
Marta Romagna, dopo un inizio nella ginnastica artistica, nel 1985 viene ammessa alla Scuola di ballo dell’Accademia Teatro alla Scala di Milano. Si diploma nel 1993 ed entra subito a far parte del Corpo di Ballo del Teatro alla Scala. Debutta a soli 19 anni, quando Elisabetta Terabust, direttrice del corpo di ballo della Scala, le affida il ruolo di Giulietta in Romeo e Giulietta, in coppia con Roberto Bolle. In seguito Bolle sarà suo partner in numerosi ruoli. Dal 1997 è invitata regolarmente a Gala e Rassegne internazionali. Nel 2001 viene nominata prima ballerina da Frédéric Olivieri e danza al Piermarini in questa veste per vent’anni, fino al ritiro avvenuto nel dicembre 2021. Marta Romagna interpreta sin dall’inizio della sua carriera ruoli sia classici sia moderni. Tra i più significativi: Capriccio per piano di George Balanchine (ruolo di protagonista, interpretato nel 1995); Three Preludes di Ben Stevenson (1995); Embrace the Tiger and Return to Mountain di Glen Tetley (1995); Romeo e Giulietta di Kenneth MacMillan (ruolo di Giulietta, 1996 e 2000); Les six danses de Chabrier di Roland Petit (ruolo principale, 1996); Giselle di Patrice Bart e Yvette Chauviré (ruolo di Myrtha, 1996 e 1999); Apollon Musagète di George Balanchine (ruolo di Tersicore, 1997); Il lago dei cigni di Rudolf Nureyev (ruolo di Odette/Odile, 1997, 1998, 2001); La Sylphide di Peter Schaufuss da August Bournonville (ruolo della Silfide, 1998); Notre-Dame de Paris di Roland Petit (ruolo di Esmeralda, 1998); Paquita di Marius Petipa (ruolo principale, 1998); L’Histoire de Manon di Kenneth MacMillan (ruolo principale, 1998, 2013); Cenerentola di Rudolf Nureyev (ruolo principale, 1998); Il Furioso nell’Isola di San Domingo di Micha van Hoecke (ruolo principale, 1998); In the Middle Somewhat Elevated di William Forsythe (uno dei ruoli principali, 1998 e 2010); La Bayadère di Natal’ja Makarova da Marius Petipa (ruolo di Nikiya, 1999); La Sonnambula di George Balanchine (ruolo principale, 1999); Armide di Heinz Spoerli (ruolo principale, 1999); Don Chisciotte di Rudolf Nureyev (ruolo di Regina delle Driadi e ballerina di strada, 1999); Serenade di George Balanchine (ruolo dell’Angelo, 1999); Chéri di Roland Petit (ruolo di Edmée, 1999); Excelsior di Ugo Dell’Ara (ruolo della Fama e della mora indiana 1999, ruolo della Luce 2000 e nel 2002 all’Opéra di Parigi); Ondine di Frederick Ashton (ruolo di Berta, 2000); I Quattro Temperamenti di George Balanchine (ruolo principale, 2000); Four Last Songs di Ben Stevenson (2000); Il Grande Gatsby di André Prokovsky (ruolo di Daisy, 2000, 2001); Lo Schiaccianoci di Ronald Hynd (ruolo di Luisa, 2000); Etudes di Harald Lander (2001); Il Figliol Prodigo di George Balanchine (ruolo della Sirena, 2001); Pas de quatre di Anton Dolin e Jules Perrot (ruolo della Taglioni, 2001); Treze gestos de um corpo di Olga Roriz (2001); Herman Schmermam di William Forsythe (2010). Ha preso parte inoltre a L’Arlésienne di Roland Petit; Le Jeune homme et la Mort di Roland Petit; La bella addormentata nel bosco di Marius Petipa; Rubies in Jewels di George Balanchine; Sogno di una notte di mezza estate di George Balanchine; Jeunehomme di Uwe Scholz; The Cage di Jerome Robbins; Petite Mort di Jiří Kylián; Carmen di Amedeo Amodio; La Dame aux Camélias di John Neumeier e di Derek Deane. Nella sua carriera ha ricevuto vari riconoscimenti tra cui il Premio del Rotary Club come miglior allieva della Scuola di ballo del Teatro alla Scala (1993); Premio Leonide Massine a Positano (2001); Ospite al Festival dei Due Mondi a Spoleto (2001); XXXVII Premio “Nel simbolo della Musa Tersicore” a Firenze; Premio “Un gesto d’amore XIV Edizione” in occasione del Gran Galà di San Valentino a Terni; Premio “Anita Bucchi” a Roma come migliore interprete femminile nella danza (2007); Premio “Ape d’Oro” come cittadina benemerita della Città di Segrate (2008). Attualmente è Presidente onoraria e Responsabile didattica del percorso di formazione FED (Formazione-Eventi-Danza Accademica). Marta Romagna è sposata con Alessandro Grillo, anch’egli già primo ballerino al Teatro alla Scala, con il quale ha due figli.
