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Intervista a Frédéric Olivieri, Direttore della Scuola di Ballo della Scala

Frédéric Olivieri, nato a Nizza, dopo il diploma al Conservatorio, nel 1977 vince il Primo Premio del “Prix de Lausanne”, entrando così di diritto alla Scuola di Ballo dell’Opéra di Parigi. Quindi milita nel Corpo di Ballo dell’Opéra di Parigi sotto la direzione di Violette Verdy, Rosella Highthower e Rudolf Nureyev. All’Opéra di Parigi, come ballerino Solista dal 1981, danza i ruoli più importanti del repertorio classico e lavora con numerosi coreografi ospiti come Maurice Béjart, John Neumeier, Kenneth MacMillan, Alwin Nikolais, Alvin Ailey, Paul Taylor, Glen Tetley, Roland Petit. Nel 1985 si unisce come Primo Ballerino alla neonata compagnia dei “Ballets de Monte Carlo” sotto la direzione di Pierre Lacotte e Ghislaine Thesmar, diventandone presto Étoile e, sino al 1993, interpreta i maggiori ruoli del repertorio classico ed è protagonista di creazioni pensate espressamente per lui da coreografi quali Uwe Scholz, Jean Christophe Maillot, John Neumeier, Roland Petit. Nel 1993 diviene Principal dell’Hamburg Ballet Company, diretto da John Neumeier, con il quale termina la sua brillante carriera di danzatore. Fra il 1996 e il 2000 è al “Maggio Musicale Fiorentino”, prima come Maître de Ballet della compagnia “MaggioDanza” e dal 2000 come Direttore Artistico, assumendo nel 1998 anche l’incarico di Maître de Ballet e consulente artistico per il Balletto dell’Opera di Zurigo diretto da Heinz Spoerli. Sempre nel 2000 è Maître de Ballet principale del Corpo di Ballo del Teatro alla Scala di cui nel 2002 diviene Direttore Artistico, ricoprendo questo ruolo fino al 2007 e, nuovamente, fra il 2017 e il 2020. Nel corso del suo mandato amplia e rinnova il repertorio della compagnia scaligera con nuove produzioni di grandi balletti nonché nuove creazioni di artisti di indiscussa caratura. Bastino i nomi di Vladimir Bourmeister, John Neumeier, George Balanchine, Jerome Robbins, Jiří Kylián, Frederick Ashton, Angelin Preljocaj, Christopher Wheeldon, Mauro Bigonzetti, Fabrizio Monteverde, Jacopo Godani, Maurice Béjart e Roland Petit. Dal 2003 è Direttore del Dipartimento Danza dell’Accademia Teatro alla Scala e dal 2006, in qualità di Direttore della storica Scuola di Ballo scaligera, ha dato l’opportunità ai suoi allievi di frequentare masterclass con danzatori e coreografi di fama internazionale, arricchendo il repertorio con importanti titoli di August Bournonville, George Balanchine, Mats Ek, Maurice Béjart, William Forsythe, Jiří Kylián, José Limón, Roland Petit, Angelin Preljocaj. Per la Scuola ha firmato anche le coreografie di nuove edizioni di celebri balletti, come “Lo Schiaccianoci” su musiche di Čajkovskij, “Cenerentola”, su musiche di Prokof’ev e “La fille mal gardée” sulla partitura di Peter Ludwig Hertel. Fra i riconoscimenti ricevuti si ricordano il “Premio Leonide Massine” (1986), il titolo di “Cavaliere dell’Ordine per Meriti Culturali” conferitogli dal Principe Ranieri di Monaco (1992) e quello di “Cavaliere delle Arti e delle Lettere” assegnatogli dal Ministro della Cultura Francese (2005).

 

Gentile Direttore, il 17 aprile gli allievi della Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala hanno calcato il palcoscenico nel terzo “Gala des Écoles de danse” al Palais Garnier di Parigi con altre sette scuole di danza provenienti da tutto il mondo. Che esperienza è stata e come ha risposto il pubblico?

