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L’addio dei Ballets Russes al palcoscenico (1929)

Il 26 luglio 1929, alla Royal Opera House di Covent Garden a Londra, i Ballets Russes tennero quella che sarebbe passata alla storia come la loro ultima rappresentazione.

Nessuno degli artisti presenti poteva immaginare che quella serata avrebbe segnato la fine della compagnia che, per vent’anni, aveva rivoluzionato il balletto e influenzato profondamente tutte le arti del Novecento.

Fondati nel 1909 da Sergej Pavlovič Djagilev, i Ballets Russes trasformarono il concetto stesso di spettacolo, dando vita a un’inedita sintesi tra danza, musica, pittura, scenografia e costume.

Attorno a Djagilev si riunirono alcuni dei più grandi protagonisti dell’arte moderna: i coreografi Michel Fokine, Vaslav Nijinsky, Léonide Massine, Bronislava Nijinska e George Balanchine; i compositori Igor Stravinskij, Claude Debussy, Maurice Ravel, Sergej Prokof’ev ed Erik Satie; gli artisti Léon Bakst, Alexandre Benois, Pablo Picasso, Henri Matisse, Georges Braque e Joan Miró, autori di scene e costumi destinati a entrare nella storia dell’arte.

L’ultima stagione londinese del 1929 fu organizzata personalmente da Djagilev nonostante le crescenti difficoltà economiche e il progressivo peggioramento delle sue condizioni di salute.

Fu una stagione di straordinaria vitalità creativa, nella quale debuttarono nuovi balletti come Le Bal, con musica di Vittorio Rieti e coreografia di George Balanchine, e Le Fils prodigue (Il figliol prodigo), su musica di Sergej Prokof’ev, considerato l’ultimo grande capolavoro creato per i Ballets Russes.

Tra i protagonisti della compagnia figuravano giovani artisti destinati a lasciare un segno nella storia della danza, come Serge Lifar e Anton Dolin.

Fino agli ultimi giorni della sua vita, Djagilev continuò a guardare al futuro. Durante quella stessa stagione londinese promosse anche il giovane compositore Igor Markevitch, appena sedicenne, confermando ancora una volta il suo straordinario intuito nello scoprire e sostenere nuovi talenti.

Poche settimane dopo l’ultima rappresentazione, il 19 agosto 1929, Djagilev morì a Venezia all’età di 57 anni, a causa delle complicanze del diabete. Con la sua scomparsa si concluse definitivamente l’avventura dei Ballets Russes: la compagnia, profondamente identificata con la personalità e la visione del suo fondatore, non sopravvisse alla sua perdita.

Eppure, la fine della compagnia non coincise con la fine della sua eredità. Dall’esperienza dei Ballets Russes nacquero nuove compagnie, nuovi linguaggi coreografici e una concezione moderna del balletto che continua ancora oggi a influenzare la danza contemporanea.

Quella del 26 luglio 1929 non fu soltanto l’ultima esibizione di una compagnia, ma l’epilogo di una delle più straordinarie avventure artistiche del XX secolo.

Michele Olivieri

www.giornaledelladanza.com

©️ Riproduzione riservata

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