Alessandro Grillo, diplomato alla Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala nel 1991, nello stesso anno partecipa alla Stagione d’Opera e Balletto all’Arena di Verona come solista e in seguito entra nel Corpo di Ballo del Teatro alla Scala. Nel 1996 viene promosso a Solista e nel 2001 Primo Ballerino. Interpreta ruoli principali in Il lago dei cigni anche nel ruolo di Rothbart, La Bella Addormentata, Lo Schiaccianoci, Don Chisciotte (coreografie di Rudolf Nureyev); Romeo e Giulietta e L’histoire de Manon nel ruolo di Lescaut (coreografie di Kenneth MacMillan); Onegin (coreografia di John Cranko), anche nel ruolo di Lenskij; Paquita (coreografia di Marius Petipa); La vedova allegra (coreografia di Ronald Hynd) nel ruolo del Conte Danilo; Excelsior nel ruolo dello Schiavo (coreografia di Ugo Dell’Ara); Etudes nel ruolo di The turning boy (coreografia di Harald Lander); Agon, The Four Temperaments, La Sonnambula, Serenade, Who Cares?, Theme and Variations, Rubies, Il figliol prodigo (coreografie di George Balanchine); Il Pipistrello, Tout Satie, Notre Dame de Paris, Pink Floyd nel ruolo di Frollo (coreografie di Roland Petit); Il Grande Gatsby nel ruolo di Gatsby (coreografia di André Prokovsky); Approximate Sonata – In the middle somewheat elevated (coreografia di William Forsythe); Il lago dei cigni nella versione coreografia di Vladimir Bourmeister; Giselle (versione di Yvette Chauviré) nel ruolo di Albrecht. Partecipa a numerose tournée con il Teatro alla Scala, interpretando il ruolo di Romeo in Romeo e Giulietta al Teatro Bolshoi di Mosca, al Cirque Royal di Bruxelles e nei maggiori teatri italiani. Danza nel Sogno di una notte di mezza estate di George Balanchine, nei ruoli di Oberon e del Cavaliere di Titania al Teatro Mariinskj di San Pietroburgo, a Baden-Baden, in Turchia, al Teatro Erode Attico di Atene, a San Paolo e a Rio de Janeiro, Hong Kong, Tianijn, Pechino e Shanghai. Viene invitato a danzare in diversi Gala internazionali a Londra, Miami, Caracas e al Gala Nureyev in tournée accanto a Maximiliano Guerra, al Gala a Mosca in onore dei cento anni di Igor Moissev, al Gala Les Etoiles de la Danse a Bruxelles e nel 2006 ottiene il premio Leonide Massine a Positano. Nel 2017 riceve il Premio Milano Produttiva dalla Camera di Commercio di Milano per i suoi 21 anni di ininterrotta attività presso la Fondazione del Teatro alla Scala. Il Teatro alla Scala ha prodotto DVD dei balletti in cui Alessandro Grillo è tra i protagonisti: La Bella Addormentata, Romeo e Giulietta, Il lago dei cigni, Excelsior, Gala des Etoiles. Dal 2022 è docente al corso di perfezionamento presso l’Accademia del Teatro alla Scala. Attualmente è Direttore artistico e Responsabile didattico del percorso di formazione FED (Formazione-Eventi-Danza Accademica).