Entusiasmante, un bel successo per i nostri ragazzi e per tutti gli altri interpreti alle porte del mondo professionale. È stata una esperienza di incontro, di scambio, di amicizia e soprattutto di piena comprensione al linguaggio universale della danza, che pur con i differenti metodi da scuola a scuola, accomuna ognuno nella passione, nell’amore e nella bellezza dell’arte. Tutto ciò in questi giovani ragazzi traspare, e nello spettacolo delle scuole presenti è stato rilevante il senso profondo di ritrovo. In più Élisabeth Platel ha organizzato a margine del Gala un meeting di discussione. Abbiamo partecipato anche noi Direttori delle Accademie parlando di tradizione, di innovazione, delle nuove metodologie e del futuro. Anche i ragazzi hanno fatto la loro parte con uno scambio di idee. Alla fine di una lunga giornata di confronto ci siamo ritrovati tutti insieme e abbiamo ascoltato i loro pensieri sull’avvenire della danza ed è stato molto interessante. Ringrazio la direttrice della Scuola di Ballo dell’Opéra di Parigi per aver organizzato questa terza edizione con una eccellente settimana legata alla formazione coreutica, proponendo una prestigiosa serata di gala, dove gli allievi ad un passo dalla vita professionale, hanno offerto il loro meglio.

 

La Fondazione Accademia Teatro alla Scala ha condiviso la scena con gli studenti della Scuola Nazionale di Danza dell’Opéra di Parigi insieme a quelli della Scuola Nazionale di Balletto del Canada, Accademia Nazionale di Balletto Olandese, Scuola dell’Hamburg Ballet John Neumeier, San Francisco Ballet School, Royal Ballet School e Royal Dutch Ballet School. Le migliori scuole del mondo riunite in un’unica serata. Cosa avete proposto a livello coreografico per il Gala?

Ho deciso di portare una prima per il palcoscenico dell’Opéra di Parigi, il balletto “Winter” di Demis Volpi, attuale direttore artistico del “Ballett am Rhein Düsseldorf/Duisburg” e prossimo direttore artistico dell’“Hamburg Ballet” dopo John Neumeier. È un pezzo sulle note dell’Inverno” di Antonio Vivaldi, un pas de deux che condensa l’estetica neoclassica odierna, creato nel 2016 per celebrare il ventesimo anniversario di Reid Anderson come direttore artistico del “Balletto di Stoccarda”. La mia scelta è stata dettata anche dalla straordinaria musica del compositore italiano, ben sapendo che sarebbe stata eseguita dal vivo con l’Orchestra dei Laureati del Conservatorio sotto la direzione di Yannis Pouspourikas. La coppia di allievi della Scuola di Ballo della Scala era formata da Bruno Garibaldi e Chiara Ferraiolo che si diplomeranno quest’anno. È stato un momento poetico e brillante, accolto benissimo dal pubblico e da tutti i ragazzi presenti, in quanto è venuto fuori il senso dello stile, la precisione, la musicalità, e il carisma dei due nostri solisti.

 

L’invito è giunto ben appunto da Élisabeth Platel, direttrice della Scuola di danza dell’Opéra, per mostrare la professionalità dei giovani ballerini ancora in formazione. Gli studenti della Scala hanno così scoperto un nuovo palcoscenico molto prestigioso. Infatti una delle peculiarità della tua Direzione è sempre stata quella di permettere agli allievi di danzare fin da giovani in luoghi importanti su coreografie di grandi maestri?

