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La Coryphée Emma Mardegan “allo specchio”

Il balletto classico preferito?
Il Lago dei cigni che trovo sia il balletto classico per eccellenza ma adoro anche Giselle e Manon per la loro drammaticità.

Il balletto contemporaneo prediletto?
Bella Figura di Jiří Kylián e The Four Seasons di David Dawson anche se è più neo classico.

Il Teatro del cuore?
Il mio, dove ballo da già 7 anni, il Dutch National Ballet.

Un romanzo da trasformare in balletto?
Orgoglio e Pregiudizio, un grande tributo all’amore a lieto fine.

Mentre un film da cui ricavare uno spettacolo di balletto?
The Shape of Water, un amore impossibile e complesso.

Il costume di scena indossato che hai preferito?
Ne ho diversi, ho adorato i costumi di Diamonds in Jewels e i tutú di Henriette della nuova produzione di Raymonda di Rachel Beaujean.

Quale colore associ alla danza?
Non credo di riuscire ad associare solo un colore alla danza dato che i sentimenti e le emozioni che sa trasmettere vanno oltre lo spettro dei colori.

Che profumo ha la danza?
La danza per me ha il profumo del backstage: sudore, pece e sipario di velluto.

La musica più bella scritta per balletto?
Penso Il lago dei cigni di Tchaikovsky: varia dalla musica drammatica e lirica di Odette alla musica imponente e seducente di Odile.

Il film di danza irrinunciabile?
Dancers con Mikhail Baryshnikov, Julie Kent e Alessandra Ferri.

Due miti della danza del passato, uomo e donna?
Mikhail Baryshnikov e Natalia Makarova anche se ci sono veramente tanti ballerini del passato che ammiro e traggo ispirazione a seconda del ruolo.

Il tuo “passo di danza” preferito?
Il grand jeté e il renversé.

Chi ti sarebbe piaciuto essere nella vita tra i personaggi del grande repertorio di balletto classico?
Penso di non voler essere nessuno tra i ruoli del repertorio classico. Ma piuttosto mi vedo più vicina all’ideale di donna di Hans Van Manen, forte e decisa.

Chi è stato il genio per eccellenza nell’arte coreografica?
Credo che il mio preferito sia George Balanchine, soprattutto per la grande musicalità di tutti i suoi pezzi.

Tornando indietro, se incontrassi Tersicore, cosa le diresti?
La ringrazierei per aver portato al mondo la sua arte e le chiederei di continuare ad ispirarmi durante la mia carriera.

Tre parole per descrivere la disciplina della danza?
Resilienza, passione e determinazione.

Come ti vedi oggi “allo specchio”?
Oggi, guardandomi allo specchio, vedo la ballerina che ho sempre sognato di diventare fin da bambina: ambiziosa, curiosa e determinata. Mi sento orgogliosa e profondamente grata di far parte di una delle compagnie che ho sempre ammirato, di poter interpretare le creazioni dei più grandi coreografi del mondo e di arricchire, stagione dopo stagione, il mio repertorio con nuovi ruoli che mi permettono di crescere e maturare sia come artista sia come persona. Per me, crescere significa soprattutto riuscire a trasmettere al pubblico le emozioni profonde che provo ogni volta che mi immergo in un balletto diverso, dando vita a personaggi, storie e sentimenti attraverso la danza.

Michele Olivieri

Foto di Altin Kaftira

www.giornaledelladanza.com

© Riproduzione riservata

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