Carissimi Marta e Alessandro, dopo tanti anni di palcoscenico, oggi siete degli stimati docenti. Parlatemi a tutto campo del vostro percorso di formazione FED?
Il FED nasce dalla nostra esperienza di primi ballerini del Teatro alla Scala, protagonisti delle creazioni dei più grandi coreografi internazionali. Un’eredità artistica che oggi si trasforma in formazione, cura e passione per le nuove generazioni. Il FED è un percorso di formazione dedicato alle scuole di danza che desiderano offrire ai propri allievi un percorso accademico strutturato, coerente e riconoscibile, fondato sull’eccellenza della grande tradizione classica, direttamente nelle loro scuole! Il corpo docente è composto da primi ballerini, ballerini del Teatro alla Scala, e docenti della Scuola di ballo dell’Accademia del Teatro alla Scala: artisti che portano nella didattica un sapere autentico, maturato sul palcoscenico e nella creazione coreografica ai massimi livelli.
La Scuola di Ballo dell’Accademia del Teatro alla Scala diretta da Frédéric Olivieri come si sposa con il vostro progetto?
Con la Scuola di Ballo dell’Accademia del Teatro alla Scala abbiamo una bellissima collaborazione, in quanto oltre ad avere un sostegno diretto dai docenti dell’Accademia, abbiamo anche la possibilità di svolgere un corso di aggiornamento insegnanti esclusivo FED direttamente nella splendida sede della Scuola di Ballo in via Campo Lodigiano a Milano. Inoltre, noi del direttivo FED siamo docenti al corso di perfezionamento in danza classica e contemporanea all’Accademia ideato dal grande direttore Frédéric Olivieri.
Come accompagnate nella crescita gli allievi e i maestri? Quali sono i principi-base?
Il nostro obiettivo è offrire una formazione di danza classica accademica che vada oltre la tecnica, accompagnando ciascun allievo nella crescita artistica, umana ed emotiva, nel pieno rispetto del corpo, della persona e dei tempi di maturazione individuali. Puntiamo a trasmettere valori, eccellenza didattica e artistica, esperienza scenica reale, passione, dedizione e responsabilità educativa, con spontaneità, affetto e cura. Perché la danza è disciplina, ma anche relazione e amore per l’arte condiviso con i propri insegnanti.
La metodologia applicata è quella Vaganova, giusto?
Sì, seguiamo il metodo Vaganova e abbiamo il nostro programma didattico FED, dettagliato e specifico per ogni livello che accompagna le scuole nello studio della danza accademica.
Per numerose scuole di danza private siete diventati un punto di riferimento per elevare la qualità degli studi della disciplina? Come è nato questo progetto e quale riscontro avete avuto negli anni?
Il nostro progetto nasce dalla passione per la danza, che ci ha accompagnati quando eravamo primi ballerini, e si è poi trasformato in amore per l’insegnamento. Accompagniamo le scuole nello studio della danza con l’obiettivo di elevare la qualità della formazione. Da quando è stato avviato, nel 2022, il progetto ha ricevuto un’accoglienza molto positiva da parte delle scuole ora affiliate, che dimostrano grande entusiasmo e voglia di crescere insieme a noi.
Oltre alle lezioni e agli esami cosa proponete in aggiunta?