Questo è vero, devo dire che la mia esperienza di direzione di corpo di ballo iniziata a Firenze, proseguita poi al Teatro alla Scala per due volte, mi ha permesso di comprendere che attualmente la necessità dei direttori di compagnia è quella di avere dei ragazzi già preparati, non solo sulla tecnica classica o sulle tecniche di base contemporanee, ma sui differenti stili coreografici che oggi si trovano in repertorio alle maggiori compagnie internazionali. Noi abbiamo consolidato, oltre alla nostra tradizione dei balletti classici, la presenza in repertorio di grandi maestri come George Balanchine di cui quest’anno abbiamo portato in scena con la Scuola “Allegro Brillante”. È venuta a rimontarlo Patricia Neary che è rimasta a Milano un mese e ha fatto come sempre un lavoro straordinario. Abbiamo avuto anche la fortuna di avere in passato William Forsythe, Mats Ek, Angelin Preljocaj, Jiří Kylián e varie creazioni appositamente nate per la nostra scuola, e questo è un valore aggiunto, oltre ad interpretare le più note coreografie dei maestri di ieri come Petipa, Bournonville, Béjart, Dolin, Limón, Petit. I ragazzi così sono preparati, sanno comportarsi in ogni situazione, sanno affrontare una tournée, sanno come reagire ad una nuova ideazione, sanno riconoscere i vari stili e tutto ciò è essenziale.

 

L’idea del Gala è stata quella di mostrare lo stile nazionale di appartenenza, permettendo così agli allievi e al Direttore di essere per una sera gli ambasciatori del proprio Paese, nel far scoprire al pubblico metodologie e maestri di altre realtà coreutiche internazionali. Come si è svolto questo evento oltre allo spettacolo?

In questo invito, come dicevo prima, l’incontro di discussione fra direttori, maître de ballet, insegnanti anche della scuola dell’Opéra di Parigi, ha mostrato un momento di confronto sulla tradizione della nostra Scuola scaligera, il metodo che noi portiamo avanti, l’idea di innovazione per la formazione degli allievi e le differenze a difesa della nostra tecnica. Questo “Gala des Ecoles de Danses du XXIe siècle” è stata una immensa opportunità per mostrare la diversità delle varie scuole internazionali, che mantengono il proprio stile e la propria metodologia. Ad esempio le scuole che sono legate ad un coreografo sono particolarmente preparate al suo stile, gli allievi della scuola di Amburgo che si sono esibiti con un estratto da “Yondering” di John Neumeier, si sono mossi molto bene, si è visto che hanno facilità a ballare il linguaggio di questo coreografo. Inoltre ho visto la “Royal Dutch Ballet School” di Amsterdam che si è esibita con un estratto da “Five Tangos” di Hans van Manen, mostrando il suo temperamento, le esatte posizioni delle braccia, la capacità di illustrare con competenza il taglio di questo coreografo che nei miei anni di direzione al Corpo di Ballo della Scala ho portato a Milano nella “Serata Van Manen” che ha riscosso successo, formata da tre suoi titoli rappresentativi: “Adagio – Hammerklavier”, “Kammerballett“ e “Sarcasmen“. Van Manen come Balanchine sono da annoverare tra quei coreografi-chiave nello sviluppo della danza attuale. Tornando al Gala di Parigi ho visto anche l’École du Ballet National du Canada che ha portato la coreografia “Lay Dances” di James Kudelka e questo ha confermato la bellezza e la disparità della cifra stilistica. Ciò che noi proponiamo per la Scuola è legato al repertorio della Scala. Prepariamo i ragazzi ad affrontare, a conoscere e a ballare i coreografi che rincontreranno poi in futuro nella stagione scaligera e a prepararli anche per altre realtà perché non tutti i diplomati potranno accedere al Corpo di Ballo milanese. Il nostro diploma nella disciplina classica e in quella contemporanea è basilare per trovare un lavoro e introdursi nel circuito professionale, portando così avanti la passione e l’amore che nutrono gli allievi verso la nobile arte della danza.

 

La serata (sotto l’egida delle Olimpiadi della Cultura 2024) è iniziata e si è conclusa con tutti gli allievi in scena accomunati in un unico abbraccio di Tersicore nell’incedere dal fondo della scena verso il pubblico. Che emozioni si sono portati a casa gli allievi della Scala?

