni, equilibrio e intenzione.

Dietro la loro apparente semplicità si nasconde una disciplina che insegna al danzatore a conoscere il proprio corpo e a trasformarlo in uno strumento capace di comunicare.

Le cinque posizioni fondamentali dei piedi rappresentano forse l’esempio più evidente di questo principio. Prima ancora di essere il punto di partenza di innumerevoli passi, esse educano il corpo all’ordine, alla simmetria e alla consapevolezza.

La prima posizione, con i talloni uniti e le gambe ruotate verso l’esterno, suggerisce un’apertura: il corpo sembra dichiarare di essere pronto a entrare nello spazio, a lasciarsi attraversare dal movimento. La seconda amplia quella sensazione, allontanando i piedi e creando una base più estesa.

È una posizione che può essere letta come un’apertura ancora maggiore, quasi come se il danzatore avesse bisogno di più spazio per esprimersi e sostenersi.

La terza posizione, oggi meno centrale nella formazione rispetto alle altre, porta con sé un significato particolare perché mette in relazione un piede con l’altro, creando una sovrapposizione e una continuità.

La quarta introduce invece la dimensione della distanza e della profondità: i piedi non sono più raccolti sullo stesso asse, ma occupano punti differenti dello spazio.

Il corpo comincia così a confrontarsi in maniera più evidente con la direzione, con l’equilibrio e con la possibilità di muoversi in avanti o indietro.

La quinta posizione, infine, rappresenta una delle forme più riconoscibili della danza classica. I piedi si incrociano e le gambe raggiungono una condizione di grande organizzazione e controllo. È una posizione apparentemente chiusa, ma proprio da quella chiusura può nascere una quantità infinita di movimento.

Il valore delle posizioni, tuttavia, non risiede soltanto nella loro estetica. La danza classica richiede che una posizione sia sostenuta dall’interno: non basta assumere una determinata forma, bisogna comprenderne l’equilibrio, la direzione e la funzione.

Ogni parte del corpo partecipa alla costruzione della linea. I piedi dialogano con le gambe, le gambe con il bacino, il busto con la testa e le braccia completano il disegno. Nulla è casuale.

Anche quando il pubblico percepisce soltanto una figura elegante e apparentemente naturale, dietro quella semplicità esiste un lavoro profondo di coordinazione e controllo.

Le posizioni delle braccia aggiungono un’altra dimensione a questo linguaggio. Le braccia possono raccogliere, accompagnare, aprire, sostenere o dirigere lo sguardo.

Non sono semplici ornamenti della figura, ma contribuiscono alla sua intenzione. Una posizione delle braccia può rendere il corpo più raccolto e introspettivo oppure più ampio e luminoso; può creare una sensazione di protezione o, al contrario, di apertura verso l’esterno.

Per questo, nella danza classica, anche un gesto minimo può avere un peso espressivo enorme. La differenza tra un movimento eseguito correttamente e un movimento realmente interpretato spesso sta proprio nell’intenzione che lo attraversa.

Anche la posizione del corpo nello spazio possiede un significato. Essere rivolti frontalmente verso il pubblico, trovarsi di profilo, voltarsi, avanzare o arretrare non sono semplicemente scelte tecniche.

Cambia la relazione tra il danzatore e chi osserva, cambia la percezione della figura e cambia il modo in cui la storia viene raccontata.

La danza classica costruisce continuamente prospettive: una stessa posizione può apparire completamente diversa a seconda della direzione dello sguardo, dell’inclinazione del busto o del modo in cui il corpo entra nello spazio.

In questo senso, imparare le posizioni significa imparare una grammatica. Come nella lingua una parola assume significato anche in relazione alle altre, così nella danza una posizione acquista pienamente senso attraverso ciò che la precede e ciò che la segue.

Una quinta posizione non è soltanto una quinta posizione: può essere la preparazione a un salto, l’arrivo dopo una sequenza, il momento di immobilità prima di una variazione o la conclusione di una frase coreografica.

La stessa forma può quindi assumere significati diversi, perché è il contesto a trasformarla.

Forse è proprio questo uno degli aspetti più affascinanti della danza classica: l’apparente rigidità delle sue regole lascia spazio a una libertà straordinaria.

Le posizioni sono codificate, ma ciò che nasce dalla loro combinazione non lo è mai completamente. Il danzatore impara prima a rispettare una forma e poi, attraverso quella forma, scopre il proprio modo di esprimersi. La tecnica non cancella la personalità: le offre gli strumenti per emergere.

Per questo le posizioni della danza classica possono essere considerate molto più di una serie di esercizi fondamentali. Sono il primo incontro tra disciplina ed espressione, tra controllo e libertà, tra il corpo che deve obbedire e il corpo che desidera raccontare.

Ogni posizione insegna a stare, ma allo stesso tempo prepara a partire. Insegna l’immobilità, ma contiene già il movimento successivo. E forse è proprio qui che si trova il significato più profondo della danza: nel momento in cui il corpo sembra fermo, qualcosa sta già iniziando.

Michele Olivieri

www.giornaledelladanza.com

©️ Riproduzione riservata

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