Oltre agli incontri e agli esami, proponiamo il corso di aggiornamento per insegnanti direttamente presso la Scuola di Ballo dell’Accademia del Teatro alla Scala. Una rassegna in cui tutti gli allievi possono esibirsi sul palcoscenico, unicamente per la gioia e la passione di ballare! Non meno importante è il workshop di trucco e parrucco, tenuto da una straordinaria docente del Teatro alla Scala, nonché truccatrice e parrucchiera nei camerini degli artisti per tutti gli spettacoli di Opera e Balletto della stagione teatrale. Questo laboratorio è particolarmente apprezzato anche dalle mamme, che possono partecipare insieme alle proprie figlie, imparando così i trucchi del mestiere!
In questo percorso chi sono i vostri collaboratori?
I nostri collaboratori, che amiamo chiamare “Amici Maestri”, non sono solo eccellenti docenti di danza accademica, ma anche amici di lunga data, persone che conosciamo da molti anni. Tra loro, annoveriamo la già Prima Ballerina del Teatro alla Scala, Gilda Gelati; gli straordinari docenti dell’Accademia del Teatro alla Scala: Elisa Scala, Walter Madau e Giulia Rossitto; il già Primo Ballerino dell’Opéra di Parigi e diplomato alla Scuola di Ballo del Teatro alla Scala, Alessio Carbone, insieme a sua sorella Beatrice Carbone, già solista; e la già Ballerina del Teatro alla Scala e docente di OnDance, Brigida Bossoni. Ultima, ma non certo per importanza, una delle colonne portanti della Scuola di Ballo del Teatro alla Scala — nonché primissima insegnante di Marta, fin dal suo primo corso — la dolcissima e preparatissima Maestra Eliane Arditi.
Attualmente siete anche docenti del Corso di perfezionamento presso la Scuola di Ballo dell’Accademia della Scala. Quali sono le maggiori soddisfazioni nel ruolo di Maestri?
Le maggiori soddisfazioni nel ruolo di maestri consistono senz’altro nel vedere gli allievi crescere giorno dopo giorno, passo dopo passo. È gratificante riuscire a far migliorare anche chi ha meno doti naturali. Trovare talenti da portare in un’accademia di prestigio e seguirne la crescita è un’altra fonte di grande soddisfazione.
Aver scelto di fare danza da piccoli in cosa vi è servita come insegnamento di vita?
Siamo sicuramente entrambi d’accordo sul fatto che l’arte della danza sia una vera e propria disciplina di vita. Ci ha insegnato il rigore, la costanza, il valore del lavoro quotidiano, il non arrendersi mai e il cercare sempre di dare il massimo. Ci ha mostrato che i risultati arrivano solo attraverso impegno costante, dedizione e pazienza. È un insegnamento che accompagna per tutta la vita, qualunque sia il percorso professionale scelto, così come accade in ogni disciplina sportiva. Sono valori a cui teniamo profondamente e che cerchiamo di trasmettere anche ai nostri figli: il rispetto delle regole, la perseveranza, il sacrificio e la capacità di attendere i tempi giusti. In una società che corre velocemente e spesso pretende tutto e subito, la danza ci ha insegnato che nulla arriva facilmente o immediatamente. Tutto si costruisce con disciplina, allenamento costante e attento, credendoci profondamente e rispettando i tempi necessari alla crescita.
Qual è la magia che si respira nel far parte della Scala di Milano?
La magia che si respira nella nostra meravigliosa “seconda casa” quale il Teatro alla Scala (Marta dai dieci anni e Alessandro dai quattordici) è unica ed indescrivibile. Praticamente siamo cresciuti in quel teatro, abbiamo trascorso Tutto, siamo entrati bambini, siamo passati dall’adolescenza, siamo diventati uomini e donne, abbiamo faticato, abbiamo riso, abbiamo viaggiato, abbiamo imparato, abbiamo creato vere amicizie, ci siamo innamorati, abbiamo creato una meravigliosa famiglia, abbiamo visto passare da Carla Fracci a Nureyev e Baryšnikov insomma nomi clamorosi della danza classica e non solo, sarebbe un elenco troppo lungo, tutti che ballavano sotto i nostri occhi, una magia unica e per noi un bagaglio pieno di “meravigliosa” vita! Che dire di più …Grazie Teatro alla Scala.