Sono ritornati con gli occhi pieni di luce, carichi di emozione e testimonianza. Perché oltre all’incontro e alla serata di gala hanno fatto anche lezione con gli insegnanti della Scuola dell’Opéra di Parigi, hanno provato sull’immenso palcoscenico con l’Orchestra in buca, si sono esibiti di fronte ad un teatro strapieno di pubblico che ha riservato loro un bel successo. In più hanno terminato con il mitico defilé sulle musiche di Mendelssohn. La perfetta chiusura di queste giornate dedicate ai giovani e alle scuole di ballo. Un momento gioioso e festoso, salutato con quasi dieci minuti di applausi. Ricordo il mio primo defilé all’Opéra quando avevo quindici anni e quella emozione la provo ancora oggi, è una sensazione che vive in me e sicuramente anche i nostri allievi la conserveranno a lungo.

 

A febbraio siete andati in trasferta anche all’Opera di Dubai negli Emirati Arabi. Come è stata l’accoglienza e qual è stato il valore aggiunto per gli allievi?

Quest’anno la scuola della Scala è stata molto impegnata, abbiamo avuto numerose possibilità di fare spettacolo, siamo andati al Petruzzelli di Bari con il nostro “Schiaccianoci” che poi è tornato al Teatro Strehler di Milano per le festività natalizie, e subito dopo siamo partiti per l’Opera di Dubai dove abbiamo presentato un programma variegato con diversi estratti di balletto classico, neoclassico, contemporaneo: “Schiaccianoci” da me coreografato, “Winter” di Demis Volpi, “Largo” di Matteo Levaggi, e una suite da “Paquita” di Marius Petipa. L’accoglienza è stata bellissima, un esaltante successo di pubblico, due serate piene di gente in quel grandissimo teatro. È stato importante nella formazione dei nostri allievi per sapere che il loro futuro conterrà anche queste tournée, queste organizzazioni, questo modo di preparazione con tempistiche e modalità diverse, e anche per nutrire la sensazione di portare avanti il nome della Scuola scaligera oltre alla cultura italiana. In più nel 2024 siamo stati con gli allievi anche al Teatro Municipale di Piacenza e al Teatro La Fenice di Senigallia, e abbiamo preso parte alla terza edizione del “Gala Fracci” in Scala.

 

Ad aprile siete stati in scena con il tradizionale spettacolo istituzionale al Piccolo Teatro Strehler con tre grandi novità che si aggiungono al repertorio della Scuola?

Abbiamo giusto finito da pochi giorni il nostro spettacolo istituzionale al Teatro Strehler che riproporremo a breve alla Scala con l’Orchestra dell’Accademia diretta dal maestro Coleman. Questi ultimi due mesi sono stati davvero emozionanti e ricchi di grande lavoro. Abbiamo avuto in Scuola Patricia Neary che ha rimontato “Allegro Brillante” di Balanchine, poi Noah Gelber e Kathryn Bennetts per il passo a due di Forsythe “New Sleep” e Guido Pistoni che ha rimontato un estratto del balletto “La strada” di Mario Pistoni. In più abbiamo preparato la “Presentazione” sugli “Etudes” di Carl Czerny con i nostri 172 allievi. È stato un periodo di assoluta crescita artistica, perché oltre alle lezioni quotidiane, al pomeriggio gli studenti si sono dedicati alle prove per preparare al meglio gli spettacoli. Grazie a tutto ciò ogni singolo allievo ha mostrato un rilevante progresso, sono cresciuti sia a livello artistico che tecnico. Il fatto di presentare pezzi classici, neoclassici e contemporanei ha indicato con precisione le diversità nel linguaggio universale della danza e ha dimostrato l’ampia gamma della nostra qualità.

 

Quali sono le prospettive per il nuovo anno accademico anche in termini di novità nel panorama formativo dell’Accademia della Scala che non riguarda solo i giovani ballerini ma anche gli insegnanti?

