
Negli ultimi anni, il confine tra ciò che è esibizionismo e ciò che è artistico è diventato incredibilmente sottile.
Spesso si confonde la performance con l’arte, l’acrobazia con l’espressione, l’individualismo con l’autonomia e la consapevolezza.
Ma la danza, quella vera, è tutta un’altra faccenda.
Vi proponiamo un viaggio in quattordici punti per esplorare l’universo coreutico per come è davvero.
Sette cose che non sono danza.
- L’esibizionismo vuoto
Muovere il corpo allo scopo di catturare l’attenzione altrui, cercando l’approvazione, non è danza. È spettacolarizzazione di sé. Il movimento serve a dire ‘guardami’ e l’arte svanisce.
- Il culto dell’Ego
Pensare di essere il centro della coreografia, superiori ai compagni o immuni alle correzioni. L’ego smisurato irrigidisce il corpo e chiude la mente, trasforma il palcoscenico in un piedistallo sterile.
- Virtuosismi senza anima
Eseguire dieci pirouette o sollevare la gamba a 180 gradi dimostra un’eccellente dote atletica, ma se dietro il gesto non c’è un’intenzione, un sentimento o una storia, resta un esercizio ginnico. Come abbiamo già dichiarato, la tecnica è il mezzo, non il fine.
- Il confronto tossico
Criticare i compagni per sentirsi migliori. La sala danza non è un’arena; chi vive il confronto in modo distruttivo non sta danzando, sta gareggiando.
- Il talento senza impegno
Affidarsi esclusivamente alle proprie doti naturali, come un collo del piede perfetto o una grande flessibilità senza allenarsi alla fatica. Il talento non coltivato è un’illusione che si spegne alla prima difficoltà.
- L’arroganza
Ritenersi arrivati, smettere di ascoltare il maestro o snobbare le basi. Non esiste errore più grande: nel momento in cui il danzatore pensa di non aver più nulla da imparare, smette di essere un ballerino.
- Esecuzione meccanica
Ripetere i passi come un automa, senza comprendere il ritmo, la musica, il peso e il movimento del corpo è copia, non partecipazione e introiezione.
Sette cose che invece sono danza e che servono nella vita
- L’impegno quotidiano
Danzare è il sudore sulla sbarra, la ripetizione dello stesso passo per mesi, è la costanza di presentarsi in sala anche quando corpo e mente sono stanchi, e trovare forza ed energia.
- L’umiltà
Accettare i propri limiti e accogliere ogni correzione come un dono. Il vero ballerino sa di essere un eterno allievo. Si guarda allo specchio non per ammirarsi, ma per capire come migliorare, con rispetto verso l’arte, l’insegnante e i compagni, e verso se stesso.
- Il confronto come ispirazione
Confrontarsi con un ballerino più bravo è uno stimolo a fare meglio. Danza è sapersi connettere con gli altri, trovare un’armonia collettiva, consapevoli che il successo del singolo arricchisce il gruppo.
- Il superamento dell’Ego a servizio dell’arte
Mettersi a disposizione della coreografia. Quando il ballerino ‘scompare’ per lasciare spazio al messaggio del pezzo, nasce la danza: non si vede più la persona, si vede l’arte.
- L’espressione dell’invisibile
Usare il corpo per trasformare un’emozione in una linea fisica concreta che arriva al pubblico, il reale protagonista di un’esibizione.
- La vulnerabilità
Avere il coraggio di spogliarsi delle proprie difese in sala e sul palco, mostrare la propria umanità, accettando il rischio di essere imperfetti, ma autentici.
- La disciplina che si traduce in libertà
Lavorare duramente sulla tecnica tanto da interiorizzarla. Solo quando la mente non deve più pensare al passo, si libera e il movimento diventa libertà espressiva.
La linea di demarcazione tra ciò che è danza e ciò che è solo movimento, dunque, risiede nell’intenzione.
Considerare la danza come strumento per nutrire l’ego e raccogliere applausi è quanto più lontano ci possa essere da questa meravigliosa e importantissima forma d’arte.
Accettare l’impegno e la fatica, indossare l’umiltà e il rispetto, usare il confronto per crescere: allora e solo allora si danza.
Stefania Napoli
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