Dopo tanti anni di onorata carriera qual è il balletto che sentite più vicino al vostro carattere per temperamento e personalità?
Marta: “Il ruolo che ho sempre amato, sin dalla mia prima volta — avevo diciannove anni e lo danzai con Roberto Bolle — è stato Giulietta. Prediligevo i ruoli romantici con finali tragici (“solo” sul palcoscenico, ovviamente): sono sempre stata romantica e passionale, ma con la mia crescita personale ho scoperto anche una donna forte e indipendente, e per questo ho amato interpretare ruoli più di carattere, come Odile”. Alessandro: “Mi affascinava la figura del principe: elegante, romantico e tecnicamente complesso. Nei balletti come Lo Schiaccianoci e Il Lago dei Cigni, due pilastri del repertorio classico, ho avuto la fortuna di danzare diverse versioni, ma quelle a cui sono più legato restano sicuramente le coreografie di Nureyev”.
Cosa rende speciale il pubblico milanese e in particolare quello della Scala?
Marta: Basta dire che sono una milanese DOC da generazioni ed il pubblico del Teatro alla Scala era il “mio” pubblico! Anche per Alessandro essendo cresciuto a Milano sin da piccolo, la Scala è sempre stata una seconda casa e il pubblico milanese è sempre stato speciale anche per lui!
Qual è il momento di maggior tenerezza che vi lega ai vostri inizi verso un futuro così ricco di soddisfazioni?
Domanda complessa: sono molti i momenti di tenerezza che si potrebbero ricordare, ma forse il più significativo è legato alla famiglia, ai nostri genitori, che sono sempre stati vicini a noi, sostenendo le nostre passioni e vegliando affinché la nostra crescita fosse equilibrata, pur mantenendo determinazione e volontà. Ora che siamo anche noi genitori, comprendiamo appieno quanto sia difficile accompagnare un figlio nella sua crescita serena e nelle proprie scelte di vita.
Quanto è cambiata, in termini evolutivi e fisici, la disciplina coreutica dai vostri inizi ad oggi?
Riteniamo che la danza oggi, sia dal punto di vista evolutivo sia da quello fisico, sia cambiata profondamente. Tutto corre più veloce e occorre stare al passo: per esempio, già nella Scuola di Ballo della Scala si realizzano molti più spettacoli, e la sicurezza sul palcoscenico si acquisisce quindi fin dalla tenera età, a differenza dei nostri tempi, quando lo spettacolo della Scuola di Ballo era soltanto uno all’anno. Forse tutta questa velocità porta con sé molti aspetti positivi, ma rischia anche di far perdere quei dettagli che riteniamo fondamentali e che continuiamo a trasmettere ai nostri allievi ancora oggi.
La passione per la danza è sempre la stessa o nel tempo cambia?
La passione per la danza è rimasta immutata, ma si è trasformata: dal palcoscenico alla sala. Dall’essere primi ballerini, esprimersi attraverso il proprio corpo, i gesti e lo sguardo, e ricevere applausi in tutto il mondo, al desiderio di trasmettere quell’esperienza agli altri. Oggi la nostra passione è dedicata a far crescere nuove generazioni, mettendo la nostra esperienza al loro servizio, senza pensare più a noi stessi, ma al futuro della danza.
Quali sono le più belle esperienze che conservate nel mondo della danza contemporanea?
Abbiamo avuto la fortuna di lavorare con i più grandi coreografi contemporanei, i balletti che sono rimasti nel nostro cuore sono di William Forsythe, Jiří Kylián, Glenn Tetley, Alvin Ailey e il giovane Wayne McGregor.
La danza non è solo un fatto tecnico ma è molto di più? Cervello, sentimento, pensiero, intelligenza, interiorizzazione e cosa altro?