Il Dipartimento Danza, con la storica “Scuola di Ballo” che è il fiore all’occhiello dell’Accademia che da 211 anni di tradizione e di vita forma i ballerini professionisti, offre il “Corso di perfezionamento per ballerini professionisti”, dedicato a ragazzi fra gli 11 e i 17 anni, e il “Corso di propedeutica alla danza”, per i bambini che frequentano le classi della scuola primaria, oltre a un percorso 3+2 riconosciuto dal MUR, composto dal “Corso di diploma accademico di I livello in danza classica a indirizzo tecnico-didattico” e dal “Corso di diploma accademico di II livello in didattica delle discipline coreutiche”, che mira a formare i futuri insegnanti di danza secondo il metodo scaligero. Le nostre proposte sono particolarmente votate all’innovazione e al futuro dell’insegnamento di questa splendida arte. Il Dipartimento nel 2022 si è arricchito anche di un “Corso di perfezionamento in danza classica e contemporanea”, dedicato a ballerini professionisti che desiderano seguire delle masterclass con alcuni fra i nomi più illustri del panorama internazionale. Quest’ultimo corso ha attualmente diciotto partecipanti di nazionalità diversa con presenze dal Giappone, dall’Australia e dall’Italia, e permette ai sono diplomati in tutto il mondo di non perdere le competenze acquisite, di migliorarsi e perfezionarsi con un percorso di dieci mesi sviluppato quotidianamente con lezioni di danza classica, danza contemporanea, repertorio e preparazioni per audizioni, eventi o spettacoli. È un corso articolato che si avvale di insegnanti completamente separati da quelli della Scuola di ballo. Ogni mese vengono proposti maestri-ospiti sia di classico che di contemporaneo. Ultimamente abbiamo avuto Shirley Esseboom, docente del repertorio di Jiří Kylián, l’ex direttrice artistica della “Jacqueline Kennedy Onassis School” (la scuola di danza affiliata all’American Ballet Theatre) Cynthia Harvey per il classico, Roberto Zamorano per il repertorio di Bigonzetti, e Pino Alosa che è co-direttore artistico della “Compañia Nacional de Danza” di Madrid. In questo modo i partecipanti al Corso hanno la possibilità di conoscere e di lavorare con nuove e differenti personalità tersicoree. Inoltre ogni estate vengono presentati gli “Stage” settimanali per tutte le fasce di età fra i 7 e i 23 anni.

 

Sempre più spesso i tuoi allievi vengono impiegati in opere o balletti in cartellone alla Scala. L’esperienza maturata sul campo quanto è fondamentale nella formazione coreutica?

I nostri allievi hanno questa grande possibilità di partecipare ogni anno ai Balletti in cartellone alla Scala e alle Opere. Questo aspetto è molto importante perché si tratta del loro futuro. Nella corrente stagione gli allievi hanno partecipato a “Coppélia” di Alexei Ratmansky, “La bayadère” nella rivisitazione di Rudolf Nureyev ripresa da Manuel Legris, e all’opera lirica “Guillaume Tell” di Gioachino Rossini per la regia di Chiara Muti e la coreografia di Silvia Giordano. È un valore aggiunto che la nostra Accademia e il Teatro alla Scala offre ai propri allievi.

 

In conclusione il tuo motto Frédéric per entrare nella storica Accademia che ha formato il gotha della danza mondiale è sempre lo stesso: “rigore, impegno e disciplina”, giusto?

Aggiungerei onestà e bellezza: la prima perché fa parte del nostro lavoro (è un valore essenziale) e la seconda perché la bellezza della nostra arte deve sempre trasparire sia in sala che in scena per tenere viva la magia e la luce che cattura il pubblico.

Michele Olivieri

Foto: Brescia-Amisano, Teatro alla Scala

www.giornaledelladanza.com

 

 

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