Sì Michele, esattamente: la danza non è solo tecnica. La tecnica è uno strumento, non il fine; la danza è un’esperienza complessa che coinvolge molti livelli dell’essere umano. Il cervello, ad esempio, coordina la motricità, pianifica i movimenti, gestisce la memoria, le sequenze, il ritmo e lo spazio, dialogando continuamente con il corpo. La danza è complessa anche perché coinvolge sentimenti ed emozioni: il movimento nasce spesso da uno stato emotivo — gioia, desiderio, empatia con la musica, con gli altri danzatori, con il proprio partner. In questo modo, la danza diventa un linguaggio emotivo e non verbale. Coinvolge anche il pensiero: l’intelligenza intuitiva, l’intelligenza del corpo in movimento. Uno degli aspetti più profondi è l’autenticità: un danzatore presente riempie lo spazio anche nel silenzio o nell’immobilità, persino restando fermo sul posto. Nel nostro corpo vivono storie personali, cultura ed esperienze vissute, perché ciascuno di noi racconta una storia diversa. E poi c’è qualcosa di più, che ci rende veri attori e ci trasporta in un altro mondo: quel momento in cui non sei più tu a danzare, ma il tuo personaggio che racconta una storia. È tutto così magnifico e speciale… da provare!
Prima di entrare in scena avevate dei riti scaramantici?
Marta: “Sì, prima di entrare in scena avevo un rito scaramantico che più di un rito era un pensiero che rivolgevo sempre ai miei nonni che mi hanno sempre guardato da lassù”. Alessandro: “Io invece non sono particolarmente scaramantico, però ero molto metodico, prima di gli spettacoli intendevo ripetere sempre le sensazioni prima di entrare in scena”.
Da colleghi quali sono i balletti danzati insieme che ricordate in particolare?
Marta: “Ricordo benissimo un lago dei cigni, balletto diviso in quattro atti, complesso ma davvero fantastico averlo ballato assieme. Un gala a Miami dove danzavano il passo a due di Romeo e Giulietta e quell’intenso bacio che conclude quel meraviglioso passo due di Kenneth MacMillan. Però non posso non menzionare Il figliol prodigo di Balanchine nel 2001, da dove è scattata la nostra scintilla più bella. L’amore”. Alessandro: Come dimenticare il Il fiigliol prodigo di Balanchine uno dei primi balletti fidanzati assieme, molto passionale e fisico. Anche per me il Lago dei cigni, balletto indimenticabile e aggiungerei Daphnis et Chloé dove ci siamo molto divertiti con l’interpretazione.
Secondo voi il talento cos’è e come si riconosce?
Secondo noi, il talento di un ballerino non si riconosce solo dalla tecnica: la tecnica si impara, il talento la precede e la trascende. Si nota, per esempio, dalla sua presenza: un ballerino si distingue anche da fermo, grazie a un atteggiamento e a una qualità di attenzione particolari. C’è poi l’intelligenza del corpo: comprende rapidamente il movimento, lo adatta al proprio fisico e lo trasforma autonomamente. Uno dei segnali più evidenti del talento è la necessità di danzare: un vero ballerino danza anche quando non deve, cerca il movimento e mostra un’ambizione diversa. Importante è anche la qualità del movimento, non la quantità: pochi passi ben eseguiti, con gesti significativi, valgono più di cento passi falsi. Il talento si riconosce anche nella capacità di trasformarsi: chi possiede talento cambia, cresce, si lascia attraversare dalle emozioni e dalle esperienze, senza irrigidirsi nello stesso movimento. E non meno importante è la fusione con la musica, con lo spazio e con gli altri: ha talento chi sa muoversi con sicurezza sia da solo sia insieme sul palcoscenico. Insomma, quando un ballerino davvero danza, qualcosa accade. E ricordiamolo: talento non significa virtuosismo!
Da un po’ di tempo si assiste, nella danza, ad una rilettura in chiave contemporanea di molti classici, qual è il vostro pensiero su queste operazioni?
Anche nelle rivisitazioni dei classici c’è sempre un motivo e c’è sempre qualcosa da apprezzare, ma vogliamo essere onesti: i classici restano i nostri balletti preferiti, quelli che riusciamo a comprendere meglio, studiati nei minimi dettagli, dalla mimica (a volte volutamente esagerata) ai costumi, fino alle scenografie, che ti riportano esattamente nei tempi giusti.
Che cosa vi fanno venire in mente le parole ‘rigore, disciplina, essenzialità’?
Rigore, disciplina, essenzialità: la danza classica.
Per molti danzatori la danza è sacrificio e per molti altri è solo passione… per voi in termini di rinunce cosa ha rappresentato?
Se riavvolgiamo la nostra “cassetta”, ci accorgiamo che la passione che ci ha sempre guidati ha avuto la meglio sui numerosi sacrifici, forse pienamente compresi solo oggi. Per esempio, non sappiamo sciare: è sempre stato considerato uno sport pericoloso e lo abbiamo evitato per prevenire possibili infortuni. La danza era talmente bella, e noi così immersi nel suo mondo, che tutto appariva naturale. All’inizio, per me — Alessandro — non è stato semplice vivere da solo a Milano fin dall’età di quattordici anni, in una metropoli ricca di distrazioni; ma la passione per la danza era così profonda che trascorrevo le giornate tra la Scuola di Ballo e il teatro, dalla mattina alla sera, senza nulla che distogliesse il mio desiderio di danzare e di diventare come i grandi artisti che ho avuto l’onore di conoscere. Con il senno di poi, mi rendo conto di essere diventato un uomo molto presto e profondamente indipendente, proprio grazie a questa adolescenza fuori dal comune.
Dopo tanti anni di palcoscenico, oggi cosa vi emoziona in particolare nella vostra attuale professione?
Oggi sicuramente ci emozionano gli sguardi e il rapporto che abbiamo instaurato con tutti i nostri allievi e le varie direttrici e insegnanti con cui lavoriamo. Vedere la loro felicità nel crescere, nel migliorarsi e nel credere in noi è una soddisfazione “unica”.
Ai moltissimi giovani che desiderano intraprendere la professione del danzatore, qual è il vostro primo e spassionato consiglio?
Il nostro primo consiglio da dare ai giovani professionisti che andranno a fare della loro passione, la loro vita e il loro lavoro è quella di ascoltare, ascoltare, ascoltare e guardare attentamente tutto ciò che gli verrà insegnato per avere un bagaglio sempre più ricco!
Per un artista, alla fine di una rappresentazione quando gli applausi si stemperano, il sipario si chiude e le luci si abbassano qual è la sensazione che pervade l’animo: tristezza o gioia?
Quando uno spettacolo termina, gli applausi si attenuano e il sipario si chiude, il ballerino continua a restare, ancora per un po’ — anzi, per un bel po’ — l’artista e il personaggio che ha appena interpretato. Quella trasformazione avvenuta sul palcoscenico rimane dentro, lasciando una sensazione profondamente piacevole, pur nella consapevolezza di essere, in realtà, un’altra persona. Resta soltanto la gioia: almeno così l’abbiamo sempre vissuta noi.
Avete nostalgia del palcoscenico, o giustamente ogni periodo della vita ha la sua stagione?
Assolutamente sì, ogni periodo della vita ha la propria stagione, siamo super soddisfatti e felici della nostra carriera. Ora ci sentiamo di dare tutta la nostra esperienza e il nostro bagaglio agli altri e non pensare più solo a noi stessi! Non è così per tutti, ognuno reagisce a seconda del suo carattere e della vita che si è creato.
Quali sono stati gli incontri che non dimenticherete mai durante la vostra carriera artistica?
Il primo pensiero va senza dubbio alla straordinaria direttrice Elisabetta Terabust, che ha creduto profondamente in noi giovani, prendendoci per mano e accompagnandoci nella crescita, dai primissimi anni nel Corpo di Ballo fino a diventare i ballerini che siamo stati. L’elenco delle persone da ringraziare sarebbe infinito; tuttavia, un ringraziamento particolare va ancora oggi al nostro direttore, ormai da sempre, Frédéric Olivieri, che con grande professionalità e lungimiranza ha continuato a credere in noi, offrendoci l’opportunità di girare il mondo con produzioni splendide e indimenticabili e, oggi, di trasmettere la nostra esperienza come docenti in Accademia ai ragazzi più grandi del corso di perfezionamento.
Da giovani avete avuto dei miti della danza ai quali vi siete ispirati?
Marta: “Sicuramente Carla Fracci è stata la più grande ballerina di tutti i tempi, ma io ho vissuto tantissimo anche la grande étoile Alessandra Ferri, interpretavo sempre i suoi stessi ruoli e in sala ballo la guardavo con tantissima attenzione a tutte le sue prove, ho imparato moltissimo da lei… Grazie Alessandra!” Alessandro: “Per me Nureyev e Baryšnikov sono stati i miei idoli sin da bambino, quando a sei anni frequentavo una Scuola di Ballo a Torino e poi ho avuto la fortuna di ballare assieme alle più grandi stelle della mia generazione, come non poter citare il grande Julio Bocca i cui umili insegnamenti mi hanno fatto crescere molto… Grazie Julio!”.
A vostro avviso chi è stato in passato, colui o colei che ha segnato definitivamente la storia della danza mondiale portando quest’arte ad essere così amata e nobile?
I nomi principali sono sicuramente Carla Fracci, Rudolf Nureyev ma anche Mikhail Baryšnikov pur essendo più giovane! Altre generazioni come Julio Bocca e Alessandra Ferri hanno fatto la storia! Da ogni artista del passato c’è sempre stato un qualcosa di eccellente da assaporare e soprattutto da non dimenticare.
C’è ancora un sogno nel cassetto da realizzare?
Di sogni nel cassetto ce ne sono costantemente, si cresce solo avendo altri obiettivi da raggiungere! Ma per scaramanzia, non si dicono!
Qual è l’incanto (visto dal dietro le quinte) che la danza da sempre trasmette e affascina il pubblico?
Questa domanda è davvero profonda e impegnativa. L’incanto della danza, visto da dietro le quinte, consiste nel mostrare al pubblico come il ballerino sappia trasformare la fatica in bellezza condivisa. I danzatori hanno la capacità di regalare una serata piacevole, distogliendo il pubblico dai pensieri pesanti di una giornata faticosa e rendendo tutto magico. Siamo dei terapisti? No: siamo artisti.
In conclusione, la danza e l’arte in generale, che messaggio dovrebbe trasmettere ai giovani come monito alla bellezza e alla cultura?
Potremmo dire che la danza e l’arte trasmettono valori che, oggi, spesso vanno in controtendenza rispetto a molti messaggi veicolati dai social network. La danza non è apparenza, così come la cultura non è un semplice ornamento. Il ballerino non è chiamato a imitare, ma a calarsi pienamente nel ruolo di un vero artista, nella sua unicità. L’arte insegna che la bellezza richiede tempo e nasce dall’ascolto; la danza insegna ad abitare il proprio corpo, non a giudicarlo soltanto dal punto di vista estetico, e ricorda che ciò che ha davvero valore si conquista lentamente. L’arte educa lo sguardo. Non accontentiamoci di una vita superficiale: coltiviamo la bellezza e utilizziamo la cultura per arricchirci in questo mondo meraviglioso e in questa vita tanto bella quanto complessa.
Michele Olivieri
Foto di Dennis Cursio
www.giornaledelladanza.com
© Riproduzione riservata
Giornale della Danza La prima testata giornalistica online in Italia di settore